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...Pepe e sale...

...Sauccccccccccccc!
4 octobre

Friendship in a bottle... somewhere.

Non fareste i critici di qualcosa, se non vi piace il pepe?

Se siete arrivati a questo blog, vi propongo un film da leggere.

 

 

DA ZERO A DIECI

(so che mi odierete. L. Ligabue.)

 

 

 

Estate 2000. Quattro amici, ben oltre i 30 (Giove, Baygon, Biccio e Libero i loro nomi), decidono di abbandonare una insipida, e deserta Correggio per un weekend nella giovane, e “luccicosa” Rimini. La vacanza è all’insegna del revival; l’intento comune è infatti quello di terminare nel migliore dei modi un fine settimana iniziato esattamente vent’anni prima, ma mai veramente concluso. Per questo motivo, nella città romagnola si rivedono anche le ragazze di allora, scaricate la prima volta senza ragione apparente, ma come i protagonisti ora più desiderose che mai di divertirsi: Lara, Betta, Carmen e Caterina, fra feste in spiaggia, corse in risciò, concerti e discoteche. Come i giovani, da giovani, tutti insieme.

La vacanza procede benissimo. Tematiche come l’omosessualità (Carmen e Betta sono lesbiche, Biccio gay nonostante sia medico), la gioventù perduta (i ragazzi, in compagnia o da soli cercano sempre di dare il massimo di sé stessi e l’ironia di alcune battute sembra davvero non scalfirli, da buoni menefreghisti) o anche semplicemente l’amore e la famiglia (a Giove, il vero protagonista, chiedono sempre se riesca a mettere al mondo un figlio, rispondendo ogni volta piccato), sono quasi sempre trattate con cura, senza eccedere, grazie anche alla simpatia goliardica di Baygon (latin lover fallito) o ai “compleanni” che organizza Libero, chiaramente il personaggio più emotivo del gruppo, volti a festeggiare ogni suo componente facendone risaltare la sua caratteristica principale (a Biccio, per esempio, toccherà svolgere una parata gay da solo, nel centro città.) Il nome del film, “Da Zero a Dieci”, ricalca invece la ricorrente passione di Giove nel fare le pagelle personali su alcuni argomenti, come la felicità della propria vita, spesso incentrati nei discorsi seri di cui è piena la pellicola.

 

Tutto a posto? In realtà arriva Domenica, gente, con il suo realismo mezzo leopardiano. In mattinata, Libero convoca nella sala del rustico hotel Ambra i suoi compagni di viaggio, che accorrono mentre nella tv accesa stanno mandando uno speciale sulla strage di Bologna: proprio il 2 Agosto di vent’anni prima, infatti, un agguato in stazione provocò la morte di 85 persone, e fra queste anche un caro amico dei quattro, Mirco. Il pretesto del weekend viene così svelato: Libero attacca sul televisore moltissime foto dell’amico ucciso, accusando il gruppo, sebbene indirettamente, di non averlo potuto “salvare”, semplicemente accompagnandolo al mare quel giorno.

La ricorrenza scuote i ragazzi per tutto l’arco della giornata; chi prova a passarci sopra con del sesso banale (Giove con Lara, fiamma antica) si scotterà comunque. Verso sera, il protagonista viene informato da Caterina che nell’autodromo di Misano si terrà una corsa clandestina, che vedrà fra i concorrenti lo stesso Libero, intento a festeggiare il suo “compleanno”. Pregustando il peggio, i due arrivano in tempo per la gara ma non riusciranno a convincere il capo dell’organizzazione a non farlo correre: quanto a lui, persona buonissima a cui la vita sembra non avere dato niente (necessita di un trapianto ai reni e si porta da quel giorno del 1980 quella cicatrice nella memoria), percorrerà alla massima velocità un paio di curve, prima di cappottarsi bruciando, assieme alla sua macchina.

 

Ma non direste che finisce male. Non finisce qui, e in fondo nella morte ci sperava, almeno un po’.

Secondo me, è da vedere.

Scusate.

 

 

 

Oggi è sabato. Domani inizio il campionato, e dalla notte bianca di Cesena è passata una settimana.

Non saprei neanche cosa scrivere, realmente… il fatto, è che siamo sempre noi.

 

Siamo noi, quelli di Milano. Quelli che pensavano che l’amicizia non fosse un optional, Quelli che non hanno dormito in una Volvo a Dicembre per causa mia, ma anche perché onestamente non eravamo nella Savana, scusate ancora.

Siamo noi, Quelli del –50 a Castenaso e poi giù al Rock Planet, per Halloween. Con Matri che segnava a Bergamo, con il petto della Lorena, quelle cazzo di piadine orribili, e sempre senza i termosifoni accesi.

Siamo noi, Quelli dei Bongos alle 3 di mattina a Maggio o i Modena C.R. allo stesso orario a settembre, Quelli delle Notti Bianche che non hanno nulla a che fare con Dostoevskij ma un minimo sì, se ti rendi conto quali sono le colonne sonore che ci portano a casa.

Un assicuratore, un chitarrista… “romantico”, e uno che ci prova. Non vorrei fare la fine di Libero, non adesso almeno, ma a me questa è una figura che piace. Perché io ho il pieno rispetto di tutti, sia chiaro. Ma andando avanti ci si rende conto, di come quelli che, della vecchia e pura amicizia non hanno ancora appreso il vero valore, vengono spazzati via dalle manette per il proprio “amore”, da una tragica devozione universitaria, o da una bottiglia di whisky.

Sotto con un po’ di drunk rock, allora.

 

 

 

Enniscorthy in a bottle that is what i need
To take me back to a place with the pastures green
A place where the waters as blue as the sky
That is where im going tonight
You can dance you can sing you can come along
To the land called ireland where you can feel at home
There one way to get there if were going tonight
Well drink more of the rare old stuff and get to feeling right

Away im going im halfway through the door
So I guess its time we drink some more
Away im going as ireland calls me name
After 1 more drink it wont be the same be the same

Enniscorthy in a bottle that is what i need
To take me back to a place where the funs guaranteed
Where you can walk into a pub and hear the fiddles play
You can sit out on the countryside and get drunk all day
The people are all friendly and they all say hello
If your ready for ireland then come on lets go
Cause theres one way to get there if were going tonight
Thats to drink more of the rare old stuff and get to feeling right

 

 

 

Non venderemo mai biglietti, così. Ci servirebbe Scarlett Johansson.

In ogni caso.

Grazie di tutto.

 

5 septembre

Silvio 1 / Tortelli 2

Chiamala estate.

 

Ricapitolando. Estate, n. f., una delle 4 stagioni dell’anno solare, che dal punto di vista prettamente meteorologico comprende i mesi di giugno, luglio e agosto nell’emisfero boreale.

Vi piace di pensare, forse, che l’Estate sia comunemente il periodo in cui la gente si distrae, va in ferie, e quindi per forza di cose DEVE andare tutto bene, perché ti aspettano (minimo) altri 10 mesi deliranti, sotto tutti i punti di vista.

Riassumendo? uno schifo. Sono andato in Scozia senza avere avuto la scintilla di divertirmi, e il risultato finale è stato quello che mi attendevo. Tutto va come deve andare? Allora godiamoci un metà Luglio al mare, con tanto pepe, ma senza sale.

Ad Agosto, ho chiuso i ponti con mezzo mondo: e la cosa non mi dispiace neanche, beninteso. Basta agli autoinviti, o alla pretesa di fare il bastone a vita senza ricevere niente in cambio. Basta alla gente che può usare solo le mani, perché non è capace di formulare una frase. Basta, a quelli che con la morosa sanno starci fin troppo bene, e che stranamente non hanno ancora imparato ad uscire di casa. Perché, se la gente esce con gli altri per stare da sola non può uscire di casa, ammesso che gli altri esistano. Scusate, allora. Buona serata.

Chiamala, se vuoi, estate. “L’estate inizia e comincia oggi, domenica 31 Agosto.”

 

La prima del campionato italiano di Ronaldinho, coincide con la mia prima trasferta ufficiale: il buon Pataca (anima Pgs) chiede rinforzi, si porta dietro sé fratello, 4 amici di Rimini, me e Andreone. Sveglia imbarazzante alle 8.15, ho la faccia tosta di non dire niente ai miei, più per la stanchezza del mattino che mi annienta che per altro (vedasi Morbus Jimmy). Lo stesso Pataca si presenta in ritardo in stazione, mentre noto una certa affinità fra i burdél e Dj Mayo, il che mi induce a pensare che a Kikko, invece di salpare per una lacerata America, converrebbe per il suo bene fare solo un centinaio di km più ad est.

Dettagli. Milano city dista due ore, una volta si sarebbe fatta in macchina e anche più volentieri. In metro decidiamo di seguire quelli con la maglia di Dinho, mentre gli zingari purtroppo fanno il loro dovere l’unica parola che mi viene in mente per la città è “oscena”. Plumbea come il nulla opaco che trasmette, vapore acqueo addensato fino e oltre lo stadio, dove alle 15 -ora locale- avrei fatto il mio ingresso nella minoranza. Non me ne vogliate, meneghini, è così.

Entriamo.

 

Sapete? Non è mica brutto, S. Silvio. Ci sono i piccioni in campo che non riescono ad uscire, l’erba è quella che è e per raggiungere la nostra postazione ci vogliono l’equivalente di una dozzina di rampe di scale senz’aria, ma non è brutto, proprio per niente. Scorgo il mitico Piovra salire le scale, tiratore quest’anno in serie D, assieme alla sua comitiva di gente urlante e scalpitante, come “quel giorno” eravamo noi. Salutiamo Chicco via Nokia, si comincia.

Per Max, il Bolo è dato a 13. Per me, a 130. Il terzino sinistro è un fantasista (ma è quello che sta con la Palmas), è la stessa squadra della promozione, tranne il negro di Piovra & Chicco a centrocampo e il fantacancro del mio attacco l’anno passato, Marco di Vaio. Pagato al Genoa 33, 20 dati a Zampagna, al loro posto presi Mascara e Martinez… da primo a quarto in classifica in 2 mesi, me ne deve una. Cross dalla destra di Zenoni, sponda di Amoroso, sinistro al fulmicotone. Non è questo, il calcio?

Dinho ha un’altra idea, anzi, ne ha troppe. Tutte sfruttate malissimo, ma a Controcampo e ai TGs importa solo la bellezza della giocata, null’altro. Dalla mezz’ora in avanti, i miei pensieri vertevano essenzialmente sul fatto che avevo fatto bene a lasciare la maglia a casa, e che Inzaghi quando vede il Bologna segna. Non mi sarei mai sognato di vincere la partita, converrete, e all’ennesimo cross del brasiliano è Ambrosini che anticipa Terzi (strano) di testa, per l’1-1 di fine primo tempo.

 

Ripresa. Col 76 entra in campo Andriy Shevchenko, tornato all’ovile dopo due stagioni al Chelsea non esaltanti: Londra meglio di Milano, ma per essere un grandissimo giocatore poteva fare anche a meno di assecondare la moglie. Questo è uno dei motivi per cui Pataca ha ragione, tendenzialmente. La folla si rianima, lo speaker del Milan non è italiano, la manovra dei rossoneri è troppo compassata, ma siamo comunque col fiato tenuto ogni volta che spingono sulla nostra trequarti. Dinho gioca da solo ma non tira quasi mai, Inzaghi non la vede e Antonioli ha un riflesso su Sheva da portiere che, forse, a ripensarci bene non è mai stato. Pronti al peggio, i riminesi vicino a noi sono già pronti ad esultare: poi su un mezzo rimpallo arriva il mitico, Ciccio Valiani, la scheggia di Pistoia. Sapete dov’è andata, S.Silvio ammutolito.

 

Faccio fatica a descrivere tutto, meglio che andiate su Youtube. Quella sera tornammo esultanti col treno delle 19.30, per uscire dallo stadio ci abbiamo messo un’ora… vedo un pelato vecchio e orribile stare dietro di noi con una da 7, ma credo che sia normale, come Pataca mi fa notare. Nonostante la vittoria il buon Andre era ancora parecchio incazzato, ma del resto chi non lo sarebbe stato al suo posto…?

Arriviamo dopo un paio d’ore, salutando i simpatici riminesi che andavano a mangiare una ventina di cotolette con patate: il giorno dopo non si parlerà di Milan 1, Bologna 2, ma dei colpi di classe di Dinho, e del ritorno alla base di Sheva. Ecco perché, alla fine, a me fa schifo il calcio.

Torno con il 33, datato ai tempi di quando andavo alla Welcome. Siccome in ogni bella giornata c’è un po’ di Amarcord, vi spiattello la mia colonna sonora, fine estate 2008.

 

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's five and I'm driving home again
It's hard to believe that it's my last time
The man on the wireless cries again
"It's over, it's over"

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's late and I'm with my love alone
We drink to forget the coming storm
We love to the sound of our favourite song
Over and over

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's time and we're in each other's arms
It's time but I don't think we really care

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

 

 

Ci sarebbe altro di cui parlare, come detto… ma la polemica scenderebbe agilmente nel litigio. Mi limito a puntualizzare una cosa, per quelli che sicuramente leggeranno.

Come sa già Fabio, e forse qualcun altro, l’anno prossimo si cambia aria, gente. Non credo che basti il rispetto, condito con dei rapporti di buon vicinato, per fare un’estate. Stufo della falsità e dell’indifferenza, che si percepisce ogni qualvolta si organizza qualcosa di collettivo, vi lascio agire come vi pare e piace, senza problemi.

Ho solo un mese di vacanza all’anno, sapete. Chi vuole mi segua, sennò, buona vita.

 

 

Ps. Nota statistica. Prima e ultima trasferta per Pataca, che chiude l’anno con il 100%. Fortuna, direte voi. No, è che ha sempre ragione.

 

 

 

19 mai

Un Weekend... particolare?

Dice il saggio Master Card, ci sono cose che non hanno prezzo. Svegliarsi alle 3.45 del mattino di un sabato, quando nello stesso momento un essere umano “medio” porta a casa, dentro casa, la morosa. Prendere un ferro a due ruote alle 5, e mollarlo dopo quasi otto ore.

In mezzo, una mattina fatta di foto, stretching, geloni alle mani, brezza contro e a favore, pavesini al caffè conditi da acqua. Clacson delle auto più impegnate, benedizioni dei contadini, dei vecchi e dei contadini vecchi, con qualche sterco di cavallo che, di tanto in tanto, volava per terra senza motivo. E tiri e sputi, e corri, e imprechi, sputando di nuovo dopo 70 km, e sempre lì, e al tuo fianco, l’autostrada. Come a prenderti per il culo, visto che dopo Castel Guelfo, Cotignola e Russi c’è il sole di mezzogiorno, la vecchiaccia infame che ti dice “ancora 30”, sangue, Gatorade e principi di crampi. Rispondere il falso ai “Quanto manca?” “meno di un km!” ancora prima di affrontare le saline. La consapevolezza che, se veramente l’avessimo dovuta allungare fino a Rimini, piuttosto saremmo andati a Grosseto, a vedere il Bologna perdere 3-0. Poi, però, l’Adriatica e il cartello finale, e dire che è andata da Dio, alle 12.41. Una settimana dopo, Cazzola sotto la curva. Andata. DAI, CAZZO!

 

Da tutto questo, ovviamente, c’è da imparare qualcosa. A parte mettersi qualcosa di pesante il mattino, sopra la maglietta dei Knicks… ho ancora i segni delle bruciature, della fascia e del polsino. Una conferma, è che la Bologna/Cervia in bici, 105 km per velocisti, non è poi così dura; e un’altra, fondamentale, è che poco o niente al mondo vale come sfidare sé stessi.

 

Fare la tirata di 8 ore la sera prima di un’interrogazione, come imitare Di Luca o Savoldelli il giorno dell’apertura del giro d’Italia. Non sono cose da fare sempre, intendiamoci. Vi prenderebbero per pazzi, ancora più di quanto siete. Però, quando alla fine vi accorgete che tutto è andato bene, vi renderete conto che di corpo e spirito avrete retto, fino in fondo, sentendovi appagati nel vostro folle gesto.

Una corsa in bici, per certi versi, è la metafora della fuga dalla routine cittadina. Dovevamo aspettare Maggio per metterla in pratica, quasi nove mesi per un fottuto weekend, fuori da libri e smog. Ma ne è valsa la pena, eccome.

 

Rendo omaggio ai: “siete pazzi”, “non ce la farete mai”, “non avete proprio un cazzo da fare” “ve lo sconsiglio assolutamente” “mi dispiace, ma non riesco a venire”. Spendo al limite due parole per chi ha bruciato le salsicce la sera, giusto perché mi rendo conto che se rompe sempre le palle vuol dire che un minimo ci tiene. Ringrazio chi su di noi ha scommesso, chi (in fondo) è stato contento di rivedermi, e il mio paggio, impagabile. Colui che ha introdotto il principio del “Buongiorno!” ad ogni vecchio e/o ciclista che passava vicino a noi… perché noi persone civili, sempre. Scudiero fino al ritorno in treno, seduti sulle borse davanti alle scale di un vagone, puzzando come dei deportati, verso casa. Cantando Lou Reed.

 

 

 

Holly came from Miami, FLA
Hitch-hiked her way across the USA
Plucked her eyebrows on the way
Shaved her legs and then he was a she
She says, Hey babe
Take a walk on the wild side
She said, Hey honey
Take a walk on the wild side

Candy came from out on the Island
In the backroom she was everybody's darlin'
But she never lost her head
Even when she was giving head
She says, Hey babe
Take a walk on the wild side
Said, Hey babe
Take a walk on the wild side
And the colored girls go
doo do doo do doo do do doo

Little Joe never once gave it away
Everybody had to pay and pay
A hussle here and a hussle there
New York City's the place where they said, Hey babe
Take a walk on the wild side
I said, Hey Joe
Take a walk on the wild side

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
Lookin' for soul food and a place to eat
Went to the Apollo
You should've seen 'em go go go
They said, Hey sugar
Take a walk on the wild side
I Said, Hey babe
Take a walk on the wild side
All right, huh

Jackie is just speeding away
Thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
Valium would have helped that bash
Said, Hey babe,
Take a walk on the wild side
I said, Hey honey,
Take a walk on the wild side
And the colored girls say,
doo do doo do doo do do doo

 

 

Agli esami ci penso il giorno dopo, voglio dire. Il Lunedì è fatto apposta. Non riesco a pensare di riposarmi la domenica, non conosco il mordi e fuggi per un sabato sera… già adesso, sono sicuro, gli amici non ricorderanno più la nostra impresa. E credo che mi dispiaccia un po’.

Si può vincere assieme, la guerra o un mondiale. Nel nostro Palmares, mettiamoci questa.Abbiamo vinto noi due.

9 avril

Bologna/Rimini

(...Premessa no.2. Domani ho un esame, che potrebbe valere benissimo come scusa per chiunque, tranne che per me.  Nonostante tutto non mi sento comunque molto ispirato, quindi prendete quello che scrivo come uno slogan, o come un invito poco cordiale. Anche se non lo è, chiaramente. Ma così, ci beccate sempre)
 
 
Stanchi della routine quotidiana, ventenni, ma con un peso specifico nella/sulla vita abbastanza indigesto, consci ma menefreghisti dei propri limiti abbiamo deciso, in data addì weekend 11 Maggio, un faticoso, quanto piacevole diversivo.
 
Nostra intenzione, parlando a nome mio e del quasi ing. De Santis, era quella di passare un tranquillo fine settimana a Rimini... non foss'altro che il mezzo a disposizione consiste in due ruote, un paio di pedali e qualche borraccia. Sì, avete capito benissimo... vi manca solo la croce in alto a destra, poi potete prendere il vostro panno e il vostro cuscino.
 
Per quelli che non la darebbero su, questo è il piano... si partirebbe Sabato 10, verso le 10, subito prima del cartello di Bologna, più o meno sulla rotonda di S.Lazzaro. Quando si arriva non è dato sapere. La strada da percorrere sarà la via Emilia, tranne il primo tratto ad essa parallelo in modo da rendere il percorso più pianeggiante; alcune macchine faranno da battistrada, e si fermeranno per acqua o soccorsi qualora abbiate bisogno, mediante anche l'uso del cellulare. Se vi ritirate, verrete scortati in una di queste macchine assieme alla bici. Ma non sarete ritenuti a ricevere la maglietta celebrativa.
 
All'arrivo, in ogni caso, saremo a Rimini. Chi compie il percorso fino in fondo, dovrà necessariamente indossare la maglietta celebrativa riguardante l'impresa appena compiuta, girando per la città sudato marcio e facendosi riconoscere, come farebbe ogni emiliano in Romagna. I ritirati resteranno sbeffeggiati, e con la divisa da gara. 
 
Dopo una serata... ...bresca, sì dormirà a casa del sottoscritto (c'è posto, c'è posto), e tutte le bici verranno sistemate all'interno delle macchine. Il giorno dopo, Domenica, sarà dedicato al Pesce e al cazzeggio, prima di tornare a casa verso sera, sfatti e felici.
 
 
SFIDARE SE' STESSI, RENDE DIGNITOSE LE VOSTRE VITE!!!
 
 
ACCORRETE NUMEROSI!!
 
 
 
   
2 avril

Believe in the Sun

 
 
 
 (premessa: questa è una… “cosa”, che mi sentivo di postare già da un po’. Molti di voi capiranno poco o niente, ma non è importante, sapete come cazzo scrivo. Se proprio non avete niente da fare, cercherò di rendervi più semplice il discorso)

 

 

Certa gente dovrebbe cominciare a riscoprire cos’è il sole; certe persone, a vent’anni quasi o poco più, potrebbero anche iniziare a divertirsi.

 

Certi giorni, non sei solo. Quasi tutti. Sei con un Pc acceso, 400 pagine e una sedia, abbastanza comoda per poter pensare che, un giorno, non sarai più lì. Già, un giorno. Quello in cui sarai solo, ma ci sarà il Sole.

 

Certe notti, quasi tutte le notti, vorresti che non venisse giorno, o meglio. Vorresti che non fosse, proprio Quel giorno dopo.

(…) …Vorresti che rimanesse notte, sì. Uscire con due pizze da Altero dopo allenamento, per tornare tondo come prima, fissare l’infinito a forma di rotaie sopra il ponte della stazione, con qualche pezzo del Guitar Trio nelle cuffie. Oppure, alla meglio, immaginare di essere mezzo bresco, con una chitarra sotto le stelle, vicino al bagnasciuga. Esistono accordi fatti apposta per quello, che ne dite? Proprio in mezzo, si poggia la Luna. Ma il Sole è tutto attorno a te.

 

Certe persone dovrebbero evitare di studiare, per un esame, a Capodanno o il giorno di Natale; perché, magari, sono le stesse che dicono di essere stressate per ogni cosa, perché il 28 non è 30, e così via. Certa gente, almeno il sabato sera, potrebbe invece fare qualcosa di più della mezza, senza pensare che la Domenica è come il Lunedì, un altro giorno. Ma in fondo, che c’è di strano? Il Sole illumina la scrivania, e va bene così.

 

Certi amici hanno la ragazza, certi conoscenti hanno la ragazza. In ogni caso, meno i primi dei secondi. Nessuno insegna come ci si comporta, né tantomeno le differenze fra gli amici e lei. Chi le capisce, è un amico. Chi non ci prova neanche, è un conoscente.

 

Con certi amici, non vai da nessuna parte. Ma va benissimo, non è assolutamente un problema. Con certi altri, schiocchi le dita e vai dove ti pare. Certo, magari ti capita di dormire in un Volvone, e di fare colazione con qualche birra della Coop. Se non fosse che è il bello del viaggio, anche se i certi del Capodanno e dei 28/30 ti criticheranno fino alla morte. Ma sono cose che a vent’anni vanno fatte, eccome. E, per conto mio, a chi c’era quel giorno, beh… ...io sarò sempre riconoscente. Pioggia o neve, ma il Sole c’era eccome, per tutti.

 

Certa gente invece non si muove, e basta. Per il Natale, o per la Lei che è sempre in mezzo, dovunque, o perché il Sole, per loro, scalda così.

E non ne vale la pena.

 

Se pensate di aver capito tutto questo discorso, potete già cominciare a darmi del fannullone, se non peggio. Dovreste farlo, volendo, ma in realtà non avreste capito niente.

Per chi non l’ha ancora data su, invece, segno che ha da fare esattamente quanto me in questo momento… …pensate che le frasi del primo paragrafo sono la stessa cosa, e il resto verrà da sé.

 

Credete al sole, cazzo.

Tanti saluti…

 
 
 
 
4 janvier

Christmas Welcome

Il Capodanno più folle della mia vita. Di questi tempi, più o meno 12 lune piene fa ci eravamo spersi, augurandoci, dopo un 2006 strepitoso, un qualcosa che lo potesse rimpiazzare degnamente. Con la fine del 2007, ovviamente più che mai annus horribilis, va spegnendosi anche il mese di Dicembre, che del 2007 è stato nettamente il più prolifico in assoluto.

Orribile. Parliamoci chiaro: sono successe tre cose da ricordare. Tre. Una di queste, oltretutto, la serata a Rimini del 2 Agosto con Aska e Santi, forse cinque diottrie in due, e la nascita di un nuovo mito, le perle di Pistolazzi. E’ stata anche la serata più bella della mia estate, qualcosa vorrà dire. Con Santi che gridava “Voglio tornare al Silver” per vedere chi c’era, io che gli facevo notare che se eravamo in otto e le altre sei erano coppiette beh… forse non era il caso di disturbare, per non dire… …prendere in considerazione, ecco. Con Pistola che vedeva passare le crucche. “Merda!” “Vuoi fare un film porno?”. Alla terza volta, dopo un litro di tè e due Bacardi, rutto qualcosa di oceanico mentre ne guarda sfilare un altro paio, in faccia. Corrono ridendo. “Mi rovini la reputazione!” Già in Leggenda, ma questa è la prima...

2a. Ho finito Autogrill, finalmente. 117 pagine di Word che, rileggendo, mi par di notare che possano essere visionate anche da gente che Moccia lo stima. Riconosco il parziale fallimento della mia missione, ma il fatto che abbia terminato un qualcosa che a Marzo davano già molti in un cestino (Fabio? Davide?) mi ha riempito di autostima, davvero. Anche perché, ripeto. Ho scritto cose non vissute, o vissute solo da esterno, nelle quali però credo assolutamente. Undici mesi per la rifinitura, ultima revisione proprio in questi giorni; se tutto va bene, il libro vedrà luce a Maggio/Giugno. Prima avrei qualche esame da dare, e se qualcuno mi continua a gufare 28 o 30 mentre sto studiando estetica prima o poi mi incazzo, sul serio. Grazie.

3. A dire il vero ci starebbe anche una citazione, riguardo al nostro grandioso Gruppo OnDa Road: Halloween in riviera e Weekend a Milano, quest’ultimo in stato psico-fisico funereo, dormendo (…?) dentro una Volvo per vedere una città del colore del Piombo. Un Grazie a Gabbo e a Jimmy comunque, perché ci vuole del cuore; ma il 3 è tutto del popolo Giessino, perché è grazie a loro se ho un minimo riscoperto il piacere di stare in gruppo, e la voglia di giocare a Basket.

Come ogni anno, verso Natale, si celebra la “Christmas Welcome”: Pino, il nostro capitano, due mesi prima ci chiese se avevamo già messo il teschio sul calendario. Devo dire che, dopo molto tempo, ho perso un po’ di quello scetticismo che mi ha reso celebre. Aperitivi, Cena e Discoteca, dai. Che c’è di speciale?

 

 

Si comincia alle 18. 30 del Venerdì, le premesse sono abbastanza pessime. Veniamo dalla migliore partita della stagione, persa (“qualcosa vorrà dire”, cit.) 68/65 in casa della prima in classifica, imbattuta dopo 10 giornate. E’ finita con rissa (solo verbale) fra alcuni giocatori, con Sabbio che in macchina ha sciorinato un repertorio nichilista degno di Gorgia, dopo aver sbagliato la bomba del pareggio: appena arrivato in palestra Raffa ammetterà di non aver capito più un cazzo dall’ultima azione, affermando di essere sicuro che eravamo sotto di 2.

Si comincia con la festa del Minibasket, promossa dalle maggiori autorità Welcome (Pino e Gianfry su tutti). Ci fingiamo allenatori e ci dividiamo fra le due panchine, prendendoci dieci nani a testa: io e Pulla da una parte, Raffa, Pino e Poli dall’altra. Quattro quarti da 8 minuti l’uno, con in mezzo gara di dai e vai vestiti da Babbo Natale, inutile dire chi ha vinto. Finalmente Sabbio riesce a schiacciare, mentre “Coach R” (cit.), Pino e Gianfry vanno ad abusare del banchetto dei cinni senza permesso. Non rimane più un solo gadget natalizio, “oh, qualcuno si è preso le corna” (cit.)

 

Primo aperitivo al Chichibò, storico locale del ritrovo della Welcome (più o meno quello che Arnold’s era per Happy Days, tanto per intenderci). Gli scopi della serata erano molteplici, sfumata la possibilità di chiedere ai bambini il cellulare delle mamme adesso il principale era fare ubriacare Poli. Adesso capisco perché dice che sono tutti dei parolai, comunque. Si comincia assaggiando qua e là patate al forno (fredde), un americano (offerto) e una birra media, tanto per assaporarle un po’. Parlate pure del FantaBasket, pivelli, come se servisse a qualcosa… “ride bene chi ride ultimo” (cit.). Dopo un’oretta in relax si parte in 7 sulla (Zafira?) di Miky, destinazione “Mucca Pazza”. Non scelgo neanche i luoghi più pittoreschi dove dare il massimo. Pazienza.

Arriviamo trafelati, posto rustico ma efficace. Menù fisso a 25 sacchi, tris di primi (Risotto/Strigoli/Tortelloni) conditi da un grigliatone misto e da una quantità di caraffe di vino assurda. Se sapete fare 2 più 2, e se mi conoscete un minimo, potreste immaginare la reazione chimica susseguente: se vi mancano alcuni dati, fate pure un paio di bicchieri di Champagne, un paio di Bianco e sette calici di Rosso. Inesperienza? Forse, ma provate voi a stare vicino a Pisci e ad Albi a tavola. “Carlo, il bicchiere è vuoto” “Sei indietro due giri.” Mezz’ora di cesso. Senza costrutto. Usciamo.

 

Distrutto, quanto volete. Non ancora vinto, riparto in macchina con Pulla che mi chiede, nel caso, per cortesia di accostare. Dietro, figurarsi, Capo e Vice-Capo. Ritorniamo al Chichibò, dove Henry ha già preparato i waikiki per tutti, chiedo e ottengo il permesso per andare a fare due passi fuori: dopo un chilometro, o quasi, parcheggio il mio fatturato sullo zerbino di un locale. Altra mezz’ora per reggersi in piedi, e per rendersi conto di essere coscientissimo, porca troia. Le autorità mi aspettano fuori, “ragazzi mi sa che io in Capanna non vengo.” “Ma và?” Entro e parte la standing ovation, Pino mi accompagna in bagno dicendo che sono il suo nuovo Idolo. Se non fosse il Capitano, essendo celiaco. Penso che gli avrei dato del pane.

Partono le gare di coca e rum, e dopo tutti in Capannina, la più celebre Discoteca Felsinea. Quasi tutti. Ripeto una decina di volte che io, sì, voglio tornare a casa da solo, grazie. Ci vedo e ci sento benissimo, purtroppo. All’undecima qualcuno mi riesce a convincere. È Sabbio. Va bene, ringrazio, non possiamo parlare né della partita né dell’esame di ieri, è andato male, ti capisco benissimo. Ma non mi puoi neanche parlare del vino, delle tue esperienze vissute e di come curarsi, altrimenti sarebbe solo una scusa per lavare la tua auto. E invece continua.

Percorro quasi tutti i viali in scioltezza, prima di far scomodare una pattuglia. Non stiamo andando a puttane, ci dispiace. Avranno visto la mia faccia, scappati come evasi e com’erano. Un’altra volta, e poi un’altra ancora, proprio sotto casa, così imparo io a non controllarmi, e tu a parlarmi del lambrusco. Grazie, grazie di tutto (cit.), sei un amico, davvero. Non preoccuparti di come sto, fallo invece per la tua portiera che mi sembra un po’… unta. Ah, ci sono dei fazzoletti nella tasca esterna? Ok, va bene. Hai vinto tu.

Rientro in casa alle 2. 30, sotto le coperte in camicia, jeans e Reebok d’antan. Un breve sussulto per ringraziare Gianfry della serata, verso le 5. 30. Non ci sarò più con la testa fino alla sera dopo, per due giorni solo pane e acqua… ma va bene così, eccome. Per un anno che ha fatto cagare, l’importante è averlo finito vomitando. In due pagine non vi ho descritto una scena felice, ma spero che questo sia un segnale. Erano tre anni che non prendevo una botta così.

 

Siamo già entrati nel 2008, intanto. Capodanno è passato, in tutti i sensi, non penso di scriverci sopra niente visto che c’è “gente” che deve ancora lavorare su Halloween e sul weekend meneghino, e visto che siamo qui avrei un po’ di fretta, please. Ieri era il mio compleanno, passato bene (stranamente), ma ovviamente gli auguri migliori li ho ricevuti da “gente” che non volevo sentire. Mi prenderò la soddisfazione di guardare i teenagers dall’alto, e di scrivere che lo stile “Emo” e i “Posers” sono delle discrete puttanate. Quanto a Noi, beh… Noi non vinceremo mai il campionato, a breve sarà ufficiale. Ma sulle casse dei morti ci sarà sempre una bottiglia di rum.

 

20 novembre

Polemica is back

Lascio la revisione del Libro per una sera, peraltro giunta (finalmente?) al suo punto più critico, per poter parlare di qualcosa di serio, e che coinvolge tutti.
Tutti. Sissignori, perchè dentro l'età del precariato ci siamo, e ci siete, Tutti voi.
Non vi chiedo ovviamente di sentirvi già in colpa, scusate se l'intro è stata un po' brusca. Ma l'argomento che mi tiene in piedi stanotte, assieme al dannatissimo caffè del dopocena, credo che meriti qualche commento dal fancazzista (Grazie!) che leggerà questa brodaglia di post.
 
Stamattina ho incontrato un mio vecchissimo amico, Leandro, vicino alla stazione: trattasi, tanto per intenderci, di uno dei miei primissimi compagni di Minibasket, quando si giocavano 2 tempi da 20', si tirava con 30'' a disposizione e, soprattutto, in un Derby c'era Rivers al posto di Cavaliero, e Rigaudeau al posto di Conroy. Mi ha fermato lui, chiaramente. "Ho avuto un periodo bruttissimo", ha detto. "Però adesso va benissimo, la mia vita è stupenda." Gli ho chiesto come mai questo cambiamento, allora, facendogli capire che ero contento per lui. "Ah, guarda... per prima cosa, ho trovato la ragazza." E va benissimo. A quel punto logicamente mi aspetto gli altri motivi, ma questo mi parte con una dissertazione lunga mezz'ora concernente questa Francesca, che dal racconto dovrebbe essere una via di mezzo fra la Venere del Botticelli, Iside e la Madonna. Ci salutiamo e se ne va, preso come l'aria. Okay.
 
Come cosa ci sta, voglio dire. Però non ci vedevamo da una decade, e magari potevo aprire bocca anch'io: forse non so più come si fa o, Comunque, Il... "problema" secondo me è questo. Spessissimo grazie a Msn mi capita di sentire della gente - teenagers o quasi che anche per questo reputo vicini a me - che giudica la vita stupenda e sublime se ha la ragazza (o il ragazzo), buia e triste se non ce l'ha.
Va bene, è inutile dire che non frequento l'élite. Molti di voi cliccheranno la croce là in alto perchè vedrete questo post come inutile, ma se lo farete vorrà dire che almeno un minimo mi darete ragione. Critico apertamente questo modo di fare; per amore ci abbiamo dato e ci siamo schiantati tutti, addosso a dei pali. Me compreso. Ma NON ESISTE che, nel 2007, un/a  13/20enne  debba pensare che ci sia solo questo nella vita. Ti suicidi in diretta tv se va male, così almeno puoi dire di essere rimasto te stesso, fino alla fine. A te va il mio applauso, una bara comoda e uno sputo sullo schermo.
La questione andrebbe ampliata. Per un'amica si farebbe di tutto, non credete? Un libro da consegnare il prima possibile, sopportare dolcemente alcuni disagi, o anche un viaggio controvoglia fuori da questo ...paese, portafogli per il centro città sempre pieni. Tutto questo ti verrà sicuramente dato indietro, ma a interessi zero. Per un amico..?
 
Boh... magari mi andava di fare della polemica, però penso che ci sia del vero in tutto questo. Se conosceste persone in precarie condizioni finanziarie o di salute, non credete meriterebbero più di 5 minuti del vostro tempo? Venire segati per 2 volte alle superiori non vi spinge dentro, a provare a fare meno merda?
Fate come vi pare. "La vita è bella. Non Giocatevella." (cit.)
2 novembre

PROGGA DAY

Fra una correzione, un parziale e un altro, riemergo dalle acque (piovose) di Bologna qualche mese dopo il mio ultimo post. Convengo che ve ne freghi poco e/o niente, però sempre di concerto qui si parla: e l’inossidabile quanto –troppo, a mio avviso- romantico “Lionello” Richie lascia spazio alle melodie e alle percussioni di due gruppi che hanno spaccato, e non poco, timpani e batterie. Giovedì 25 Ottobre 2007, al Paladozza arrivano Symphony X e Dream Theater.

Ci sarebbe anche un Halloween da raccontare, ma quello lo lascio alle sapienti doti di Gabbo: il concerto mi permette invece di porre l’accento su un’altra questione.

 

Grazie a Dio (o chi per lui) quest’estate ho conosciuto il buon Bertoz: immagino lo conosciate più o meno bene tutti, per gli altri sappiate che è apparso in una marea delle ultime foto. L’idea del concerto è partita da lui, l’ha usata anche per passare assieme a me e ai suoi amici una simpatica serata. Dalla quale, a parte tutto, sono anche usciti bene.

Sarà perché è sopra i 20, quindi magari avrà qualche vantaggio che non conosco, però lui, “in terra nemica” (cit.), ci è venuto. Lui, Fraga, Nicholas e il buon Turro (buon perché, almeno, a me non ha fatto niente…) “Panarea”. Degli altri, beh… dopo un anno e mezzo, immagino che degli altri non gliene freghi niente. Ne tolgo un paio dalla lista, quel paio che sento spesso e a cui comunque dico grazie. Gli altri invece hanno i genitori, hanno i compiti, devono studiare per prendere 60 o 100, e in 365 giorni non hanno un attimo di tempo.

Grazie?

 

 

Lasciamo stare. Occupiamoci, piuttosto, di prendere quei quattro scappati nei pressi del PalaDozza, mentre il buon Mazzo da Faenza mi anticipa alle 19. 07 che il concerto comincerà effettivamente alle 20. “Partiamo alle 18, tanto arriviamo in tempo.” Figurati se dei cervesi 1) si fidano di un bolognese; 2) arrivano in tempo in due ore. C’hanno il Jet lag. Ad ogni modo, passo una mezz’oretta fuori dal “teatro degli eventi” (cit.), aspettandoli senza però ricevere in cambio nessuna risposta. Che fare? Dopo 4 chiamate a spese di mio fratello, alle 20.03 abbandono tutto per la voce marcata di Russell Allen.

I Symphony X ripropongono i pezzi più riusciti dall’ultimo album, “Paradise Lost”: la title-track e “The Serpent’s Kiss”, oltre ad alcuni vecchi successi come la più celebre “Out of the Ashes”. Russell, il cantante, è sicuramente uno dei migliori di tutto il panorama metal, e mi ha impressionato molto anche la velocità di esecuzione di Michael Romeo, il chitarrista della band, considerando come si tratti comunque di un live. Dopo un’ora finisce la prima parte del “Progga Day”, Bertozzi & Co. arriveranno imprecando cinque minuti più tardi. “Già finito?” “Cos’hanno suonato?” “C’è della Birra qua in giro?”

E non rompetemi i coglioni, perché ve l’avevo detto.

 

Ripresa. Gli amici del Bertoz gradirebbero fare un giro di sopra, fra cui anche l’uomo Container di cui, per decenza, vi risparmio la storia. Rimaniamo io e il Riccio al piano parquet per ascoltarci i Dream Theater, vero piatto forte del “Progga Day” (o PD). In mezzo a una marea di gente. Davanti, Mike Portnoy con occhiali da vista (“Il Batteraio matto”, cit. Pino), assieme al “cinese” e a “quello del pizzo”, Jordan Rudess. A destra John Petrucci, al centro del palco un James LaBrie con un paio di baffetti arroganti, segno che comunque gli anni stiano veramente passando per tutti.

Meglio così, da un mio punto di vista. I DT riprendono al 90% canzoni dagli album più recenti: in particolare l’ultimo, “Systhematic Chaos”. Dire che non mi ha fatto impazzire è un eufemismo. Tecnica inappuntabile, così come il coinvolgimento della folla all’interno del palazzo. Il problema, affiorato già da qualche annetto, è che (a mio parere, ovviamente), negli ultimi tempi si siano appesantiti un casino, e così facendo siano diventati un bel po’ ripetitivi nei loro pezzi. Personalmente, credo che le parti migliore del loro repertorio siano sempre state le cover e le ballate (“Space-Dye Vest”, “The Spirit Carries On” o anche una semplice “Goodnight Kiss” per citarne tre.). A prescindere da questo, la mia canzone preferita e, forse, quella più famosa (“Learning to live”, peraltro riproposta solo in parte) possiede, al suo interno, la vera anima del progressive. “Costant Motion” o “The Dark Eternal Night”, sono brani che al limite mi potranno piacere fra qualche anno, ma che sono troppo basati sul metal e troppo a memoria, considerando gli assoli, sul prog.

Detto questo passano due ore, nelle quali s’ode anche una salutare quanto infinita “Take the Time”.

 

 

 

Just let me catch my breath...
I've heard the promises
I've seen the mistakes
I've had my fair share of tough
breaks
I need a new voice, a new law,
a new way
Take the time, reevaluate
It's time to pick up the pieces,
Go back to square one
I think it's time for a change

There is something that I feel
To be something that is real
I feel the heat within my mind
And craft new changes with
my eyes
Giving freely wandering
promises
A place with decisions I'll
fashion
I won't waste another breath

You can feel the waves coming on
(It's time to take the time)
Let them destroy you or carry
you on
(It's time to take the time)
You're fighting the weight of
the world
But no one can save you this
time
Close your eyes
You can find all you need in
your mind

The unbroken spirit
Obscured and disquiet
Finds clearness this trial
demands
And at the end of this day sighs
an anxious relief
For the fortune lies still in his
hands

If there's pensive fear, a
wasted year
A man must learn to cope
If his obsession's real,
Suppression that he feels must
turn to hope

Life is no more assuring than
love
(It's time to take the time)
There are no answers from
voices above
(It's time to take the time)
You're fighting the weight of
the world
And no one can save you this
time
Close your eyes
You can find all you need in
your mind

I close my eyes
And feel the water rise around
me
Drown the bear of time
Let my senses fall away
I can see much clearer now,
I'm blind

Find all you need in your mind
If you take the time

 

 

 

 

All’uscita di un concerto comunque da 7, ritroviamo gli altri fuori dai cancelli seduti, a guardare il cielo piovere a dirotto. In piccionaia c’era posto, fanno sapere, ma non c’era problema. Il problema sarebbe stato riuscire ad arrivare alla macchina, visto che ci siamo fatti 2km a piedi e, da lì a poco, ci sarebbe stata solo una cazzo di Birra Flambé.

Il resto, più o meno, è marginale. Un’ora con Samba a fare il Gps umano per le strade di Bologna, il Gps umano va in tilt e facciamo arrivare l’1.30, prima di riuscire a trovare il classico Black Fire. Bertoz non sa dove cazzo siamo, Bertoz si impezza la “Mitica Vale”, Bertoz degusta e gode la Birrà Flambé. Non mi ringraziare dai, non è merito mio. Maz fuori come un palo si addormenta suonando la batteria, Morris dialoga con la Chiara e Samba che non ne può più di Bologna. Lui dopo 6 ore scarse. Io ho 19 anni.

 

 

Si chiude con Bertoz entusiasta, in viaggio verso casa. Dice che ritornerà un giorno di sicuro, con la gente che lo vorrà seguire. Perché “è una gran figata quel posto, davvero. E poi andiamo, a mangiare al kg e bere al litro. Grazie di tutto”.

 

Bella Idea. 

Ma vi fa tanto schifo?

22 mai

Stand up for Lionel!

Questa ve la devo. Tutta. Qualche pausa da Grill è da dovuta e doverosa, soprattutto visto che siamo arrivati al punto dell’ispirazione positiva che dopo tre mesi devo ancora trovare. Credo e spero di esserci riuscito lo scorso giovedì, con la compagnia del buon Ricky Brini, in una notte meneghina da ricordare.

Scusate perciò il ritardo, e se qui sopra ho smesso di scrivere. Anche se, a dire la verità, da qua a Gennaio non è certo successo granché. Con la Ponza ho chiuso, con certi rapporti anche, alla fine tutto quello che è avvenuto in questo periodo ha portato i miei pensieri e la mia mente più verso l’aldilà che l’al di qua. Non sono le serate passate a vedere il Milan a rendere le cose migliori, anche se lo faccio perché i miei migliori amici “c’hanno quella fede lì”, né tantomeno l’uso sfrenato di una chitarra, scordata, che nemmeno io ho più voglia di aggiustare. Non cambiano la monotonia, anche se di certo aiutano: e, per questo, avrei preferito assistere a un live di Bruce Dickinson piuttosto che a un concerto -strapagato- di Lionel Ritchie, “Commodores former.”

Ma della vita io non ho capito un cazzo. Per fortuna, beninteso, altrimenti ci sarebbero dei momenti dove realmente non saprei perché esistere. Pensavo di aver capito tutto, invece, quando alla vigilia della partenza in terra Lombarda il buon Boris ci ha riferito la sua impossibilità ad ospitarci “nella sua magione”: ma siccome questo non nasce per essere un Blog da guerra, e per il pepe abbiamo un sito apposito, mi limiterò a passarci sopra, com’è giusto che sia. Film già visto troppe volte, punto e basta. Ne cominciamo un altro, più o meno verso le 23 e qualcosa del mercoledì, quando quelli del Jolly Hotel decidono di accogliere noi, anime prave: per la modica cifra di 99 sacchi 99, ci inchiniamo davanti al Forum come già fatto con Dante. Calabria.

“Rick, vè che un dritto io lo posso anche fare.” “Ma sei fuori? Bologna non è come Milano, è pericolosissimo!” Alla fine (strano?) ha ragione lui, usando come scusa il fatto che senza biglietto i sacchi da dare sarebbero stati 180. Quindi sarebbe un’affare. Riesco a non sporcarmi di pomodoro dopo due tranci dal pakistano, arrivo in anticipo con lo zaino in stazione dove Rick, teso al massimo, mi stava già aspettando da un pezzo. “Come stai, bah non c’è male, te invece”, pronto e gasato per fare il maraglio. In zona maraglia. Mare, Lionel, la figlia tossicodipendente, poi ancora Fortitudo fuori dai Play-off, Bologna fuori dai Play-off, F.ine D.el T.orneo Team fuori dai play-off, tutto è bene ciò che finisce bene ma c’è chi vorrebbe finire con le controprove. I soldi volano con l’Eurostar, che ci porta in una stazione di chiaro stampo fascista: in seguito la metro, dove nonostante il caldo c’è molta più aria fuori che dentro, un autobus che arriva/non arriva/l’abbiamo perso/prendiamo l’altro beh… degli autobus dove la gente che guida potrebbe anche esprimersi in Italiano. E così, fino alle 6. Centro dietetico. Jolly Hotel. Forum anzi, DatchForum di Assago. Guardando in casa nostra non mi lamenterei troppo in fondo, anche se credo che il buon Beppe Dozza si stia rivoltando nella tomba.

Entriamo. Penso anche che tutta la gente che ci ha notato avrà detto “chi cazzo sono questi?” Ma loro e le loro cravatte avrebbero avuto tempo per una ripassata. Uno strano nome a nome “Brini Riccardo” compare nel video: doccia, e cena in un chiosco proprio davanti al Palazzo. Non mi soffermo sul palazzo in sé, che tra l’altro è quello dell’Istant Replay. Ma visto che la mia esistenza è concentrata sulla palla a spicchi, come voi certamente saprete, fa un po’ pensare che 11. 500 persone siano aggrappate alle prestazioni di un diciottenne, io che ne ho già diciannove e da anni 13 non faccio altro. Funky, Gallo. Respect.

Il nostro posto è in poltronissima, numerata peraltro, “attesissimi in zona Vip”. Ragion per cui ce la tiriamo anche, e devo dire che non è una brutta sensazione, specie con un maestro del settore. Alcune maschere, oserei dire degne, ci conducono ai nostri posti, praticamente sotto al palco e dietro a una coppia romana. Veniamo impezzati dalla lei, che oltre a farci notare l’età (giovane?) si vantava di essere stata la compagna di Eros Ramazzotti al Liceo. Credo di aver fatto una faccia da antologia. D’altra parte, in risposta, Rick se la tirava perché pensava di essere l’unico minorenne lì dentro, per cui venne smontato subito da alcuni cinni che gli passarono a fianco tendenti dalle 5 alle 10 primavere. Ed era sempre più teso, anche perché i musicisti sono come le tipe al primo appuntamento: si fanno sempre aspettare, prima di tuonare con la prima canzone. Una “Just for you” abbassata di tono, per via di un microfono rotto, ma che anche dopo una mezz’ora abbondante sa bene come rendere l’idea. Si comincia così, con Lionello e la sua giacca Maya, che mi faceva letteralmente impazzire, anche se ne suderà 4 o 5 in corso d’opera. La gente era già su di giri per la prima canzone, figuratevi con un microfono nuovo. Una vera climax ascendente, composta da canzoni lente e spesso suonate solo da piano e voce, con l’intermezzo di brani più accesi quali ad esempio “Running with the Night”. Il tutto cotorniato da Cabaret di una discreta classe (e non il Cabaret stile Gufi a cui sono stato più volte sottoposto), mandando a cagare per qualche canzone il proprio gruppo e coinvolgendo molto il pubblico, giunto almeno in ventimila unità all’ ex Forum. Chiaramente ci sentivamo un po’ spiazzati, tutte quelle dualità abbracciate e verso la quaranta/cinquantina. Ma non era da farsene una colpa, se noi siamo giovani e se ci piacciono le cose un po’ annacquate nel tempo. C’è gente che sbava per le canzoni profonde di Paolo Meneguzzi, per la tech house di alcuni Dj (che tra l’altro potrebbero essere anche amici miei), o anche per la pelata di Britney Spears. Non fateci una colpa, se ascoltiamo Lionel e se crediamo che le canzoni d’amore migliori siano sue, di Sting o di Brian Adams. Non siamo gente raffinata per dire questo, anzi, non lo siamo assolutamente. Com’è vero che di tanto in tanto rompo i timpani dei miei vicini cantando, e se uno dei miei sogni nel cassetto è quello di spaccare una chitarra in concerto come Pete Townsend.

Il resto è poi scivolato via da sé. Canzoni più o meno tutte conosciute, anche se personalmente mi è dispiaciuto che non abbia cantato “Say you, Say me” “Youh! together” in onore dell’ineffabile Gabbo Benedetti. Per ultime quelle più famose: “Endless love”, duetto effettuato con le dolce metà del pubblico anziché con Diana Ross, “Angel”, per cui gente di mia e non vostra conoscenza continuerà a rompere a lungo su questa canzone e, per innaffiare il tutto con un gran vino, la finale “All night long”, dopo che lo stesso Lionel aveva minacciato più volte il pubblico di chiudere la baracca. Il video annesso, disponibile pure su youtube per cortesia del “RiccioliCervia”, testimonia tutta la nostra esagitazione nel cercare di inquadrare il palco e la folla. Verso mezzanotte si tornava indietro contenti, e con qualche grammo in meno per il sudore, recuperato comunque poco dopo. Non ce lo dimenticheremo presto, penso. Anzi, almeno uno fra noi non se lo dimenticherà di sicuro.

In camera scrivo un paio di appunti, c’è la replica della finale di hockey su pista. O quella era prima del concerto, non mi ricordo. Sei ore di sonno non me le facevo da Capodanno, però, e devo dire che il giorno dopo ci sono piuttosto rimasto... tra l’altro, beccando gli unici due giorni di pioggia del 2007. Ma chissenefrega. Coming Home, e stavolta sul serio. Per treno, concerto e hotel, c’è Ricky. Un momento di felicità, non ha prezzo. E vaffanculo!

 

Per la cronaca. Come temevo, il mio momento di depressione è finito. Considerando che è solito durare da Ottobre a Maggio, direi che siamo in media. Dovrei scrivere due righe anche riguardo la polemica fra Ricky e Boris, cosciente del fatto che non ce n’è assoluto bisogno. Credo che sia giusto tenersi fuori, e sperare nell’onestà delle persone. Specificando che, visto che ne parliamo a freddo e con la testa lucida, non ce l’ho con nessuno, e questo sia ben chiaro. Con nessuno. Altrimenti, per la quantità di inculate che ho preso nella mia vita, allora certa gente l’avrei dovuta mandare all’ospedale.

 

Chiudo il tutto con un omaggio, dovuto, ad un nostro grande amico, “che purtroppo è fatto così, ma che alla fine gli vogliamo bene lo stesso.” Torno al Grill, sperando che stiate bene e in pace con voi stessi. Che è quello che conta. Saludos…

 

 Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

I had a dream
I had an awesome dream
People in the park
Playing games in the dark
And what they played was a masquerade
From behind the walls of doubt
A voice was crying out!

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally

As we go down life's lonesome highway
Seems the hardest thing to do
Is to find a friend or two
That helping hand
Someone who understands
When you feel you've lost your way
You've got some one there to say
I'll show you,

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

So you think you know the answer
Oh, no
Well, the whole worlds got you dancing
That's right I'm telling you
It's time to start believing
Oh, yes
Believe in who you are
You are a shining star

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

Say it together
Naturally!

6 mars

Fade to Black... in a Space-Dye Vest.

DREAM THEATER
Space-Dye Vest
Awake, 1994
 
 

Falling through pages of martens on angels
feeling my heart pull west
I saw the future dressed as a stranger
love in a space-dye vest
Love is an act of blood and I'm bleeding
a pool in the shape of a heart
beauty projection in the reflection
always the worst way to start
Now that you're gone I'm trying to take it
learning to swallow the rage
Found a new girl I think we can make it
as long as she stays in the page
This is not how I want it to end
and I'll never be open again
There's no one to take my blame
if they wanted to
Nothing to keep me sane
and it's all the same to you
There's nowhere to set my aim
so I'm everywhere
never come near me again
do you really think I need you
And I'll smile and I'll learn to pretend
And I'll never be open again
And I'll have no more dreams to defend
And I'll never be open again

 

METALLICA

Fade to Black

Ride the lightning, 1984


 

Live it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters no one else
I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free

Things not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this Can t be real
Cannot stand this hell I feel
Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now he 's gone

No one but me can save myself, but it's too late
No, I can't think, think why I should even try
Yesterday seems as though it never existed
Death Greets me warm, now I will just say goodbye

 

Ecco... queste sono le 2 canzoni che sto ascoltando di più in questo periodo. Penso che potrebbero riassumere il mio stato attuale meglio di qualsiasi altra cosa, quindi non vado oltre.  

Divertitevi, e state bene con voi stessi, più che con gli altri. C'è chi lo sta facendo e chi lo ha sempre fatto, c'è chi lo sta imparando adesso perchè ha capito che è la soluzione migliore. Altrimenti, sarete depressi e dispersi nel vostro oscuro microcosmo. E, qualora lo vorrete, sarà un piacere farvi compagnia.

 

 

Carlo Pedrielli

Occupation
Lieu
Centres d'intérêt 
1.95 X 88 Kg, tendente al fancazzismo, pacifista, esteta del Basket e fan del Rock'n'Roll