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4 octobre

Friendship in a bottle... somewhere.

Non fareste i critici di qualcosa, se non vi piace il pepe?

Se siete arrivati a questo blog, vi propongo un film da leggere.

 

 

DA ZERO A DIECI

(so che mi odierete. L. Ligabue.)

 

 

 

Estate 2000. Quattro amici, ben oltre i 30 (Giove, Baygon, Biccio e Libero i loro nomi), decidono di abbandonare una insipida, e deserta Correggio per un weekend nella giovane, e “luccicosa” Rimini. La vacanza è all’insegna del revival; l’intento comune è infatti quello di terminare nel migliore dei modi un fine settimana iniziato esattamente vent’anni prima, ma mai veramente concluso. Per questo motivo, nella città romagnola si rivedono anche le ragazze di allora, scaricate la prima volta senza ragione apparente, ma come i protagonisti ora più desiderose che mai di divertirsi: Lara, Betta, Carmen e Caterina, fra feste in spiaggia, corse in risciò, concerti e discoteche. Come i giovani, da giovani, tutti insieme.

La vacanza procede benissimo. Tematiche come l’omosessualità (Carmen e Betta sono lesbiche, Biccio gay nonostante sia medico), la gioventù perduta (i ragazzi, in compagnia o da soli cercano sempre di dare il massimo di sé stessi e l’ironia di alcune battute sembra davvero non scalfirli, da buoni menefreghisti) o anche semplicemente l’amore e la famiglia (a Giove, il vero protagonista, chiedono sempre se riesca a mettere al mondo un figlio, rispondendo ogni volta piccato), sono quasi sempre trattate con cura, senza eccedere, grazie anche alla simpatia goliardica di Baygon (latin lover fallito) o ai “compleanni” che organizza Libero, chiaramente il personaggio più emotivo del gruppo, volti a festeggiare ogni suo componente facendone risaltare la sua caratteristica principale (a Biccio, per esempio, toccherà svolgere una parata gay da solo, nel centro città.) Il nome del film, “Da Zero a Dieci”, ricalca invece la ricorrente passione di Giove nel fare le pagelle personali su alcuni argomenti, come la felicità della propria vita, spesso incentrati nei discorsi seri di cui è piena la pellicola.

 

Tutto a posto? In realtà arriva Domenica, gente, con il suo realismo mezzo leopardiano. In mattinata, Libero convoca nella sala del rustico hotel Ambra i suoi compagni di viaggio, che accorrono mentre nella tv accesa stanno mandando uno speciale sulla strage di Bologna: proprio il 2 Agosto di vent’anni prima, infatti, un agguato in stazione provocò la morte di 85 persone, e fra queste anche un caro amico dei quattro, Mirco. Il pretesto del weekend viene così svelato: Libero attacca sul televisore moltissime foto dell’amico ucciso, accusando il gruppo, sebbene indirettamente, di non averlo potuto “salvare”, semplicemente accompagnandolo al mare quel giorno.

La ricorrenza scuote i ragazzi per tutto l’arco della giornata; chi prova a passarci sopra con del sesso banale (Giove con Lara, fiamma antica) si scotterà comunque. Verso sera, il protagonista viene informato da Caterina che nell’autodromo di Misano si terrà una corsa clandestina, che vedrà fra i concorrenti lo stesso Libero, intento a festeggiare il suo “compleanno”. Pregustando il peggio, i due arrivano in tempo per la gara ma non riusciranno a convincere il capo dell’organizzazione a non farlo correre: quanto a lui, persona buonissima a cui la vita sembra non avere dato niente (necessita di un trapianto ai reni e si porta da quel giorno del 1980 quella cicatrice nella memoria), percorrerà alla massima velocità un paio di curve, prima di cappottarsi bruciando, assieme alla sua macchina.

 

Ma non direste che finisce male. Non finisce qui, e in fondo nella morte ci sperava, almeno un po’.

Secondo me, è da vedere.

Scusate.

 

 

 

Oggi è sabato. Domani inizio il campionato, e dalla notte bianca di Cesena è passata una settimana.

Non saprei neanche cosa scrivere, realmente… il fatto, è che siamo sempre noi.

 

Siamo noi, quelli di Milano. Quelli che pensavano che l’amicizia non fosse un optional, Quelli che non hanno dormito in una Volvo a Dicembre per causa mia, ma anche perché onestamente non eravamo nella Savana, scusate ancora.

Siamo noi, Quelli del –50 a Castenaso e poi giù al Rock Planet, per Halloween. Con Matri che segnava a Bergamo, con il petto della Lorena, quelle cazzo di piadine orribili, e sempre senza i termosifoni accesi.

Siamo noi, Quelli dei Bongos alle 3 di mattina a Maggio o i Modena C.R. allo stesso orario a settembre, Quelli delle Notti Bianche che non hanno nulla a che fare con Dostoevskij ma un minimo sì, se ti rendi conto quali sono le colonne sonore che ci portano a casa.

Un assicuratore, un chitarrista… “romantico”, e uno che ci prova. Non vorrei fare la fine di Libero, non adesso almeno, ma a me questa è una figura che piace. Perché io ho il pieno rispetto di tutti, sia chiaro. Ma andando avanti ci si rende conto, di come quelli che, della vecchia e pura amicizia non hanno ancora appreso il vero valore, vengono spazzati via dalle manette per il proprio “amore”, da una tragica devozione universitaria, o da una bottiglia di whisky.

Sotto con un po’ di drunk rock, allora.

 

 

 

Enniscorthy in a bottle that is what i need
To take me back to a place with the pastures green
A place where the waters as blue as the sky
That is where im going tonight
You can dance you can sing you can come along
To the land called ireland where you can feel at home
There one way to get there if were going tonight
Well drink more of the rare old stuff and get to feeling right

Away im going im halfway through the door
So I guess its time we drink some more
Away im going as ireland calls me name
After 1 more drink it wont be the same be the same

Enniscorthy in a bottle that is what i need
To take me back to a place where the funs guaranteed
Where you can walk into a pub and hear the fiddles play
You can sit out on the countryside and get drunk all day
The people are all friendly and they all say hello
If your ready for ireland then come on lets go
Cause theres one way to get there if were going tonight
Thats to drink more of the rare old stuff and get to feeling right

 

 

 

Non venderemo mai biglietti, così. Ci servirebbe Scarlett Johansson.

In ogni caso.

Grazie di tutto.

 

5 septembre

Silvio 1 / Tortelli 2

Chiamala estate.

 

Ricapitolando. Estate, n. f., una delle 4 stagioni dell’anno solare, che dal punto di vista prettamente meteorologico comprende i mesi di giugno, luglio e agosto nell’emisfero boreale.

Vi piace di pensare, forse, che l’Estate sia comunemente il periodo in cui la gente si distrae, va in ferie, e quindi per forza di cose DEVE andare tutto bene, perché ti aspettano (minimo) altri 10 mesi deliranti, sotto tutti i punti di vista.

Riassumendo? uno schifo. Sono andato in Scozia senza avere avuto la scintilla di divertirmi, e il risultato finale è stato quello che mi attendevo. Tutto va come deve andare? Allora godiamoci un metà Luglio al mare, con tanto pepe, ma senza sale.

Ad Agosto, ho chiuso i ponti con mezzo mondo: e la cosa non mi dispiace neanche, beninteso. Basta agli autoinviti, o alla pretesa di fare il bastone a vita senza ricevere niente in cambio. Basta alla gente che può usare solo le mani, perché non è capace di formulare una frase. Basta, a quelli che con la morosa sanno starci fin troppo bene, e che stranamente non hanno ancora imparato ad uscire di casa. Perché, se la gente esce con gli altri per stare da sola non può uscire di casa, ammesso che gli altri esistano. Scusate, allora. Buona serata.

Chiamala, se vuoi, estate. “L’estate inizia e comincia oggi, domenica 31 Agosto.”

 

La prima del campionato italiano di Ronaldinho, coincide con la mia prima trasferta ufficiale: il buon Pataca (anima Pgs) chiede rinforzi, si porta dietro sé fratello, 4 amici di Rimini, me e Andreone. Sveglia imbarazzante alle 8.15, ho la faccia tosta di non dire niente ai miei, più per la stanchezza del mattino che mi annienta che per altro (vedasi Morbus Jimmy). Lo stesso Pataca si presenta in ritardo in stazione, mentre noto una certa affinità fra i burdél e Dj Mayo, il che mi induce a pensare che a Kikko, invece di salpare per una lacerata America, converrebbe per il suo bene fare solo un centinaio di km più ad est.

Dettagli. Milano city dista due ore, una volta si sarebbe fatta in macchina e anche più volentieri. In metro decidiamo di seguire quelli con la maglia di Dinho, mentre gli zingari purtroppo fanno il loro dovere l’unica parola che mi viene in mente per la città è “oscena”. Plumbea come il nulla opaco che trasmette, vapore acqueo addensato fino e oltre lo stadio, dove alle 15 -ora locale- avrei fatto il mio ingresso nella minoranza. Non me ne vogliate, meneghini, è così.

Entriamo.

 

Sapete? Non è mica brutto, S. Silvio. Ci sono i piccioni in campo che non riescono ad uscire, l’erba è quella che è e per raggiungere la nostra postazione ci vogliono l’equivalente di una dozzina di rampe di scale senz’aria, ma non è brutto, proprio per niente. Scorgo il mitico Piovra salire le scale, tiratore quest’anno in serie D, assieme alla sua comitiva di gente urlante e scalpitante, come “quel giorno” eravamo noi. Salutiamo Chicco via Nokia, si comincia.

Per Max, il Bolo è dato a 13. Per me, a 130. Il terzino sinistro è un fantasista (ma è quello che sta con la Palmas), è la stessa squadra della promozione, tranne il negro di Piovra & Chicco a centrocampo e il fantacancro del mio attacco l’anno passato, Marco di Vaio. Pagato al Genoa 33, 20 dati a Zampagna, al loro posto presi Mascara e Martinez… da primo a quarto in classifica in 2 mesi, me ne deve una. Cross dalla destra di Zenoni, sponda di Amoroso, sinistro al fulmicotone. Non è questo, il calcio?

Dinho ha un’altra idea, anzi, ne ha troppe. Tutte sfruttate malissimo, ma a Controcampo e ai TGs importa solo la bellezza della giocata, null’altro. Dalla mezz’ora in avanti, i miei pensieri vertevano essenzialmente sul fatto che avevo fatto bene a lasciare la maglia a casa, e che Inzaghi quando vede il Bologna segna. Non mi sarei mai sognato di vincere la partita, converrete, e all’ennesimo cross del brasiliano è Ambrosini che anticipa Terzi (strano) di testa, per l’1-1 di fine primo tempo.

 

Ripresa. Col 76 entra in campo Andriy Shevchenko, tornato all’ovile dopo due stagioni al Chelsea non esaltanti: Londra meglio di Milano, ma per essere un grandissimo giocatore poteva fare anche a meno di assecondare la moglie. Questo è uno dei motivi per cui Pataca ha ragione, tendenzialmente. La folla si rianima, lo speaker del Milan non è italiano, la manovra dei rossoneri è troppo compassata, ma siamo comunque col fiato tenuto ogni volta che spingono sulla nostra trequarti. Dinho gioca da solo ma non tira quasi mai, Inzaghi non la vede e Antonioli ha un riflesso su Sheva da portiere che, forse, a ripensarci bene non è mai stato. Pronti al peggio, i riminesi vicino a noi sono già pronti ad esultare: poi su un mezzo rimpallo arriva il mitico, Ciccio Valiani, la scheggia di Pistoia. Sapete dov’è andata, S.Silvio ammutolito.

 

Faccio fatica a descrivere tutto, meglio che andiate su Youtube. Quella sera tornammo esultanti col treno delle 19.30, per uscire dallo stadio ci abbiamo messo un’ora… vedo un pelato vecchio e orribile stare dietro di noi con una da 7, ma credo che sia normale, come Pataca mi fa notare. Nonostante la vittoria il buon Andre era ancora parecchio incazzato, ma del resto chi non lo sarebbe stato al suo posto…?

Arriviamo dopo un paio d’ore, salutando i simpatici riminesi che andavano a mangiare una ventina di cotolette con patate: il giorno dopo non si parlerà di Milan 1, Bologna 2, ma dei colpi di classe di Dinho, e del ritorno alla base di Sheva. Ecco perché, alla fine, a me fa schifo il calcio.

Torno con il 33, datato ai tempi di quando andavo alla Welcome. Siccome in ogni bella giornata c’è un po’ di Amarcord, vi spiattello la mia colonna sonora, fine estate 2008.

 

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's five and I'm driving home again
It's hard to believe that it's my last time
The man on the wireless cries again
"It's over, it's over"

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's late and I'm with my love alone
We drink to forget the coming storm
We love to the sound of our favourite song
Over and over

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's time and we're in each other's arms
It's time but I don't think we really care

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

 

 

Ci sarebbe altro di cui parlare, come detto… ma la polemica scenderebbe agilmente nel litigio. Mi limito a puntualizzare una cosa, per quelli che sicuramente leggeranno.

Come sa già Fabio, e forse qualcun altro, l’anno prossimo si cambia aria, gente. Non credo che basti il rispetto, condito con dei rapporti di buon vicinato, per fare un’estate. Stufo della falsità e dell’indifferenza, che si percepisce ogni qualvolta si organizza qualcosa di collettivo, vi lascio agire come vi pare e piace, senza problemi.

Ho solo un mese di vacanza all’anno, sapete. Chi vuole mi segua, sennò, buona vita.

 

 

Ps. Nota statistica. Prima e ultima trasferta per Pataca, che chiude l’anno con il 100%. Fortuna, direte voi. No, è che ha sempre ragione.

 

 

 

19 mai

Un Weekend... particolare?

Dice il saggio Master Card, ci sono cose che non hanno prezzo. Svegliarsi alle 3.45 del mattino di un sabato, quando nello stesso momento un essere umano “medio” porta a casa, dentro casa, la morosa. Prendere un ferro a due ruote alle 5, e mollarlo dopo quasi otto ore.

In mezzo, una mattina fatta di foto, stretching, geloni alle mani, brezza contro e a favore, pavesini al caffè conditi da acqua. Clacson delle auto più impegnate, benedizioni dei contadini, dei vecchi e dei contadini vecchi, con qualche sterco di cavallo che, di tanto in tanto, volava per terra senza motivo. E tiri e sputi, e corri, e imprechi, sputando di nuovo dopo 70 km, e sempre lì, e al tuo fianco, l’autostrada. Come a prenderti per il culo, visto che dopo Castel Guelfo, Cotignola e Russi c’è il sole di mezzogiorno, la vecchiaccia infame che ti dice “ancora 30”, sangue, Gatorade e principi di crampi. Rispondere il falso ai “Quanto manca?” “meno di un km!” ancora prima di affrontare le saline. La consapevolezza che, se veramente l’avessimo dovuta allungare fino a Rimini, piuttosto saremmo andati a Grosseto, a vedere il Bologna perdere 3-0. Poi, però, l’Adriatica e il cartello finale, e dire che è andata da Dio, alle 12.41. Una settimana dopo, Cazzola sotto la curva. Andata. DAI, CAZZO!

 

Da tutto questo, ovviamente, c’è da imparare qualcosa. A parte mettersi qualcosa di pesante il mattino, sopra la maglietta dei Knicks… ho ancora i segni delle bruciature, della fascia e del polsino. Una conferma, è che la Bologna/Cervia in bici, 105 km per velocisti, non è poi così dura; e un’altra, fondamentale, è che poco o niente al mondo vale come sfidare sé stessi.

 

Fare la tirata di 8 ore la sera prima di un’interrogazione, come imitare Di Luca o Savoldelli il giorno dell’apertura del giro d’Italia. Non sono cose da fare sempre, intendiamoci. Vi prenderebbero per pazzi, ancora più di quanto siete. Però, quando alla fine vi accorgete che tutto è andato bene, vi renderete conto che di corpo e spirito avrete retto, fino in fondo, sentendovi appagati nel vostro folle gesto.

Una corsa in bici, per certi versi, è la metafora della fuga dalla routine cittadina. Dovevamo aspettare Maggio per metterla in pratica, quasi nove mesi per un fottuto weekend, fuori da libri e smog. Ma ne è valsa la pena, eccome.

 

Rendo omaggio ai: “siete pazzi”, “non ce la farete mai”, “non avete proprio un cazzo da fare” “ve lo sconsiglio assolutamente” “mi dispiace, ma non riesco a venire”. Spendo al limite due parole per chi ha bruciato le salsicce la sera, giusto perché mi rendo conto che se rompe sempre le palle vuol dire che un minimo ci tiene. Ringrazio chi su di noi ha scommesso, chi (in fondo) è stato contento di rivedermi, e il mio paggio, impagabile. Colui che ha introdotto il principio del “Buongiorno!” ad ogni vecchio e/o ciclista che passava vicino a noi… perché noi persone civili, sempre. Scudiero fino al ritorno in treno, seduti sulle borse davanti alle scale di un vagone, puzzando come dei deportati, verso casa. Cantando Lou Reed.

 

 

 

Holly came from Miami, FLA
Hitch-hiked her way across the USA
Plucked her eyebrows on the way
Shaved her legs and then he was a she
She says, Hey babe
Take a walk on the wild side
She said, Hey honey
Take a walk on the wild side

Candy came from out on the Island
In the backroom she was everybody's darlin'
But she never lost her head
Even when she was giving head
She says, Hey babe
Take a walk on the wild side
Said, Hey babe
Take a walk on the wild side
And the colored girls go
doo do doo do doo do do doo

Little Joe never once gave it away
Everybody had to pay and pay
A hussle here and a hussle there
New York City's the place where they said, Hey babe
Take a walk on the wild side
I said, Hey Joe
Take a walk on the wild side

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
Lookin' for soul food and a place to eat
Went to the Apollo
You should've seen 'em go go go
They said, Hey sugar
Take a walk on the wild side
I Said, Hey babe
Take a walk on the wild side
All right, huh

Jackie is just speeding away
Thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
Valium would have helped that bash
Said, Hey babe,
Take a walk on the wild side
I said, Hey honey,
Take a walk on the wild side
And the colored girls say,
doo do doo do doo do do doo

 

 

Agli esami ci penso il giorno dopo, voglio dire. Il Lunedì è fatto apposta. Non riesco a pensare di riposarmi la domenica, non conosco il mordi e fuggi per un sabato sera… già adesso, sono sicuro, gli amici non ricorderanno più la nostra impresa. E credo che mi dispiaccia un po’.

Si può vincere assieme, la guerra o un mondiale. Nel nostro Palmares, mettiamoci questa.Abbiamo vinto noi due.

9 avril

Bologna/Rimini

(...Premessa no.2. Domani ho un esame, che potrebbe valere benissimo come scusa per chiunque, tranne che per me.  Nonostante tutto non mi sento comunque molto ispirato, quindi prendete quello che scrivo come uno slogan, o come un invito poco cordiale. Anche se non lo è, chiaramente. Ma così, ci beccate sempre)
 
 
Stanchi della routine quotidiana, ventenni, ma con un peso specifico nella/sulla vita abbastanza indigesto, consci ma menefreghisti dei propri limiti abbiamo deciso, in data addì weekend 11 Maggio, un faticoso, quanto piacevole diversivo.
 
Nostra intenzione, parlando a nome mio e del quasi ing. De Santis, era quella di passare un tranquillo fine settimana a Rimini... non foss'altro che il mezzo a disposizione consiste in due ruote, un paio di pedali e qualche borraccia. Sì, avete capito benissimo... vi manca solo la croce in alto a destra, poi potete prendere il vostro panno e il vostro cuscino.
 
Per quelli che non la darebbero su, questo è il piano... si partirebbe Sabato 10, verso le 10, subito prima del cartello di Bologna, più o meno sulla rotonda di S.Lazzaro. Quando si arriva non è dato sapere. La strada da percorrere sarà la via Emilia, tranne il primo tratto ad essa parallelo in modo da rendere il percorso più pianeggiante; alcune macchine faranno da battistrada, e si fermeranno per acqua o soccorsi qualora abbiate bisogno, mediante anche l'uso del cellulare. Se vi ritirate, verrete scortati in una di queste macchine assieme alla bici. Ma non sarete ritenuti a ricevere la maglietta celebrativa.
 
All'arrivo, in ogni caso, saremo a Rimini. Chi compie il percorso fino in fondo, dovrà necessariamente indossare la maglietta celebrativa riguardante l'impresa appena compiuta, girando per la città sudato marcio e facendosi riconoscere, come farebbe ogni emiliano in Romagna. I ritirati resteranno sbeffeggiati, e con la divisa da gara. 
 
Dopo una serata... ...bresca, sì dormirà a casa del sottoscritto (c'è posto, c'è posto), e tutte le bici verranno sistemate all'interno delle macchine. Il giorno dopo, Domenica, sarà dedicato al Pesce e al cazzeggio, prima di tornare a casa verso sera, sfatti e felici.
 
 
SFIDARE SE' STESSI, RENDE DIGNITOSE LE VOSTRE VITE!!!
 
 
ACCORRETE NUMEROSI!!
 
 
 
   
2 avril

Believe in the Sun

 
 
 
 (premessa: questa è una… “cosa”, che mi sentivo di postare già da un po’. Molti di voi capiranno poco o niente, ma non è importante, sapete come cazzo scrivo. Se proprio non avete niente da fare, cercherò di rendervi più semplice il discorso)

 

 

Certa gente dovrebbe cominciare a riscoprire cos’è il sole; certe persone, a vent’anni quasi o poco più, potrebbero anche iniziare a divertirsi.

 

Certi giorni, non sei solo. Quasi tutti. Sei con un Pc acceso, 400 pagine e una sedia, abbastanza comoda per poter pensare che, un giorno, non sarai più lì. Già, un giorno. Quello in cui sarai solo, ma ci sarà il Sole.

 

Certe notti, quasi tutte le notti, vorresti che non venisse giorno, o meglio. Vorresti che non fosse, proprio Quel giorno dopo.

(…) …Vorresti che rimanesse notte, sì. Uscire con due pizze da Altero dopo allenamento, per tornare tondo come prima, fissare l’infinito a forma di rotaie sopra il ponte della stazione, con qualche pezzo del Guitar Trio nelle cuffie. Oppure, alla meglio, immaginare di essere mezzo bresco, con una chitarra sotto le stelle, vicino al bagnasciuga. Esistono accordi fatti apposta per quello, che ne dite? Proprio in mezzo, si poggia la Luna. Ma il Sole è tutto attorno a te.

 

Certe persone dovrebbero evitare di studiare, per un esame, a Capodanno o il giorno di Natale; perché, magari, sono le stesse che dicono di essere stressate per ogni cosa, perché il 28 non è 30, e così via. Certa gente, almeno il sabato sera, potrebbe invece fare qualcosa di più della mezza, senza pensare che la Domenica è come il Lunedì, un altro giorno. Ma in fondo, che c’è di strano? Il Sole illumina la scrivania, e va bene così.

 

Certi amici hanno la ragazza, certi conoscenti hanno la ragazza. In ogni caso, meno i primi dei secondi. Nessuno insegna come ci si comporta, né tantomeno le differenze fra gli amici e lei. Chi le capisce, è un amico. Chi non ci prova neanche, è un conoscente.

 

Con certi amici, non vai da nessuna parte. Ma va benissimo, non è assolutamente un problema. Con certi altri, schiocchi le dita e vai dove ti pare. Certo, magari ti capita di dormire in un Volvone, e di fare colazione con qualche birra della Coop. Se non fosse che è il bello del viaggio, anche se i certi del Capodanno e dei 28/30 ti criticheranno fino alla morte. Ma sono cose che a vent’anni vanno fatte, eccome. E, per conto mio, a chi c’era quel giorno, beh… ...io sarò sempre riconoscente. Pioggia o neve, ma il Sole c’era eccome, per tutti.

 

Certa gente invece non si muove, e basta. Per il Natale, o per la Lei che è sempre in mezzo, dovunque, o perché il Sole, per loro, scalda così.

E non ne vale la pena.

 

Se pensate di aver capito tutto questo discorso, potete già cominciare a darmi del fannullone, se non peggio. Dovreste farlo, volendo, ma in realtà non avreste capito niente.

Per chi non l’ha ancora data su, invece, segno che ha da fare esattamente quanto me in questo momento… …pensate che le frasi del primo paragrafo sono la stessa cosa, e il resto verrà da sé.

 

Credete al sole, cazzo.

Tanti saluti…

 
 
 
 
4 janvier

Christmas Welcome

Il Capodanno più folle della mia vita. Di questi tempi, più o meno 12 lune piene fa ci eravamo spersi, augurandoci, dopo un 2006 strepitoso, un qualcosa che lo potesse rimpiazzare degnamente. Con la fine del 2007, ovviamente più che mai annus horribilis, va spegnendosi anche il mese di Dicembre, che del 2007 è stato nettamente il più prolifico in assoluto.

Orribile. Parliamoci chiaro: sono successe tre cose da ricordare. Tre. Una di queste, oltretutto, la serata a Rimini del 2 Agosto con Aska e Santi, forse cinque diottrie in due, e la nascita di un nuovo mito, le perle di Pistolazzi. E’ stata anche la serata più bella della mia estate, qualcosa vorrà dire. Con Santi che gridava “Voglio tornare al Silver” per vedere chi c’era, io che gli facevo notare che se eravamo in otto e le altre sei erano coppiette beh… forse non era il caso di disturbare, per non dire… …prendere in considerazione, ecco. Con Pistola che vedeva passare le crucche. “Merda!” “Vuoi fare un film porno?”. Alla terza volta, dopo un litro di tè e due Bacardi, rutto qualcosa di oceanico mentre ne guarda sfilare un altro paio, in faccia. Corrono ridendo. “Mi rovini la reputazione!” Già in Leggenda, ma questa è la prima...

2a. Ho finito Autogrill, finalmente. 117 pagine di Word che, rileggendo, mi par di notare che possano essere visionate anche da gente che Moccia lo stima. Riconosco il parziale fallimento della mia missione, ma il fatto che abbia terminato un qualcosa che a Marzo davano già molti in un cestino (Fabio? Davide?) mi ha riempito di autostima, davvero. Anche perché, ripeto. Ho scritto cose non vissute, o vissute solo da esterno, nelle quali però credo assolutamente. Undici mesi per la rifinitura, ultima revisione proprio in questi giorni; se tutto va bene, il libro vedrà luce a Maggio/Giugno. Prima avrei qualche esame da dare, e se qualcuno mi continua a gufare 28 o 30 mentre sto studiando estetica prima o poi mi incazzo, sul serio. Grazie.

3. A dire il vero ci starebbe anche una citazione, riguardo al nostro grandioso Gruppo OnDa Road: Halloween in riviera e Weekend a Milano, quest’ultimo in stato psico-fisico funereo, dormendo (…?) dentro una Volvo per vedere una città del colore del Piombo. Un Grazie a Gabbo e a Jimmy comunque, perché ci vuole del cuore; ma il 3 è tutto del popolo Giessino, perché è grazie a loro se ho un minimo riscoperto il piacere di stare in gruppo, e la voglia di giocare a Basket.

Come ogni anno, verso Natale, si celebra la “Christmas Welcome”: Pino, il nostro capitano, due mesi prima ci chiese se avevamo già messo il teschio sul calendario. Devo dire che, dopo molto tempo, ho perso un po’ di quello scetticismo che mi ha reso celebre. Aperitivi, Cena e Discoteca, dai. Che c’è di speciale?

 

 

Si comincia alle 18. 30 del Venerdì, le premesse sono abbastanza pessime. Veniamo dalla migliore partita della stagione, persa (“qualcosa vorrà dire”, cit.) 68/65 in casa della prima in classifica, imbattuta dopo 10 giornate. E’ finita con rissa (solo verbale) fra alcuni giocatori, con Sabbio che in macchina ha sciorinato un repertorio nichilista degno di Gorgia, dopo aver sbagliato la bomba del pareggio: appena arrivato in palestra Raffa ammetterà di non aver capito più un cazzo dall’ultima azione, affermando di essere sicuro che eravamo sotto di 2.

Si comincia con la festa del Minibasket, promossa dalle maggiori autorità Welcome (Pino e Gianfry su tutti). Ci fingiamo allenatori e ci dividiamo fra le due panchine, prendendoci dieci nani a testa: io e Pulla da una parte, Raffa, Pino e Poli dall’altra. Quattro quarti da 8 minuti l’uno, con in mezzo gara di dai e vai vestiti da Babbo Natale, inutile dire chi ha vinto. Finalmente Sabbio riesce a schiacciare, mentre “Coach R” (cit.), Pino e Gianfry vanno ad abusare del banchetto dei cinni senza permesso. Non rimane più un solo gadget natalizio, “oh, qualcuno si è preso le corna” (cit.)

 

Primo aperitivo al Chichibò, storico locale del ritrovo della Welcome (più o meno quello che Arnold’s era per Happy Days, tanto per intenderci). Gli scopi della serata erano molteplici, sfumata la possibilità di chiedere ai bambini il cellulare delle mamme adesso il principale era fare ubriacare Poli. Adesso capisco perché dice che sono tutti dei parolai, comunque. Si comincia assaggiando qua e là patate al forno (fredde), un americano (offerto) e una birra media, tanto per assaporarle un po’. Parlate pure del FantaBasket, pivelli, come se servisse a qualcosa… “ride bene chi ride ultimo” (cit.). Dopo un’oretta in relax si parte in 7 sulla (Zafira?) di Miky, destinazione “Mucca Pazza”. Non scelgo neanche i luoghi più pittoreschi dove dare il massimo. Pazienza.

Arriviamo trafelati, posto rustico ma efficace. Menù fisso a 25 sacchi, tris di primi (Risotto/Strigoli/Tortelloni) conditi da un grigliatone misto e da una quantità di caraffe di vino assurda. Se sapete fare 2 più 2, e se mi conoscete un minimo, potreste immaginare la reazione chimica susseguente: se vi mancano alcuni dati, fate pure un paio di bicchieri di Champagne, un paio di Bianco e sette calici di Rosso. Inesperienza? Forse, ma provate voi a stare vicino a Pisci e ad Albi a tavola. “Carlo, il bicchiere è vuoto” “Sei indietro due giri.” Mezz’ora di cesso. Senza costrutto. Usciamo.

 

Distrutto, quanto volete. Non ancora vinto, riparto in macchina con Pulla che mi chiede, nel caso, per cortesia di accostare. Dietro, figurarsi, Capo e Vice-Capo. Ritorniamo al Chichibò, dove Henry ha già preparato i waikiki per tutti, chiedo e ottengo il permesso per andare a fare due passi fuori: dopo un chilometro, o quasi, parcheggio il mio fatturato sullo zerbino di un locale. Altra mezz’ora per reggersi in piedi, e per rendersi conto di essere coscientissimo, porca troia. Le autorità mi aspettano fuori, “ragazzi mi sa che io in Capanna non vengo.” “Ma và?” Entro e parte la standing ovation, Pino mi accompagna in bagno dicendo che sono il suo nuovo Idolo. Se non fosse il Capitano, essendo celiaco. Penso che gli avrei dato del pane.

Partono le gare di coca e rum, e dopo tutti in Capannina, la più celebre Discoteca Felsinea. Quasi tutti. Ripeto una decina di volte che io, sì, voglio tornare a casa da solo, grazie. Ci vedo e ci sento benissimo, purtroppo. All’undecima qualcuno mi riesce a convincere. È Sabbio. Va bene, ringrazio, non possiamo parlare né della partita né dell’esame di ieri, è andato male, ti capisco benissimo. Ma non mi puoi neanche parlare del vino, delle tue esperienze vissute e di come curarsi, altrimenti sarebbe solo una scusa per lavare la tua auto. E invece continua.

Percorro quasi tutti i viali in scioltezza, prima di far scomodare una pattuglia. Non stiamo andando a puttane, ci dispiace. Avranno visto la mia faccia, scappati come evasi e com’erano. Un’altra volta, e poi un’altra ancora, proprio sotto casa, così imparo io a non controllarmi, e tu a parlarmi del lambrusco. Grazie, grazie di tutto (cit.), sei un amico, davvero. Non preoccuparti di come sto, fallo invece per la tua portiera che mi sembra un po’… unta. Ah, ci sono dei fazzoletti nella tasca esterna? Ok, va bene. Hai vinto tu.

Rientro in casa alle 2. 30, sotto le coperte in camicia, jeans e Reebok d’antan. Un breve sussulto per ringraziare Gianfry della serata, verso le 5. 30. Non ci sarò più con la testa fino alla sera dopo, per due giorni solo pane e acqua… ma va bene così, eccome. Per un anno che ha fatto cagare, l’importante è averlo finito vomitando. In due pagine non vi ho descritto una scena felice, ma spero che questo sia un segnale. Erano tre anni che non prendevo una botta così.

 

Siamo già entrati nel 2008, intanto. Capodanno è passato, in tutti i sensi, non penso di scriverci sopra niente visto che c’è “gente” che deve ancora lavorare su Halloween e sul weekend meneghino, e visto che siamo qui avrei un po’ di fretta, please. Ieri era il mio compleanno, passato bene (stranamente), ma ovviamente gli auguri migliori li ho ricevuti da “gente” che non volevo sentire. Mi prenderò la soddisfazione di guardare i teenagers dall’alto, e di scrivere che lo stile “Emo” e i “Posers” sono delle discrete puttanate. Quanto a Noi, beh… Noi non vinceremo mai il campionato, a breve sarà ufficiale. Ma sulle casse dei morti ci sarà sempre una bottiglia di rum.

 

20 novembre

Polemica is back

Lascio la revisione del Libro per una sera, peraltro giunta (finalmente?) al suo punto più critico, per poter parlare di qualcosa di serio, e che coinvolge tutti.
Tutti. Sissignori, perchè dentro l'età del precariato ci siamo, e ci siete, Tutti voi.
Non vi chiedo ovviamente di sentirvi già in colpa, scusate se l'intro è stata un po' brusca. Ma l'argomento che mi tiene in piedi stanotte, assieme al dannatissimo caffè del dopocena, credo che meriti qualche commento dal fancazzista (Grazie!) che leggerà questa brodaglia di post.
 
Stamattina ho incontrato un mio vecchissimo amico, Leandro, vicino alla stazione: trattasi, tanto per intenderci, di uno dei miei primissimi compagni di Minibasket, quando si giocavano 2 tempi da 20', si tirava con 30'' a disposizione e, soprattutto, in un Derby c'era Rivers al posto di Cavaliero, e Rigaudeau al posto di Conroy. Mi ha fermato lui, chiaramente. "Ho avuto un periodo bruttissimo", ha detto. "Però adesso va benissimo, la mia vita è stupenda." Gli ho chiesto come mai questo cambiamento, allora, facendogli capire che ero contento per lui. "Ah, guarda... per prima cosa, ho trovato la ragazza." E va benissimo. A quel punto logicamente mi aspetto gli altri motivi, ma questo mi parte con una dissertazione lunga mezz'ora concernente questa Francesca, che dal racconto dovrebbe essere una via di mezzo fra la Venere del Botticelli, Iside e la Madonna. Ci salutiamo e se ne va, preso come l'aria. Okay.
 
Come cosa ci sta, voglio dire. Però non ci vedevamo da una decade, e magari potevo aprire bocca anch'io: forse non so più come si fa o, Comunque, Il... "problema" secondo me è questo. Spessissimo grazie a Msn mi capita di sentire della gente - teenagers o quasi che anche per questo reputo vicini a me - che giudica la vita stupenda e sublime se ha la ragazza (o il ragazzo), buia e triste se non ce l'ha.
Va bene, è inutile dire che non frequento l'élite. Molti di voi cliccheranno la croce là in alto perchè vedrete questo post come inutile, ma se lo farete vorrà dire che almeno un minimo mi darete ragione. Critico apertamente questo modo di fare; per amore ci abbiamo dato e ci siamo schiantati tutti, addosso a dei pali. Me compreso. Ma NON ESISTE che, nel 2007, un/a  13/20enne  debba pensare che ci sia solo questo nella vita. Ti suicidi in diretta tv se va male, così almeno puoi dire di essere rimasto te stesso, fino alla fine. A te va il mio applauso, una bara comoda e uno sputo sullo schermo.
La questione andrebbe ampliata. Per un'amica si farebbe di tutto, non credete? Un libro da consegnare il prima possibile, sopportare dolcemente alcuni disagi, o anche un viaggio controvoglia fuori da questo ...paese, portafogli per il centro città sempre pieni. Tutto questo ti verrà sicuramente dato indietro, ma a interessi zero. Per un amico..?
 
Boh... magari mi andava di fare della polemica, però penso che ci sia del vero in tutto questo. Se conosceste persone in precarie condizioni finanziarie o di salute, non credete meriterebbero più di 5 minuti del vostro tempo? Venire segati per 2 volte alle superiori non vi spinge dentro, a provare a fare meno merda?
Fate come vi pare. "La vita è bella. Non Giocatevella." (cit.)
2 novembre

PROGGA DAY

Fra una correzione, un parziale e un altro, riemergo dalle acque (piovose) di Bologna qualche mese dopo il mio ultimo post. Convengo che ve ne freghi poco e/o niente, però sempre di concerto qui si parla: e l’inossidabile quanto –troppo, a mio avviso- romantico “Lionello” Richie lascia spazio alle melodie e alle percussioni di due gruppi che hanno spaccato, e non poco, timpani e batterie. Giovedì 25 Ottobre 2007, al Paladozza arrivano Symphony X e Dream Theater.

Ci sarebbe anche un Halloween da raccontare, ma quello lo lascio alle sapienti doti di Gabbo: il concerto mi permette invece di porre l’accento su un’altra questione.

 

Grazie a Dio (o chi per lui) quest’estate ho conosciuto il buon Bertoz: immagino lo conosciate più o meno bene tutti, per gli altri sappiate che è apparso in una marea delle ultime foto. L’idea del concerto è partita da lui, l’ha usata anche per passare assieme a me e ai suoi amici una simpatica serata. Dalla quale, a parte tutto, sono anche usciti bene.

Sarà perché è sopra i 20, quindi magari avrà qualche vantaggio che non conosco, però lui, “in terra nemica” (cit.), ci è venuto. Lui, Fraga, Nicholas e il buon Turro (buon perché, almeno, a me non ha fatto niente…) “Panarea”. Degli altri, beh… dopo un anno e mezzo, immagino che degli altri non gliene freghi niente. Ne tolgo un paio dalla lista, quel paio che sento spesso e a cui comunque dico grazie. Gli altri invece hanno i genitori, hanno i compiti, devono studiare per prendere 60 o 100, e in 365 giorni non hanno un attimo di tempo.

Grazie?

 

 

Lasciamo stare. Occupiamoci, piuttosto, di prendere quei quattro scappati nei pressi del PalaDozza, mentre il buon Mazzo da Faenza mi anticipa alle 19. 07 che il concerto comincerà effettivamente alle 20. “Partiamo alle 18, tanto arriviamo in tempo.” Figurati se dei cervesi 1) si fidano di un bolognese; 2) arrivano in tempo in due ore. C’hanno il Jet lag. Ad ogni modo, passo una mezz’oretta fuori dal “teatro degli eventi” (cit.), aspettandoli senza però ricevere in cambio nessuna risposta. Che fare? Dopo 4 chiamate a spese di mio fratello, alle 20.03 abbandono tutto per la voce marcata di Russell Allen.

I Symphony X ripropongono i pezzi più riusciti dall’ultimo album, “Paradise Lost”: la title-track e “The Serpent’s Kiss”, oltre ad alcuni vecchi successi come la più celebre “Out of the Ashes”. Russell, il cantante, è sicuramente uno dei migliori di tutto il panorama metal, e mi ha impressionato molto anche la velocità di esecuzione di Michael Romeo, il chitarrista della band, considerando come si tratti comunque di un live. Dopo un’ora finisce la prima parte del “Progga Day”, Bertozzi & Co. arriveranno imprecando cinque minuti più tardi. “Già finito?” “Cos’hanno suonato?” “C’è della Birra qua in giro?”

E non rompetemi i coglioni, perché ve l’avevo detto.

 

Ripresa. Gli amici del Bertoz gradirebbero fare un giro di sopra, fra cui anche l’uomo Container di cui, per decenza, vi risparmio la storia. Rimaniamo io e il Riccio al piano parquet per ascoltarci i Dream Theater, vero piatto forte del “Progga Day” (o PD). In mezzo a una marea di gente. Davanti, Mike Portnoy con occhiali da vista (“Il Batteraio matto”, cit. Pino), assieme al “cinese” e a “quello del pizzo”, Jordan Rudess. A destra John Petrucci, al centro del palco un James LaBrie con un paio di baffetti arroganti, segno che comunque gli anni stiano veramente passando per tutti.

Meglio così, da un mio punto di vista. I DT riprendono al 90% canzoni dagli album più recenti: in particolare l’ultimo, “Systhematic Chaos”. Dire che non mi ha fatto impazzire è un eufemismo. Tecnica inappuntabile, così come il coinvolgimento della folla all’interno del palazzo. Il problema, affiorato già da qualche annetto, è che (a mio parere, ovviamente), negli ultimi tempi si siano appesantiti un casino, e così facendo siano diventati un bel po’ ripetitivi nei loro pezzi. Personalmente, credo che le parti migliore del loro repertorio siano sempre state le cover e le ballate (“Space-Dye Vest”, “The Spirit Carries On” o anche una semplice “Goodnight Kiss” per citarne tre.). A prescindere da questo, la mia canzone preferita e, forse, quella più famosa (“Learning to live”, peraltro riproposta solo in parte) possiede, al suo interno, la vera anima del progressive. “Costant Motion” o “The Dark Eternal Night”, sono brani che al limite mi potranno piacere fra qualche anno, ma che sono troppo basati sul metal e troppo a memoria, considerando gli assoli, sul prog.

Detto questo passano due ore, nelle quali s’ode anche una salutare quanto infinita “Take the Time”.

 

 

 

Just let me catch my breath...
I've heard the promises
I've seen the mistakes
I've had my fair share of tough
breaks
I need a new voice, a new law,
a new way
Take the time, reevaluate
It's time to pick up the pieces,
Go back to square one
I think it's time for a change

There is something that I feel
To be something that is real
I feel the heat within my mind
And craft new changes with
my eyes
Giving freely wandering
promises
A place with decisions I'll
fashion
I won't waste another breath

You can feel the waves coming on
(It's time to take the time)
Let them destroy you or carry
you on
(It's time to take the time)
You're fighting the weight of
the world
But no one can save you this
time
Close your eyes
You can find all you need in
your mind

The unbroken spirit
Obscured and disquiet
Finds clearness this trial
demands
And at the end of this day sighs
an anxious relief
For the fortune lies still in his
hands

If there's pensive fear, a
wasted year
A man must learn to cope
If his obsession's real,
Suppression that he feels must
turn to hope

Life is no more assuring than
love
(It's time to take the time)
There are no answers from
voices above
(It's time to take the time)
You're fighting the weight of
the world
And no one can save you this
time
Close your eyes
You can find all you need in
your mind

I close my eyes
And feel the water rise around
me
Drown the bear of time
Let my senses fall away
I can see much clearer now,
I'm blind

Find all you need in your mind
If you take the time

 

 

 

 

All’uscita di un concerto comunque da 7, ritroviamo gli altri fuori dai cancelli seduti, a guardare il cielo piovere a dirotto. In piccionaia c’era posto, fanno sapere, ma non c’era problema. Il problema sarebbe stato riuscire ad arrivare alla macchina, visto che ci siamo fatti 2km a piedi e, da lì a poco, ci sarebbe stata solo una cazzo di Birra Flambé.

Il resto, più o meno, è marginale. Un’ora con Samba a fare il Gps umano per le strade di Bologna, il Gps umano va in tilt e facciamo arrivare l’1.30, prima di riuscire a trovare il classico Black Fire. Bertoz non sa dove cazzo siamo, Bertoz si impezza la “Mitica Vale”, Bertoz degusta e gode la Birrà Flambé. Non mi ringraziare dai, non è merito mio. Maz fuori come un palo si addormenta suonando la batteria, Morris dialoga con la Chiara e Samba che non ne può più di Bologna. Lui dopo 6 ore scarse. Io ho 19 anni.

 

 

Si chiude con Bertoz entusiasta, in viaggio verso casa. Dice che ritornerà un giorno di sicuro, con la gente che lo vorrà seguire. Perché “è una gran figata quel posto, davvero. E poi andiamo, a mangiare al kg e bere al litro. Grazie di tutto”.

 

Bella Idea. 

Ma vi fa tanto schifo?

22 mai

Stand up for Lionel!

Questa ve la devo. Tutta. Qualche pausa da Grill è da dovuta e doverosa, soprattutto visto che siamo arrivati al punto dell’ispirazione positiva che dopo tre mesi devo ancora trovare. Credo e spero di esserci riuscito lo scorso giovedì, con la compagnia del buon Ricky Brini, in una notte meneghina da ricordare.

Scusate perciò il ritardo, e se qui sopra ho smesso di scrivere. Anche se, a dire la verità, da qua a Gennaio non è certo successo granché. Con la Ponza ho chiuso, con certi rapporti anche, alla fine tutto quello che è avvenuto in questo periodo ha portato i miei pensieri e la mia mente più verso l’aldilà che l’al di qua. Non sono le serate passate a vedere il Milan a rendere le cose migliori, anche se lo faccio perché i miei migliori amici “c’hanno quella fede lì”, né tantomeno l’uso sfrenato di una chitarra, scordata, che nemmeno io ho più voglia di aggiustare. Non cambiano la monotonia, anche se di certo aiutano: e, per questo, avrei preferito assistere a un live di Bruce Dickinson piuttosto che a un concerto -strapagato- di Lionel Ritchie, “Commodores former.”

Ma della vita io non ho capito un cazzo. Per fortuna, beninteso, altrimenti ci sarebbero dei momenti dove realmente non saprei perché esistere. Pensavo di aver capito tutto, invece, quando alla vigilia della partenza in terra Lombarda il buon Boris ci ha riferito la sua impossibilità ad ospitarci “nella sua magione”: ma siccome questo non nasce per essere un Blog da guerra, e per il pepe abbiamo un sito apposito, mi limiterò a passarci sopra, com’è giusto che sia. Film già visto troppe volte, punto e basta. Ne cominciamo un altro, più o meno verso le 23 e qualcosa del mercoledì, quando quelli del Jolly Hotel decidono di accogliere noi, anime prave: per la modica cifra di 99 sacchi 99, ci inchiniamo davanti al Forum come già fatto con Dante. Calabria.

“Rick, vè che un dritto io lo posso anche fare.” “Ma sei fuori? Bologna non è come Milano, è pericolosissimo!” Alla fine (strano?) ha ragione lui, usando come scusa il fatto che senza biglietto i sacchi da dare sarebbero stati 180. Quindi sarebbe un’affare. Riesco a non sporcarmi di pomodoro dopo due tranci dal pakistano, arrivo in anticipo con lo zaino in stazione dove Rick, teso al massimo, mi stava già aspettando da un pezzo. “Come stai, bah non c’è male, te invece”, pronto e gasato per fare il maraglio. In zona maraglia. Mare, Lionel, la figlia tossicodipendente, poi ancora Fortitudo fuori dai Play-off, Bologna fuori dai Play-off, F.ine D.el T.orneo Team fuori dai play-off, tutto è bene ciò che finisce bene ma c’è chi vorrebbe finire con le controprove. I soldi volano con l’Eurostar, che ci porta in una stazione di chiaro stampo fascista: in seguito la metro, dove nonostante il caldo c’è molta più aria fuori che dentro, un autobus che arriva/non arriva/l’abbiamo perso/prendiamo l’altro beh… degli autobus dove la gente che guida potrebbe anche esprimersi in Italiano. E così, fino alle 6. Centro dietetico. Jolly Hotel. Forum anzi, DatchForum di Assago. Guardando in casa nostra non mi lamenterei troppo in fondo, anche se credo che il buon Beppe Dozza si stia rivoltando nella tomba.

Entriamo. Penso anche che tutta la gente che ci ha notato avrà detto “chi cazzo sono questi?” Ma loro e le loro cravatte avrebbero avuto tempo per una ripassata. Uno strano nome a nome “Brini Riccardo” compare nel video: doccia, e cena in un chiosco proprio davanti al Palazzo. Non mi soffermo sul palazzo in sé, che tra l’altro è quello dell’Istant Replay. Ma visto che la mia esistenza è concentrata sulla palla a spicchi, come voi certamente saprete, fa un po’ pensare che 11. 500 persone siano aggrappate alle prestazioni di un diciottenne, io che ne ho già diciannove e da anni 13 non faccio altro. Funky, Gallo. Respect.

Il nostro posto è in poltronissima, numerata peraltro, “attesissimi in zona Vip”. Ragion per cui ce la tiriamo anche, e devo dire che non è una brutta sensazione, specie con un maestro del settore. Alcune maschere, oserei dire degne, ci conducono ai nostri posti, praticamente sotto al palco e dietro a una coppia romana. Veniamo impezzati dalla lei, che oltre a farci notare l’età (giovane?) si vantava di essere stata la compagna di Eros Ramazzotti al Liceo. Credo di aver fatto una faccia da antologia. D’altra parte, in risposta, Rick se la tirava perché pensava di essere l’unico minorenne lì dentro, per cui venne smontato subito da alcuni cinni che gli passarono a fianco tendenti dalle 5 alle 10 primavere. Ed era sempre più teso, anche perché i musicisti sono come le tipe al primo appuntamento: si fanno sempre aspettare, prima di tuonare con la prima canzone. Una “Just for you” abbassata di tono, per via di un microfono rotto, ma che anche dopo una mezz’ora abbondante sa bene come rendere l’idea. Si comincia così, con Lionello e la sua giacca Maya, che mi faceva letteralmente impazzire, anche se ne suderà 4 o 5 in corso d’opera. La gente era già su di giri per la prima canzone, figuratevi con un microfono nuovo. Una vera climax ascendente, composta da canzoni lente e spesso suonate solo da piano e voce, con l’intermezzo di brani più accesi quali ad esempio “Running with the Night”. Il tutto cotorniato da Cabaret di una discreta classe (e non il Cabaret stile Gufi a cui sono stato più volte sottoposto), mandando a cagare per qualche canzone il proprio gruppo e coinvolgendo molto il pubblico, giunto almeno in ventimila unità all’ ex Forum. Chiaramente ci sentivamo un po’ spiazzati, tutte quelle dualità abbracciate e verso la quaranta/cinquantina. Ma non era da farsene una colpa, se noi siamo giovani e se ci piacciono le cose un po’ annacquate nel tempo. C’è gente che sbava per le canzoni profonde di Paolo Meneguzzi, per la tech house di alcuni Dj (che tra l’altro potrebbero essere anche amici miei), o anche per la pelata di Britney Spears. Non fateci una colpa, se ascoltiamo Lionel e se crediamo che le canzoni d’amore migliori siano sue, di Sting o di Brian Adams. Non siamo gente raffinata per dire questo, anzi, non lo siamo assolutamente. Com’è vero che di tanto in tanto rompo i timpani dei miei vicini cantando, e se uno dei miei sogni nel cassetto è quello di spaccare una chitarra in concerto come Pete Townsend.

Il resto è poi scivolato via da sé. Canzoni più o meno tutte conosciute, anche se personalmente mi è dispiaciuto che non abbia cantato “Say you, Say me” “Youh! together” in onore dell’ineffabile Gabbo Benedetti. Per ultime quelle più famose: “Endless love”, duetto effettuato con le dolce metà del pubblico anziché con Diana Ross, “Angel”, per cui gente di mia e non vostra conoscenza continuerà a rompere a lungo su questa canzone e, per innaffiare il tutto con un gran vino, la finale “All night long”, dopo che lo stesso Lionel aveva minacciato più volte il pubblico di chiudere la baracca. Il video annesso, disponibile pure su youtube per cortesia del “RiccioliCervia”, testimonia tutta la nostra esagitazione nel cercare di inquadrare il palco e la folla. Verso mezzanotte si tornava indietro contenti, e con qualche grammo in meno per il sudore, recuperato comunque poco dopo. Non ce lo dimenticheremo presto, penso. Anzi, almeno uno fra noi non se lo dimenticherà di sicuro.

In camera scrivo un paio di appunti, c’è la replica della finale di hockey su pista. O quella era prima del concerto, non mi ricordo. Sei ore di sonno non me le facevo da Capodanno, però, e devo dire che il giorno dopo ci sono piuttosto rimasto... tra l’altro, beccando gli unici due giorni di pioggia del 2007. Ma chissenefrega. Coming Home, e stavolta sul serio. Per treno, concerto e hotel, c’è Ricky. Un momento di felicità, non ha prezzo. E vaffanculo!

 

Per la cronaca. Come temevo, il mio momento di depressione è finito. Considerando che è solito durare da Ottobre a Maggio, direi che siamo in media. Dovrei scrivere due righe anche riguardo la polemica fra Ricky e Boris, cosciente del fatto che non ce n’è assoluto bisogno. Credo che sia giusto tenersi fuori, e sperare nell’onestà delle persone. Specificando che, visto che ne parliamo a freddo e con la testa lucida, non ce l’ho con nessuno, e questo sia ben chiaro. Con nessuno. Altrimenti, per la quantità di inculate che ho preso nella mia vita, allora certa gente l’avrei dovuta mandare all’ospedale.

 

Chiudo il tutto con un omaggio, dovuto, ad un nostro grande amico, “che purtroppo è fatto così, ma che alla fine gli vogliamo bene lo stesso.” Torno al Grill, sperando che stiate bene e in pace con voi stessi. Che è quello che conta. Saludos…

 

 Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

I had a dream
I had an awesome dream
People in the park
Playing games in the dark
And what they played was a masquerade
From behind the walls of doubt
A voice was crying out!

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally

As we go down life's lonesome highway
Seems the hardest thing to do
Is to find a friend or two
That helping hand
Someone who understands
When you feel you've lost your way
You've got some one there to say
I'll show you,

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

So you think you know the answer
Oh, no
Well, the whole worlds got you dancing
That's right I'm telling you
It's time to start believing
Oh, yes
Believe in who you are
You are a shining star

Say you, say me
Say it for always
That's the way it should be
Say you, say me
Say it together
Naturally!

Say it together
Naturally!

6 mars

Fade to Black... in a Space-Dye Vest.

DREAM THEATER
Space-Dye Vest
Awake, 1994
 
 

Falling through pages of martens on angels
feeling my heart pull west
I saw the future dressed as a stranger
love in a space-dye vest
Love is an act of blood and I'm bleeding
a pool in the shape of a heart
beauty projection in the reflection
always the worst way to start
Now that you're gone I'm trying to take it
learning to swallow the rage
Found a new girl I think we can make it
as long as she stays in the page
This is not how I want it to end
and I'll never be open again
There's no one to take my blame
if they wanted to
Nothing to keep me sane
and it's all the same to you
There's nowhere to set my aim
so I'm everywhere
never come near me again
do you really think I need you
And I'll smile and I'll learn to pretend
And I'll never be open again
And I'll have no more dreams to defend
And I'll never be open again

 

METALLICA

Fade to Black

Ride the lightning, 1984


 

Live it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters no one else
I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free

Things not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this Can t be real
Cannot stand this hell I feel
Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now he 's gone

No one but me can save myself, but it's too late
No, I can't think, think why I should even try
Yesterday seems as though it never existed
Death Greets me warm, now I will just say goodbye

 

Ecco... queste sono le 2 canzoni che sto ascoltando di più in questo periodo. Penso che potrebbero riassumere il mio stato attuale meglio di qualsiasi altra cosa, quindi non vado oltre.  

Divertitevi, e state bene con voi stessi, più che con gli altri. C'è chi lo sta facendo e chi lo ha sempre fatto, c'è chi lo sta imparando adesso perchè ha capito che è la soluzione migliore. Altrimenti, sarete depressi e dispersi nel vostro oscuro microcosmo. E, qualora lo vorrete, sarà un piacere farvi compagnia.

 

16 février

Falling into fantasy...

Salve a tutti...
...Beh, mi rendo conto di come siano passate 2 settimane dall'ultima volta che ho scritto qualcosa qui sopra, quindi per tutti coloro che aspettavano mie notizie (e questa è, notoriamente, gente che non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera, perchè sennò dubito che gliene potrebbe fregare qualcosa del sottoscritto) (ma vi ringrazio lo stesso), sarà bene sputarci su un paio di righe.
Francamente, credo di non sapere bene neppure io come stia in questo momento. Ho dato un esame, ho una chitarra scassata e con 4 corde da un mese, ho un mp3 che sta più tempo in sala operatoria che nelle mie orecchie, e ho una schiena che dovrebbe essere in sala operatoria da un anno e mezzo, ma che per amore del gioco non ci è ancora passata. Detto in altri termini. Non sono vegeto, ma sono vivo. Non calcio e non rompo (ancora) pareti o finestre, ma impreco e urlo come un cinno appena nato, specie quando mio fratello (dodicenne) mette i Black Sabbath a tutto volume. Non lotto e non vinco, perchè è una cosa che ho già smesso di fare da tempo: ma assisto a quelli che vanno in battaglia dal parterre, perchè credo che, in fondo, si abbia pure una visuale migliore. 
 
Avrei anche una cosa davanti, che assomiglia sinistramente alla mia vita. Provando a sfuggirla, mi accorgo di esistere, e nulla più. Avrei anche un libro da scrivere. O, se preferite, "un'opera narrativa" (cit.). Autogrill, bravi. E' un obiettivo che mi sono posto, e non credo che farà sparire "3MSC" e derivati da tutte le librerie: rimane un'utopia interessante, ma del resto non ci sarebbe utopia se non mi fosse venuta in mente l'idea di crederci. Per adesso sono a pagina 13, sta procedendo abbastanza benino, e devo ammettere che ci sono stati dei commenti che mi hanno lasciato stupito. Non credevo, veramente, che sarebbe piaciuto ad alcuni di voi; o che altri mi avessero chiesto novità o anticipazioni, tutti i giorni, con quella specie di ansia che mi fa capire come a tutti gli effetti non si tratti una presa in giro, ma perchè eravate puramente interessati. Doveva essere una sorta di prodotto di 19 anni inutili, da tenere come ricordo scritto durante le ore notturne. Qualcosa di mio, con il mio stile, e null'altro. E invece...
 
Ovviamente, so come finirà. Il libro. Non so in che modo finirà, perchè può essere probabile che i miei se ne accorgano e cancellino tutto, e neppure se finirà. Perchè mi potrei rompere le palle prima, trovare una ragazza nel mentre e allungarne una copia al primo single per strada, col compito che la termini a modo suo. Ma adesso ci sto troppo dietro a questa storia, forse anche perchè nel mio caso è assurdo pensare a una fine del genere. Il che non fa altro che aumentare la mia ispirazione, specie il mio istinto tragico. Ci terrei, comunque, a ringraziare alcune persone. Paso, la Totta, Gabbo, la Lolly, Boris, l'Alessia, Fleps, Marko, Christian, la Vale e Andreone, e tutta la gente che si interessa, mi fa pubblicità gratuita e che crede che, alla fine, possa venir su una roba da 6. Ed è sempre qualcosa. Da Zero a Dieci.
 
 
 
 
E buonanotte a tutti i sognatori
a quelli che la devono far fuori
a chi c'ha il mondo sempre più lontano
perché ha vissuto sempre contromano
a chi non butta via la notte coi pensieri
a quelli che una coppia è gia una folla
e dicono che il cielo sia una balla
a quelli che da soli ci stan stretti
e pensano che il cielo sia di tutti
a lui e lei che stanno insieme solo con la colla

e poi a quelli che non ritornano
certo lassù forse lassù
sono capaci di non dormire mai più

chissà se in cielo passano gli who
chissà se in cielo passano gli who
chissà che nome d'arte avrà il dj
se sceglie sempre e solo tutto lui
se prende le richieste che gli fai

a chi decide di ammazzare il tempo
e il tempo invece servirebbe vivo
a chi sta in giro perché non ha scelta
perché comunque il sonno non arriva
a quelli che ogni notte puoi giurarci son presenti
e buonanotte a chi la sa godere
a quelli che han bisogno di star male
a chi ha paura di restare fermo
e sogna un po' più forte quando è sveglio
a quelli che non hanno mai saputo dove andare

poi a quelli che non salutano
certo lassù forse lassù
sono capaci di non dormire mai più

chissà se in cielo passano gli who
chissà se in cielo passano gli who
chissà che nome d'arte avrà il dj
se sceglie sempre e solo tutto lui
se prende le richieste che gli fai
 

 

Immagino che molti di voi avranno pensato a "Questa è la mia vita", o a "Libera uscita". Ma questa è la canzone che mi rispecchia, da troppo tempo a questa parte. E credo che lo farà ancora, o perlomeno speratelo, se volete qualcosa da leggere mentre studiate per il prossimo esame. E prima di dover dare un esame, ricordate, bisogna essere in pari con sè stessi. Altrimenti, tutto questo non avrebbe più senso.

Buonanotte...



 
 
 
 
30 janvier

Autogrill... coming soon?

Bene ragazzi, ci siamo. Questa è davvero grossa, e la vorrei condividere con voi. Se non altro, per farmi sapere una vostra opinione sulla cosa in questione... magari è una cazzata, non vedo perchè non lo possa essere. Tuttavia, per fare un esempio, c'è gente che ha fatto una barca di soldi sulla nazionale di calcio. Scrivendo barzellette, vendendo maglie di Materazzi tarocche, cantando canzoni sgrammaticate in dubbio dialetto sudista o anche ritraendo, più e più volte, la faccia di S.Gennaro o Padre Pio.
 
La cazzata è questa. Siccome il fumo uccide, ma la vita universitaria (e non) anche, ho pensato di rendere utili quei giorni in cui, dopo non aver fatto altro che studiare mattina e pomeriggio, ti ritrovi dinanzi la sera la porta di casa, ma per una serie di cose ti risulta impossibile usufruirne. E data anche la mia incapacità di suonare qualcosa che non sia un basso folk, o di passare con i miei una tranquilla serata davanti alla tv, prendi un drink e una luna fuori dalla finestra, e cominci a comporre.
 
Non ci siete ancora arrivati, forse. E dire che quelli che mi hanno istigato sono anche coloro che leggono assiduamente questo blog. Sono troppo prolisso, e avete anche ragione... ma tanto non la finireste di rompere mai. Perciò raddoppio. Mia intenzione, infatti, sarebbe quella di scrivere un racconto. Non penso che lo potrei chiamare romanzo, nè tantomeno libro... : tuttavia, sarebbe sicuramente qualcosa che farebbe esaltare ed esaurire la mia voglia di scrivere. Qualcosa in cui mi sento in dovere di credere, se non altro perchè sarebbe un favore che faccio a me stesso. Ringrazio di cuore Turro, Compagno e il buon Nicholas, per le giornate assieme e perchè è stato bello vedere che anche qualcun altro farebbe favori per me.
 
Ovviamente avevo già un paio di trame in testa per questo racconto, nonchè un nome appena ne avrei scelta una. Autogrill, anche in memoria (perchè no) dei weekend "on the road" di fine Primavera. "Non voglio anticiparvi altro" (cit.), credo che la prima cosa che avrete pensato citata la mia nuova attività sarà stata "non hai proprio un cazzo da fare!" o robe del genere. Magari è vero, ma in fondo fino a un certo punto. Ripetendo che alla fine è qualcosa che faccio per me, e non per portare il mio scarso manifatturato alla prima casa editrice. Che mi chiuderebbe la porta in faccia. Sapete anche cosa ne penso dell'impegno, tutte le volte che avevo voglia di fare qualcosa dove c'entravano anche fattori esterni o altre persone è andata malissimo, e non mi è venuto mai in tasca niente. Se scrivo quindi, lo faccio perchè mi piace, e perchè è qualcosa che mi stimola. Se invece credete che questa potrebbe essere un'idea, e volete saperne di più, attendete Giugno-Luglio 2007. Nel caso qualcuno fosse interessato, è chiaro che comunque mi farebbe molto piacere.
 
Poche le novità, anche se sono da sottolineare le ultime vittorie con "la Ponza" che hanno fatto decollare un po' l'ambiente e che hanno portato più fiducia e più tranquillità. Siamo addirittura in piena corsa per i playoff e domenica c'è Altedo, quindi dobbiamo continuare a lottare fino alla fine! D'altra parte, grazie alle informazioni del Compagno, un nuovo Dio si aggiungerà presto nel gotha dei nostri Idoli: GIANDO, Dio della pineta e bionda incarnazione di Syd Barrett.
A proposito.
 
 
 
 
Emily tries but misunderstands, ah ooh
She often inclined to borrow somebody's dreams till tomorrow
There is no other day
Let's try it another way
You'll lose your mind and play
Free games for may
See Emily play
Soon after dark Emily cries, ah ooh
Gazing through trees in sorrow hardly a sound till tomorrow
There is no other day
Let's try it another way
You'll lose your mind and play
Free games for may
See Emily play
Put on a gown that touches the ground, ah ooh
Float on a river forever and ever, Emily
There is no other day
Let's try it another way
You'll lose your mind and play
Free games for may
See Emily play
  
 
 
 
 
Per chi non lo sapesse, i primi Pink Floyd. Voi forse non lo conoscete Giando, ma una è d'obbligo. Pare che questo, qualche tempo fa e ubriaco marcio, avesse impezzato due ragazze altrettanto bresche in pineta, e ne abbia messa incinta una, prima di smollarla rotolante sul bagnasciuga. Non volevo andare fuori tema, ma tant'è.
Autogrill. Coming soon? Maybe. Probabilmente non ve ne fregherà niente, mi sembra anche giusto. Se qualcuno però volesse avere notizie, sempre a disposizione!
 
Buonanotte... 
 
 
 
 
24 janvier

Capa Danno Pt.2

E fu sera. E fu notte. Il primo giorno, di questo fottutissimo 2007. Se è stato fottuto il precedente, spero veramente che allora questo lo possa eguagliare. Lo spumante aveva fatto dei danni incalcolabili, che si erano ripercossi su alcune persone. Non per la povera Vale, che purtroppo non sarà dei nostri per buona parte della serata, ma soprattutto sulla Fra, la Lotti e le loro amiche, che balleranno su tavoli e sedie per tutta la notte; per non citare l’immancabile -quanto imperdibile- apporto etilico di Boris. Perché il tappo di una bottiglia non lo saprà cavare, il buon vecchio zio, ma a quanto pare almeno sa cosa farsene del contenuto. Torniamo in casa, dopo un altro po’ di cori e andando col trenino e con altri vari balli di gruppo, accorgendoci che, per un po’, avrebbe fatto serata da solo. Stranamente sono il primo ad accorgermene, vedendolo partire con la lista della spesa. “Devastante. Ti spiego bene: 2 canne, 3 sigarette, una bottiglia di spumante intera, una bottiglia di rum, mezzo baileys, e poi non lo so… guarda me!” Vai tranquillo, ti sto filmando…! Il chitarrista dei Blend Surface viene poi ripetutamente invitato a prendere sonno, eseguendo l’operazione infilandosi la felpa di Robert Plant e, in testa, un cappello da pescatore stile Hemingway, occupando 2 sedie nel bel mezzo della sala. Più andato degli “Sbabbari” di Abatantuono, ma non durerà a lungo. Qualcuno deve spiegargli che è l’una, ragazzi…

 

Le primissime ore del nuovo anno scorrono veloci, molto più che le ultime di quello precedente. Era chiaro che tanto saremmo rimasti in quella magione ancora per moltissimo tempo, i primi ad andarsene sono Ale, Filo e le amiche della Fra verso le 2.45. Avevamo fatto serata, e non era solo una battuta: tuttavia, le ultime fiamme Metal prima del blues e del soft rock Borissiani (“concilia il sonno”, cit.), annunziavano guai in vista. Santi, le donne e Fabio ci lasciano, al loro posto (verso le 4.30), gli amici del Dio. Immaginate Dio. Il nostro Dio. Con una canna in mano, e qualche digestivo nei pressi. Sì lo so, ma è un’immagine schifosa, più che blasfema. L’intenzione è quella di non offendere nessuno, anche se da un altro tipo di Altissimo di offese ne ho prese parecchie. Immaginate gli amici di questo presunto Dio. Tipo un cocktail party, ecco. Solo che erano ormai le 5, e le altre oneste persone (saremo rimasti in una ventina) che abitavano la casa del sole nascente volevano, e avevano il diritto, di farsi un dritto decente. Perché è bello, vedere l’alba e l’aurora brillare il primo giorno dell’anno come fosse un movimento continuato, ma altrettanto sarebbe non morire di asfissia in 6 su un matrimoniale del cazzo con la finestra chiusa. La parte peggiore del Capodanno. Dei “tocchi” di 3 metri, il cuscino stava perdendo il suo comfort e, verso le 5.50, ci eravamo un po’ tutti rotti il cazzo, il “nigghér” (cit.) rivoluzionario in prima fila. A proposito. Compagno, non mi chiami per quella canottiera. Se quello straccio azzurro era una canottiera, perché sembrava più una maglia dell’Italia campione. 1934. In questo momento, si trova in una cloaca massima ad avvelenare i 300 milioni di topi di De Gregori. Invocare Dio, se vuole, è invece fin troppo facile. Se vuole, ripeto. Non è sempre detto. Ore 6, grazie al Suo pronto intervento gli ospiti levano le tende. Io non tocco una paletta che una comunque, visto che sono venuto da un altro mondo facciatemi il piacere voi, Va’..!

 

Ore 7. O poco dopo. Stavo cominciando a socchiudere gli occhi, del resto 2 giorni dopo il tassametro avrebbe detto 19 e un po’ di stanchezza comunque si sente sempre. Nicholas, io ti voglio bene. Sei una bravissima persona. Però spiegami, perché fra le tue foto devi annotare anche quella dell’alba. Che c’è un freddo porco. E devi aprire la finestra. E dobbiamo notarla tutti. Alla fine il più furbo è stato Turro, che s’è messo a dormire sul divano in salone senza disturbare nessuno. Il fatto, non era tanto perché era più furbo, quanto piuttosto perché dormiva. Ci divertiamo tutti a impersonificare creature onnipotenti, ma sul playbook c’era scritto che bisognava riposarsi il 7° giorno. Non il primo. Indi, Turro non poteva dormire. Gli altri in fondo si erano coricati e basta, e La Vale sarebbe andata a casa pochissimo dopo. Boris, accudendola un minimo, stava se non altro accusando segni di lucidità.

Verso le 8, il piano si concretizza. L’uomo Kebab era ancora in branda, si pensa di condirlo con un po’ di uva e di affettati vari in modo da dare un senso estetico a quei ricci. Tovaglioli e un paio di forchette fanno il resto, mentre i Queen girano a palla nello stereo. Give me the prize… così impara a rompermi le scatole su “Highlander.” Provo a rilassarmi un minimo anche io, facendo vedere che almeno, nel caso di (ovvia) incazzatura, non bazzicavo nel luogo delle operazioni. I primi cedimenti “con grattatina” si verificano dopo un quarto d’ora, verso le 8.30 parte “I want it all” e tutti gli sceneggiatori si ritirano fuggendo dal salone. 5 Minuti, appare Turro furente e sguardo assassino, come se gli avessero fregato dei soldi da un saloon giocando a poker. Ricordo che se la cavarono tutti con poco o niente… mentre qualcuno ebbe la pessima idea di togliersi le scarpe. Anche se, per quella mattina, credo di essere stato il suo unico interlocutore. Telefono al Compagno, “la sua canottiera ha esalato la sua ultima fumata”. È stato un bel Capodanno. Non lo metto in dubbio. Mancava qualcosa. Eravamo rimasti solo i dormienti, lui e Axel, con le sue stampelle. Nick sarebbe tornato verso le 13, oramai avevo una faccia da obitorio… ah cazzo, giusto. I discorsi aulici e forbiti con Nick, quelli per cui ogni oratore ci darebbe il proscenio ma che, in sostanza, non penso freghino niente a nessuno, oltre al fatto (intrinseco) di non portare mai a nulla di concreto. Ci piace farli, perché ormai “c’est un habitué”. In secondo luogo, siamo abbastanza masochisti. Un po’ tutti, ma noi sugli altri. Quindi, non possiamo fare a meno di non farli. L’atmosfera era quella di un paesaggio padano invernale, con i campi all’orizzonte ancora prima dell’Adriatico. Noi soli in casa come degli eremiti, visto il casino del giorno precedente, e come sottofondo Jim Morrison e i Doors. “Fa atmosfera, non credi?”, sogghignando amaramente. Confermo.

 

 

 

 

Riders on the storm
Riders on the storm
Into this house we're born
Into this world we're thrown
Like a dog without a bone
An actor out alone
Riders on the storm

There's a killer on the road
His brain is squirmin' like a toad
Take a long holiday
Let your children play
If ya give this man a ride
Sweet memory will die
Killer on the road, yeah

Girl ya gotta love your man
Girl ya gotta love your man
Take him by the hand
Make him understand
The world on you depends
Our life will never end
Gotta love your man, yeah

Wow!

Riders on the storm
Riders on the storm
Into this house we're born
Into this world we're thrown
Like a dog without a bone
An actor out alone
Riders on the storm

Riders on the storm
Riders on the storm...

 

 

 

 

Non sono totalmente convinto che, se Jim fosse vissuto 30 anni dopo, avrebbe espresso i suoi sentimenti con quella musica. L’organo di Manzarek è al giorno d’oggi giusto un cimelio da chiesa, e benché i testi siano –a mio parere- attualissimi, la gente forse li capirebbe fino a un certo punto, facendo l'esempio di Break on through. Interessante la teoria di Nick, comunque, riguardo ai Nirvana come copia Rock dei Doors, praticabile non fosse per il fatto che, a quei tempi, quello dei Doors ERA Rock. E non un derivato, come qualcuno ritiene, perché la psichedelia (anche se presente) rimane sempre un aspetto subordinato, e non fa certamente un genere a sé. Ditemi se questi non sono discorsi d’alta classe… beh, gli altri francamente li lascio perdere. Non per ragioni di tempo, ma perché erano oggettivamente (non soggettivamente) inutili. Spero solo di averlo aiutato quel giorno, ad occhio e croce ci è riuscito. E felicissimo per lui. Stavo dormendo in piedi come Furia, avrei preferito essere in coma etilico perché la giornata non aveva nient’altro da dichiarare. Due colpi alla batteria non esattamente né da Mitch Mitchell né da Mike Portnoy, mi accorgo che forse avrei dovuto anche prendere il treno. Visto che, con un’abile balla ai miei, ero riuscito a posticipare il mio arrivo. 2 ore di Metallo purissimo, dai Maiden ai Manowar ai Sonata ai System, per non svenire davanti alle 22enni in carriera che avevo di fronte. Come carriera, c’è sempre un posto davanti a casa mia. Arrivo stremato in stazione, l’autobus cigola come i calessi nei film di Murnau. Chiavi. “Buon anno gente, vi voglio bene.” Sarebbe la verità, ma mi scoccia anche un po’ dimostrarlo, visto che non fate che rompere mattina e sera. Mi accorgo, con la coda dell’occhio, di un ottimo potenziale “Detroit - Phoenix” alla tv. Non ce la faccio. Alle 23 sono in branda, dopo essere rimasto in piedi per una giornata e mezzo netta. A tutt’oggi, quest’anno non sono mai andato a letto prima. Non mi salva neanche Agatha Christie, allora è davvero finita. Grazie mille ragazzi.

 

Non ci voleva molto, ma credo che un Capodanno così non l’abbia veramente mai festeggiato. Chissà se riuscirò a divertirmi di più con il prossimo, toccando ferro e qualcos’altro. “Qui con la vita non si può mai dire”, però. La gente arriva quando sembra andata via, o nel mio caso parte per non farsi vedere per un pezzo. Vi posso sentire dentro tutte le canzoni che voglio, un po’ di metal per Buccio o Marco, del Progressive per Nick, qualcosa di acusticamente romantico per Fabio, Led Zeppelin o Kiss per Boris. O anche l’autore di cui sto citando gli ultimi versi. Alla gente pare che piaccia sentirsi vicina, ma in alcuni casi anche troppo… e poi, magari, si dimentica del mondo che gli gira attorno. Siccome mi hanno raccontato delle cose allucinanti, cerchiamo di fare in modo che il concetto di maturità non valga solo per la consegna di un pezzo di carta. Straccia. Chi vuole intendere intenda, spero solo che quest’estate ci divertiremo tutti come l’anno scorso. Visto che sono bloccato qui fra esami, spareggi per non retrocedere (e se non si vince oggi “siamo ufficialmente nei guai”… ma d’altronde ormai ogni partita è così) e serate-devasto, a meno che non vi muoviate voi non mi vedrete più per molto tempo.

 

Con la presente, auguro a tutti voi un buon proseguimento delle vostre vite, chi più chi meno. Tenete botta, sempre, come dice il buon Gabriel, perché dicono che ne valga la pena. Dicono. Poi, magari, qualcuno è anche tornato indietro per raccontarlo. E chi voleva farlo, qua a Bologna, si divide fra la Certosa e il Bar Sport.

Apocalittico? No... Sunset Boulevard.

19 janvier

Parentesi Personale.

Apro una finestra veloce veloce, più che altro perchè mi sembrava giusto (di tanto in tanto) scrivere qualcosa di semi-serio e di conciso, poi torno mestamente a studiare quella che alcuni chiamano Cazzata immensa (storia del cinema), ma che io definisco volgarmente "360 pagine + appunti". Perchè, comunque, sono sempre 360 pagine. Più appunti. Quelli che aspettavano i resoconti della 2a parte del Capodanno e, volendo, anche della festa della Chiara dovranno attendere almeno un weekend, del resto se non fossero successe le cose che sono successe questa settimana in questo momento avrei gli occhi sotto la sapiente regia di Orson Welles.

Nel corso della mia (dicono: breve) esistenza, mi sono fatto notare per le più disparate caratteristiche... certo, chi mi farà notare un'altra volta "quanto sei alto (!) (?)", avrà incisivi, canini e molari a portata di uppercut. In quanto alla timidezza, personalmente credo che potrei scrivere dei trattati. Credo anche di avere un discreto gruppo di amici, non so se ne meriterei di più o di meno, ma non me ne lamento sicuramente. Alcuni fra questi, cito ad esempio Aska (che mi rinfaccerà la semifinale persa fino ai prossimi mondiali) (se ci andiamo), Gabbo (che è già andato una quadrupla cifra di giorni di più in palestra del sottoscritto), e Matteo (perchè non mi vede più coinvolto come una volta nella vita sociale) (ma la vita sociale di un futuro Prete non è beneficenza, semmai una terrena Via Crucis), mi vedono come ottima persona, ma al tempo stesso come un cronico nullafacente. Dopo il giudizio dei miei non avevo forse bisogno di ulteriori conferme: sono uno a cui piace oziare, come il buon Corsi, tendente a una vita comoda di cui gli interessi sono e fanno la sua unica ragione. Non penso di essere l'unico, a dire la verità. Però il fatto che il giudizio sia più o meno unanime non lascia spazio a delle diverse considerazioni. "Sono un cazzone" (cit.), e fiero di esserlo. Cit.

Ma perchè uno (se non nasce) diventa così? I motivi sono molteplici. A livello scolastico, molti tendono al minimo, giusto per passare l'anno successivo. Una persona, inoltre, più svaghi possiede in casa più tende a sperimentarli tutti. Magari, alcuni vedono i loro colleghi "sbattersi" dalla mattina alla sera, e per non diventare stakanovisti come loro (o, più semplicemente, per sentirsi diversi) fanno la metà di quello che potrebbero. A livello agonistico, certa gente si permette di fare degli allenamenti del cazzo sapendo di giocare 30', se non 35' la partita dopo. Il motore di tutto questo, però, è che per questi, di fare una gran fatica non ne vale la pena. Esperienza di vita? Forse.

Io nella mia vita mi sono impegnato pochissime volte, ma quando l'ho fatto ci ho sempre dato l'anima. Non mi scorderò mai quella settimana di fuoco (eroico furore? eh eh... cit.) alla fine del giugno scorso, quando studiai 9-10 ore al giorno tutti i giorni, e non bastò ovviamente, perchè oramai tutti sanno della semifinale persa il 4 Luglio finendo di studiare italiano per il giorno dopo. Di quella storia, sapete anche il resto. Credo di non essermi mai incazzato tanto. Ricordo la semifinale regionale di un paio d'anni fa vs la Pallavicini a S.Lazzaro... dove ci sarebbe stato da lottare fino alla fine, se solo qualcuno in più ci avesse creduto. Perdemmo 55-43, punteggio scandalosamente basso, e sui quei 43 ne misi 10 (anche se con un osceno 2/7 ai liberi...), risultando il migliore dei nostri. Non servì neanche quello ovviamente, e la Pallavicini poi batté in finale Novellara di 30 punti. Non c'è nulla di peggio del 3° posto. Neanche il 4°. Adesso che finalmente sembra che con la Ponticella si sia ritrovata tranquillità e stabilità dopo l'ultima vittoria, c'è da annotare l'ultimo esempio, che forse è quello più doloroso. Ho perso gli ultimi 16 mesi di vita per una persona, accorgendomi troppo tardi che non gliene fregava niente. E quando dico persi, intendo bruciati. Discorsi, regali azzeccati, carezze, etc. Fortuna che si è fidanzata, così adesso non mi riguarda più. Anzi, complimenti sinceri a Marco, perchè è una bravissima persona. Molto più di altre.

3 esempi di volte in cui mi sono impegnato, 3 esempi in cui ho fallito. 100%, neanche fossi LarryLegend. Leggendo un mio vecchio diario delle medie, c'era una scritta di un amico: "Un'immagine vale più di 1000 parole. Ma un gestaccio vale più di una qualsiasi immagine." Il menefreghismo è bruttissimo, in compagnia e da usare in compagnia, però spesso in sè stessi di menefreghismo si vive. Adesso a parte studio e malanni vari non sto passando un brutto momento, quindi alla fine come vedete è anche utile. Ian Curtis, ennesima vittima musicale di quello straziante 1980, di vite andate a male era un'icona, e ne parlava apertamente grazie ai Joy Division. Questa la metto anche per Filo, che lui sì, di questa musica ci vive.

 

When the routine bites hard
and ambitions are low
And the resentment rides high
but emotions won't grow
And we're changing our ways,
taking different roads
Then love, love will tear us apart again

Why is the bedroom so cold
Turned away on your side?
Is my timing that flawed,
our respect run so dry?
Yet there's still this appeal
That we've kept through our lives
Love, love will tear us apart again

Do you cry out in your sleep
All my failings exposed
Get a taste in my mouth
As desperation takes hold
Is it something so good
Just can't function no more?
When love, love will tear us apart again

 

Mi accontento di poco. Non di una ragazza, non di un gruppo foltissimo di amici come ho al mare. Mi basta una vittoria (specie se con 38 di febbre!) nello sport che amo, 5-6 persone con cui passare allegramente un sabato sera (più che 18-20, perchè secondo me ci si diverte di più così), una chitarra-basso dove improvvisare (stile be-bop di Charlie Parker), e una qualche uscita mattutina o pomeridiana, giusto per non studiare sempre. Mi sembra pochissimo. L'unica cosa, a cui tengo veramente tanto, sarebbe questa. Vorrei che qualcuno, in un futuro anche non immediato (anzi, molto prossimo!), mi ringraziasse per quello che ho fatto. Ho fatto pochino, lo ripeto. Ma se l'ho fatto, è stato per qualcuno. Sennò a quel punto sì, saremmo vicini al fallimento. Torno a Quarto Potere, forse è meglio. Il 4° esempio di impegno buttato al cesso è già in viaggio.

Buon weekend a tutti...

11 janvier

Capa Danno Pt.1

Capodanno è stato uno dei momenti più invivibili che abbia mai vissuto. Mi sembrava che le foto scattate quella notte parlassero da sole, ma visto che l’argomento è già stato trattato da alcuni “bloggers” (ad esempio l’Ale e il buon Shaq), e visto che comunque l’unica cosa che sono capace di fare sarebbe scopiazzare le idee altrui, ho deciso di scriverci sopra qualcosa anche io. Un post doppio, perché ciò che in Romagna viene gergalmente definito “Dritto” è qualcosa che non ero ancora abituatissimo a fare. Figuriamoci a descrivere. Doppio, perché mi piace scrivere, e anche se la gente vorrebbe cose meno prolisse credo non sarei capace, e soprattutto non saprei rendere bene l’idea.

 

Dopo aver litigato con i miei per 3 giorni, riesco a prendere l’ultimo diretto disponibile verso Levante. A Ozzano viene a sedersi vicino a me un vecchio simpaticissimo quanto suonato, con i (pochi) denti corrosi dalle Marlboro e una voce che avrebbe fatto richiamare dalla tomba chiunque. “Beh ma… ma cosa stai facendo con una valigia in treno che oggi è il 31?” O qualcosa del genere, comunque stupitissimo e con un chiaro accento locale. “Beh, presumo la stessa cosa che sta facendo lei in questo momento..!” Affermerà di chiamarsi Edo, e di andare a Ravenna per mangiare “pese” con i suoi amici partigiani, tanto per fare le 5 di mattina. Frastornato arrivo a Cervia, ma alcune sono da scrivere. “Senza Mussolini non ci sarebbero stati i Comunisti!”, “Siamo tornati da 10 anni sotto dittatura!”, etc. Sulla seconda non so, ma sulla prima posso capire come mio nonno non sappia ancora cogliere la differenza di suono fra le doppie, o fra “gn“ o “ni”. Ad occhio e croce, non è colpa sua. Non era colpa sua.

Ad attendermi in stazione c’è il Compagno, che si presta bene al racconto di quelle discussioni politiche, prima di capitolare su un film comico di infimo livello quale è “Porky College.” Traduzione dall’inglese: “Un duro per amico.” Ottimo –pensai- … se c’era bisogno di una conferma, anche per questa volta a quanto pare non avevo sbagliato treno. Il livello medesimo scade irreparabilmente con l’ingresso del Pompa, devio sul primo chiosco per uscire da casa. “Mi hanno detto… di quel professore, all’alberghiero…” il riferimento è all’episodio del prof che si veste con abiti attillati e d’altro sesso, apparso anche su reti nazionali come Mediaset. Il Compagno sciorina la storia senza perdersi un pezzo, raccontando anche le drammatiche ore passate con lui/lei in supplenza e scatenando risate e fantasia di chiunque fosse presente lì al momento. Figurati se si può perdere queste cose. Lui. Che era Fascista fino a 2 anni fa. Due O tre canti sotto il segno di S (che non è Superman), citazioni a raffica violenta come “Pinarella è come il Bronx” con annessi ricordi trevigiani, finché arriva l’ora di andare. In due ore, ero a posto per un mese. Anzi, trovatemi un altro coloured che si lamenta dei Senegalesi in Pineta.

 

Arriviamo finalmente alla magione, che Fabio e Marco avevano noleggiato per quella giornata. Devo dire che hanno fatto veramente un ottimo lavoro. Entro, accolto oramai di consuetudine come eroe della patria… vorrei sapere quale, ma sempre troppo buoni ragazzi, ancora una volta. Anche se per voi questo giro ci ho rimesso 50 sacchi, ma “chissenefrega”. In fondo, penso che sarei andato fuori Bologna a prescindere per Capodanno, se non altro giusto per togliere un minimo i miei dalla mia vista. Mi accorgo che sono uno degli ultimi, e Cira (il mio “nipote illegittimo”, cit.) mi mostra il frigo pieno di vini e alcolici, scelti apposta per me. Me ne compiaccio, ma non mi ubriaco più come tempo fa, se quello era il senso. Piuttosto, ispezionando la casa noto alcune cose interessanti. Ad esempio, un manico di scopa pronto da succhiare, o utilizzabile per altri giochini di stampo fallico. Esegue il maestro, professor Francesco Mesto. Oppure, cambiando totalmente genere, un simpatico ritratto di Padre Pio che sarà oggetto di blasfemie da Comunisti e Satanisti locali (vedi foto). Turro, da buon Kebabbaro, ci annuncia l’ora di cena. Stavo pensando che erano appena le 20, e che come minimo c’erano ancora 7 ore da passare con questi pazzi. Al massimo, saremmo andati avanti tutta la notte e non avremmo dormito se non il giorno dopo: barrate questa, e capirete come faccio ad avere le occhiaie anche adesso.

 

Per la cena non bastava il tavolo in mezzo alla sala, ma abbiamo dovuto ripiegare pure sul divano e, per appoggiare i piatti, persino sul ferro da stiro. In un certo senso, sembrava essere tornati alla mensa delle elementari. Hanno cucinato (benino) un po’ tutti, ma l’attenzione del popolo era rivolta al terrazzo, da dove si poteva osservare un torello con oggetto la scarpa di Pompa. Figurati se riesce a riprendersela da solo. Nel frattempo, dopo il discorso di Napolitano (seguito da pochi, anche se chi dice che sono le stesse cose ogni anno non spara una cazzata), era arrivato il mio collega universitario; tale Lorenzo “King of” Santi, attualmente impegnato nella facoltà di Ingegneria Meccanica a Forlì e possessore di una bellissima Lancia, prima che qualcuno ci buttasse sopra piada e prosciutto (“figa e lambròsc?” cit.), con l’aggiunta di qualche sputo (Fabio..?) e qualche bicchiere di Coca, nel tentativo di studiare la corrosione della materia. Solite paglie qua e là, mentre le coppie cominciavano a prendere possesso delle stanze più piccole, facendoci incazzare parecchio. Non tanto per il comportamento, perché ci sta eccome festeggiare il Capodanno con la propria fidanzata, ma si dovrebbe capire che in una casa con dentro 31 persone se in 4 occupano 2 stanze gli altri sono "leggermente" fottuti. No. “Romagnoli” (cit.)

Nick se ne va per mete oscure (Cesenatico), mentre propongo a Santi un giro col macinino fino a Rimini. Risponde piccato, individuandomi come in parte responsabile degli atti vandalici verso il suo mezzo. “Sborat” (cit.). In breve non si hanno più notizie del Santo di Pietrelcina, e mi fracasso i punti bassi non accorgendomi di un’infame stenditoio posto nel terrazzo più piccolo, il che mi fa rantolare a terra per una mezz’ora. Frattanto, in salone avevano messo quella che molti considerano musica tranquilla, vale a dire i balli di gruppo, che rimpiazzavano Green Day e metal vario portato da Marco e Buccio. No Axel, tu e la Jessica non potete venire dentro. Prima datemi una pomata. Un manico di scopa, un preservativo. Non rotto. Chiamate il 118. L’892. Il 666. Qualcuno! “E via. A ballare.” (cit.) Grazie.

Santi cava la macchina da altri guai possibili, mentre ci avvicinavamo al momento fatidico. Il mio primo pensiero, è che d’estate a quest’ora sarebbero andati a casa tutti. D’estate. Allora, i Senegalesi in pineta sono pericolosi..? Fabio o Marco, direbbero di certo non meno dei colleghi che non pagano l’affitto in tempo. Il secondo pensiero, troppo scontato, è che tanto non si sarebbe dormito. Casino della Madonna, dentro e fuori dall’appartamento, e quando la Giulia grida di gioia perché le viene concesso di fare le 4 mi giunge la conferma definitiva. Non che a me non vada bene, sono stufo di alzarmi alle 10 tutte le mattine e devo riprendere un po’ i ritmi pre-estivi, inoltre le misure drastiche sono spesso le più efficaci. Tra l’altro sono felicissimo per lei, perché se lo merita tutto. Aggiorno i presenti sull’ora, che rimane sempre sintonizzata sulla campanella del Galvani. I ricordi mi perseguitano. Come se non bastasse, sempre in merito a quel 4 Luglio, non solo per l’America ma adesso anche per Noi (e soprattutto per me!) Fantastico e Maledetto, intoniamo i White Stripes. Se bisognava ringraziare ancora qualcuno per il lavoro che ha fatto, la palma di Mvp dell’anno la dedico a quello che ci ha fatto vincere i Mondiali. Grazie, Fabio. Caressa.

 

 

(dal sito della Ternana)

GOOOOOOLLL!!!! GOOOOOOOOLLLLL!!!! GOOOOLLL!!! GROSSOOO!!! GROSSO!! GROOOL!!! GOL DI GROSSOOO! GOL DI GROSSOO! GROL DI GROSSOO!! MANCA UN MINUTOO!! MANCA UN MINUTOO! GOL DI GROSSO!! GOL DI GROSSO!! GOL DI GROSSO!! INCREDIBILEEE! INCREDIBILE!! SIAMO SOPRA E MANCA UN MINUTOOO! SIAMO SOPRA E MANCA UN MINUTO! GOL DI GROSSO!...

 

 

CANNAVAROO!!! CANNAVAROOOOO!!! CANNAVAROOO!!!!! via il contropiede per Totti... dentro il pallone per Gilardino... Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina... cerca l'uno contro uno... Gilardino... dentro Del Pierooo Del Pierooo... GOOOOLLLL!!!! ALEEEXX.... DEL PIEEEROOOO!!!!! ..... CHIUDETE LE VALIGEEE... ANDIAMO A BERLINOOO ANDIAMO A BERLINOOO ANDIAMO A PRENDERCI LA COPPAA ANDIAMO A BERLINOOOOOO!!!!!!!!!!!!…

 

(da un blog) 

 "E allora diciamolo tutti insieme!! Quattro volte: siamo campioni del Mondo! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene! Vogliamoci tanto bene...perchè abbiamo vinto tutti stasera! Abbiamo vinto tutti..." [...] Ci prendiamo la coppa, Beppe!!! * *Guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! * *Alza la coppa, capitano! Alzala alta al cielo, capitano, perché questa è la coppa di tutti gli italiani!!! Perché oggi grazie a voi abbiamo vinto tutti!! Alzala alta perché oggi è più bello essere italiani!!! Alzala alta capitano!!! 

 

 

Nick torna appena in tempo dalla selva oscura, facendo la figura dell'eroe. 10-9-8-7-6-5-4-3-2-1…  ...   ...Boris!!!!

Niente, Boris non sa neanche stappare una bottiglia. Amen, veramente.

Mi dispiace che il 2006 sia volato così. In fondo, è stato simpatico. La qualità dello spumante è discreta. Brindo con quello in mano, se non altro perché lo so usare meglio di altri. In fondo me lo merito. Auguri di buon anno allora… “A sperem” (cit.). Prima le donne. Poi i vecchi (Santi), e poi i bambini. Senza offesa ovviamente, è un fatto anagrafico!

Capodanno in Romagna. Rimane qualcosa che non ho fatto nella mia vita? Ah, in effetti. Però dai, c’è tempo…

 

Alla prossima, con la seconda parte di questo mattone. Ringraziando i miei 25 lettori.

 

 

 

31 décembre

Anno solare 2006. Chapeau.

Con una riflessione post-Natalizia sul dodecamestre (lo so che è orribile, ma mi piace essere fine!) appena trascorso, chiudo ufficialmente i miei racconti per l’anno di-s-grazia 2006. Non volevo certamente terminarlo con una discussione acida e profondamente anti-Juve, anche se probabilmente “ci sarebbe stata”; ma dopo mi sarei accorto che questo spazio sarebbe diventato una sorta di arena, dove a male parole (anche se non è quello il problema, chiaramente!) si sarebbero espressi tifosi dell’una e dell’altra sponda. Credo che se il Bologna non andrà in serie A quest’anno non ci andrà mai più, o almeno per i prossimi 5 anni, credo che l’arbitro Messina di Bergamo si commenti da sé, ma questo non è nient’altro che uno squallido gioco di parole, credo che alla fine un punto in più o uno in meno non cambierà molto a fine campionato, perché tanto non avremmo meritato più di un pareggio e comunque siamo una squadra troppo vecchia per non crollare a primavera, e credo soprattutto che il calcio italiano faccia schifo, visto cos’è successo quest’estate e visto cosa non stanno facendo per cambiarlo. A conclusione di questo c’è il fatto di essere degli imbecilli, perché i 3-0 (’98) con Paramatti migliore in campo in un certo senso fanno parte della mia giovinezza. E i 20 sacchi spesi per uno spettacolo indegno sono andati giù con l’acqua del cesso.

 

E dire che il calcio non è stato esattamente uno dei punti dolenti di questo 2006. Anzi. Ma di questo parlerò più avanti. La cosa sorprendente, è che in fondo di punti dolenti in questo 2006 (a parte l’ultima fase) non ce ne sono stati, e che quando questi sono comparsi in qualche modo penso di averli quasi sempre superati bene. Ho finito il Liceo… ricordo ancora che stavo per mettermi a piangere il giorno prima dell’orale della maturità (cosa che non accadeva da 5 anni almeno), perché ero sicuro di NON prendere 13/35, che in sostanza significava 60. E’ finita che ho recriminato fino quasi agli insulti con le amiche/colleghe/arpie di mia mamma (barrarle tutte, grazie!), perché dopo essere stato dentro 1h e 45, dalle 12.57 fino alle 14.42 (oh beh… come non dimenticare?) senza aver sbagliato un accento, mi hanno dato uno strettissimo 28/35, giusto giusto per fare 75. I compagni delle superiori, tranne per qualche piccola eccezione, credo che oramai non mi vedranno mai più, per ragioni varie di impegni e locazioni. Non ho mai capito nulla di loro, a dire la verità. E, se devo essere sincero, adesso come adesso mi dispiace molto. Fino alla quarta credo di essere rimasto ignoto a loro più di una qualsiasi equazione matematica, ho cominciato ad aprirmi in quinta e ho notato che ci sarebbero state delle persone che avrei apprezzato molto, inteso come qualità morali. Inutile nascondere che oramai era troppo tardi. Spero solo che non crollino con l’Università, ma che si divertano fino in fondo… Per quanto questo possa essere possibile. Di laurearsi, sposarsi, un giorno magari avere figli con la persona che hanno amato e di non aver mai rimpianto quello che hanno fatto fino a quel momento. Per quanto mi riguarda… beh… credo che mollerò presto, perché se l’aver trascorso un periodo di 20 giorni lontano da tutto e tutti vuol dire perdere un anno allora questo significa che la mia carriera universitaria finirà prestino. Non sto neanche a discutere sul discorso fidanzamento, perché credo che quando uno dimostra tanto nei confronti di una ragazza senza pervenire a nulla, alla fine abbia anche il diritto di dire basta; e di lasciar perdere certi argomenti che per alcuni altri, invece, rappresentano il pane quotidiano. Per poi diventare vecchi, e spararci sopra cazzate con barba e baffi bianchi, ai tavoli del primo Bar Sport. L’avere figli è qualcosa che non penso abbia mai contemplato, visto che dopo il primo punto farò fatica per trovare da mangiare per me stesso. Però una cosa è certa. Ed è quello che mi fa vivere, più di ogni altra cosa. Più dei miei pezzi per basso folk, più del basket. Fin qui, non ho rimpianto niente di me stesso. Ed è chiaramente, la cosa più importante. L’aver perso, per studiare Svevo e Pirandello, gran parte della semifinale mondiale vs la Germania ecco, quella forse era una cosa che andava un attimo rivista. Ma quanto basta, per sentire “Fabio Grosso! Oh mio Dio! Fabio Grosso!”, e per vedere piangere i Crucchi. Con un esame in mezzo, ma comunque la mia estate cominciava lì. E scusate se è poco.

 

La mia annata cestistica, invece, è stata fin troppo contrastante. Strano per una persona coerente come il sottoscritto, che ama il dolce far niente dalla mattina alla sera. Parlando di anno solare, la prima fase è coincisa con la fine del mio periodo fra le giovanili. C’erano troppi ’90 in quel pollaio, per non farli giocare tutti. Avevo delle gran buone intenzioni, fin troppo e per una volta. Inutile concludere che, alla fine, ho lasciato perdere. La squadra non era più nostra, e mi sono sentito sollevato di peso da qualsiasi incarico nel week-end, dopo aver fatto 3 allenamenti settimanali dalle 2 alle 3 ore l’uno. Come avete notato, sono uno che spesso tende a dire basta, ed è successo anche in questo caso. Eclissatomi a tardissima primavera per i già citati esami, adesso mi sono rimesso in gioco finendo in Promozione, dove il livello sarà quello che è (e tra l’altro non è che poi facciamo molto per innalzarlo), ma almeno ci si diverte, e certamente lo spirito con cui vado in palestra è, personalmente, molto diverso rispetto a qualche mese fa. Ho capito che tanto non andrò mai a giocare in serie A, né tantomeno come Bargnani nell’Nba. Quindi ho pensato che, in fondo, ciò che conta veramente è andare ad allenamento, sia pure con orari tipo le 22, con la giusta e sacrosanta intenzione di divertirsi. A dire la verità, anche in questa bella storia (bella oddio… visto dove siamo in classifica adesso!) ci sarebbe un buco di sceneggiatura. “La Fòla ad campàt”, il gruppo del campetto, smembrato completamente da quest’estate. I motivi sono molteplici… università per alcuni, ragazza per altri, unito forse a qualche disinteresse di troppo. Secondo me, si potrebbe provare a ricostruire qualcosa ancora, magari ricominciando ad andare al campetto anche “al freddo e al gelo” (cit.), oppure sbriciolando e mettendo a soqquadro da piano terra ad attico casa Natali, facendo suscitare le ire della Padrona della magione stessa (“Lorenzo, sei un cRRRRRRRRetino!!!”, cit.). Peccato, davvero. Ma forse non avrei sopportato per il 2° anno di fila un Capodanno dalla Cuz, o solamente il fatto di incontrare gente come Cantore al Bowling di S.Lazzaro. Perciò guardiamo avanti, senza dimenticare ovviamente però i vari Pollo, Chicco, Lollo, Otto, la Cri e i due che, per ragioni di Ponza, ho il piacere di essere costretto a vedere anche oggi, vale a dire Mike e Gabbo. Agli altri auguro di sfondare, perché molti (se non tutti) fra quelli che ho citato e che mi scuso di non aver citato ne hanno le possibilità. E per sfondare, stavolta non intendo un banale fallo di merda in attacco, uno di quelli che fischiano solo a certe persone a qualsiasi livello. Per sfondare intendo una B1, ecco… se proprio non arrivasse una serie A. Per 5 allenamenti alla settimana più partite dopo un anno e mezzo, credo che se lo meriterebbero anche. In caso contrario, vorrebbe dire grande sacrificio per uno sport e per una cosa che dimostri di amare, ma arriveresti a dire che allora della vita non hai capito un emerito cazzo. Ed è quello che penso.

 

Capodanno, dicevamo. L'anno scorso, dalla Cuz. Ricordare, "per chi c'era quel giorno" (cit.), il NO stampato con sorriso a 96 denti di Lollo alla Cri, il popcorn sparso sul biliardo della sala, le bottiglie di Champagne pervenute solo qualche tempo dopo sulle colline Ozzanesi e la noia generale, che in fondo aiutava a far gruppo. I Capodanni scorsi sempre in famiglia, ma era palese che fosse arrivato il momento di cambiare. Siccome quest'anno mi toccherà festeggiarlo molto fuori casa, diciamo pure sulla riva dell'Adriatico, un ringraziamento speciale va speso, nei confronti del "Capitano, mio Capitano!" Ricky Brini. No.11.

Ero francamente molto stupito quando mi chiese, oramai 2 anni fa, di lasciare la compagnia del Mercuriali per quella del Silverio. Beninteso: non l'ho mai fatto, perlomeno totalmente, perchè comunque alcune persone del "204" le tengo molto più che degne di essere prese in considerazione (Vertu, Albi, Fede, la Silvia, Voltax, Savo, la Fede etc.). A dirla tutta, senza l'avvento ad Agosto dei Milanesi "3000sacchiper2settimane", sarei con tutta probabilità rimasto lì stabilmente, anche perchè credevo che il suo gesto fosse stato fatto più che altro perchè fuori da quel gruppo ci voleva andare lui, per ragioni sostanzialmente amorose (quindi personali) e che quindi non dovevano intaccare il mio spirito. Dall'anno scorso, però, si è aggiunta moltissima gente nuova quest'estate, cervese, con la quale mi sono trovato veramente benissimo. Per un giro, non me ne frega niente se non si interessano di palla a spicchi. Un'estate da 10 merita un prosieguo lineare, e quando mi hanno chiesto di far parte della balotta anche per l'ultimo dell'anno beh, io non potevo rifiutare. Essere trattati da Principe ogni volta che scendo giù non è una cosa che io mi meriti, assolutamente. Però devo ammettere che è una situazione piacevole, e soprattutto ti fa sentire molto meglio del pezzente che sei. Perchè sono un pezzente, e come minimo al 5° grado della scala Richter. Mi sono accorto che potrei far crollare chiunque, dalle risate o dal dispiacere. Non merito questo. E ringraziare è il minimo.

Oltre a Ricky, che spero di vedere presto se non oggi, Fabio, Marco, Nicholas, Buccio, la Kia, la Linda, la Julia, l'Ale, Cira, Turro, Compagno, Boris, la Vale, la Lotti, la Fra, Teo... oltre ovviamente a Paolino, e chi ci fa compagnia durante l'estate, Pistolazzi compreso. Verrà un giorno che vi dedicherò qualcosa, ed è quello che spero. Nel frattempo, provate a pensare a quella sera, del 9 Luglio. E a quello che è successo dopo. Eravamo in 7, a casa di Ricky. Stranamente, uno dei pochi momenti dove c'erano più donne che uomini. E hanno portato bene. Provate a pensare, dopo 5 anni di Bac, com'è stato chiudere i rapporti con la transalpe così. Io ve lo lascio pensare, ma aggiungerei, anche e solo per questa volta, il classico commento sarcastico del buon Paso, preso dal suo Blog. "Chiedo umilmente perdono" (cit. che credo lui colga), perchè lui sul sarcasmo ha il copyright. Made in Northern Italy, 2006. Ma questa, non la potevo non mettere. Sui rigori finali, in quel dell'Olympia Stadion di Berlino.

 

 

"Francia in dieci. Adesso la partita sembra equilibrata. Stava giocando bene l’Italia vero? Finisce il tempo supplementare e si va ai calci di rigore. Come contro il Brasile. Sapete tutti come andò.

Il primo pensiero che mi viene in mente è che, per quest’anno, delle inculate all’ultimo secondo ne ho già prese abbastanza. Il secondo è riservato a cercare di capire chi saranno i rigoristi. Con aria di sufficienza spiego alle mie amiche che, secondo me, Del Piero avrebbe tirato il quarto. Il più importante, di solito. Non sapevo che sarebbe andata così, solo ed esclusivamente perché se l’era fatta in mano e non voleva tirare il primo. Ma va bene lo stesso.

Pirlo. Solita frase scaramantica di Sangiorgio. Gol. Wiltord. Una pippa mostruosa. Gol. Come non detto. Materazzi. Discussione di un’ora sul fatto se a Perugia fosse rigorista o meno. Toglie ogni dubbio. Gol. Trezeguet. Caressa continua a dire che lo conosce. Si è visto. Palla da una parte, portiere dall’altra. Ma stavolta la traversa ci grazia. Passo mezz’ora ad urlare Buffon, sebbene non abbia fatto niente. Ori me lo fa notare. Traversa. De Rossi. Hai qualcosa da farti perdonare. Ricordatelo. Gol. Abidal. Uno dei negroni della Francia. Uno di quelli che ci hanno fatto pensare che la Lorenza potesse tifare Togo. Cani e porci comunque. Gol. Del Piero. Se De Rossi aveva qualcosa da farsi perdonare, figuratevi lui. Se sbaglia non torna in Italia. Non sbaglia. Gol. Sagnol. Bayern Munich. Chissà se passare la vita in Baviera non l’ha intristito. No. Purtroppo. Gol. Grosso. Alle italiane piace Grosso. L’eroe dei mondiali. Non può sbagliare. Gol. Cacciamo un urlo immenso. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo."

 

I've paid my dues -
Time after time -
I've done my sentence
But committed no crime -
And bad mistakes
I've made a few
I've had my share of sand kicked in my face -
But I've come through

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting - till the end -
We are the champions -
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions - of the world -

I've taken my bows
And my curtain calls -
You brought me fame and fortuen and everything that goes with it
-
I thank you all -

But it's been no bed of roses
No pleasure cruise -
I consider it a challenge before the whole human race -
And I ain't gonna lose -

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting - till the end -
We are the champions -
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions - of the world!

 

Eravamo in 7. A fine partita, eravamo in 20.000. Tutti a fare il bagno nella fontana, Ricky compreso, intrisa di schiuma, il che mi aveva fatto ipotizzare che non fosse altro che la massa dei vomiti per vodka e redbull delle discoteche vicine. Quella che piace a Mazzo, tanto per intenderci. Ringrazio anche lui, ovviamente. Mi sentivo attonito, come mai prima, con la Chiara che, sorridendo, continuava a chiedermi che cos'avessi. Mi sentivo male. Perchè non ero mai stato meglio. E non ci ero abituato, nella maniera più assoluta. Fiero di essere italiano. IO. Sapete com'è.

Dall'Alto Adige a Lampedusa, campioni del mondo. Almeno sulla carta. Adesso, parto con i ringraziamenti minori. Chiaramente nel senso di attività spese assieme, perchè gli amici devono essere tutti allo stesso livello. In my personal opinion.

Uno a Chicco, anima e core del Palazzo e ottimo vicino di casa. Uno che ti porta a vedere la Virtus mettendoci la benzina, oltre alla voglia di prendersi le già citate birre di mediodìa. Non proprio Cervezas, ma stile fontana Cervese. Uno a Luppi, Venni e Para, o per le loro partite da "scappatissimi sunt" (latinismo coniato da Brini senior), o per le partite del meloncello. Senza contare la mangiata colossale a S.Paolo, che spero si rifaccia in fretta. Uno per gli juniores con cui ho avuto il piacere di allenarmi (con loro sì!), come Defaz, Tommy o Euga. Senza contare il mitico Carlo, capofossa dell'"Onda D'Urto", gruppo ultrà dell'Andrea Costa Imola nonchè mio (ex) preparatore atletico, uno che si è preso cura di curare il mio Fisico!! Ma ve ne rendete?? Giuro che, prima della fine dell'anno sportivo, andrò a vedere una partita in curva con lui. Giuro. Gli altri ringraziamenti vanno al gruppo della Parrocchia, che però frequento sempre meno, nel quale la personalità di Matteo (Papa Fezzy I°) Ferrari spicca decisamente sulle altre. Oltre a lui, Marco, Leo, Pippo, Pietro, la Sissi, la Marti, la Vale, la Monica, Steve, e tutti quelli che ho avuto l'onore di conoscere lì dentro.

I ringraziamenti speciali sono 3. Il primi due vanno ad Aska e a Fleps. Per i nostri sabati sera. Per le nostre discussioni clericali e politiche. Per il cinema con la Santarelli o la Johansson. Per la Birra flambée del Black Fire. Che non si può morire, senza averla sentita prima. Per la musica che ci mette in macchina, e per la Ka stessa. Per il nostro Weekend epico. Per i nostri Weekend mancati, e qua si va nell'ordine della doppia cifra. Per la voglia di star bene assieme, e di fare le 4 di Notte per niente. Per le nostre cazzate. Perchè siamo dei cazzoni. Punto.

L'ultimo, che ci crediate o no, è per mia cugina. La Giogia, visto che adesso la chiamo così. Deve sopportare un cazzone in casa sua, o perlomeno il piano sotto, 365 giorni all'anno, se non 366. E quest'uomo, come se non bastasse, dalle sue parti di tanto in tanto si fa anche vedere. Perchè senza di lei non saprebbe come fare, senza il Cinese del pranzo o delle 23. Ma quello è l'ultimo dei problemi. Avevo troppo bisogno di una forte presenza femminile nella mia vita, inteso in senso puramente amicale. L'ho trovata in famiglia, perchè per certi versi meglio dei cugini non c'è niente. E poi, se volete la differenza fra il sottoscritto e il resto della famiglia, o meglio ancora fra il sottoscritto e il resto del mondo, non andate più lontano da lì. E'orribile scrivere un "ti voglio troppo bene." E mi scoccia anche ripetere quello che ho già scritto. Però, se lo faccio. E' perchè è realmente quello che penso.

 

A tutti quelli che ho menzionato, o che comunque avrei dovuto menzionare e che non sono riuscito a farci stare qui dentro, auguro un 2007 inimmaginifico, pieno di cose splendide e di soddisfazioni inenarrabili. Di cuore. Come disse ai suoi tempi il grande Frank Sinatra però, "The best is yet to come." In effetti, ci sono alcune cose che sono sempre lasciate in sospeso. Sperando che il destino ci dia una mano, ma una cosa è certa. Almeno una, almeno sulla carta. Per qualcosa. I migliori del mondo. Siamo noi. E non ci guarderemo indietro. Mai.

 

Ho sbagliato per sbagliare non perche' lo dite voi
e non mi pento proprio, sono in riserva ormai
Io ci credo in quel che voglio e forse voglio farmi male
ma non mi riconosco in quello che conviene
Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo
Per riportarmi in riga servira' un miracolo
Complici e simili da credere alle favole
Coi nostri sogni in gola questa notte sembra fatta per noi...

CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI
NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI

Traghettato da un destino a volte sordo e malinconico
In un viaggio clandestino tra allucinazioni e panico
forse perche' so di avere un diamante tra le mani
un morbido rifugio per tempi meno buoni
Mi spinge sul divano lo so che ha gia' deciso
E resto senza fiato tra l'inferno e il paradiso
Scioglie i capelli in boccole di nuvole
Il suo sapore e' miele e questa notte sembra fatta apposta per noi...

CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI
NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI!


Buonanotte...


21 décembre

Complex Cira&Teo (Suicide nights)

Non ne ho voglia mezza, diciamoci la verità. Però vi devo un paio di serate, nonché un paio di nottate suicide, quindi raccontiamo anche questa.

16/12/2006. Una settimana dopo il compleanno di mio fratello, 5 giorni dopo quello di mia madre. Spero vi basti questo, per capire che non è un gran momento.

Festa di Andrea “Cira” Ciralli, e di Teo Attila Nick, Montanari. Non pensiate che abbia omesso le virgolette, ma si chiama realmente così, e solo per questo gli va tutto il mio rispetto. Da questo particolare gente come Paso avrà certamente evinto lo scenario di cui vi sto parlando, comunque sì; comin’ back to Cervia. Again. Un mese e mezzo dopo. D’altronde, ogni assassino che si rispetti deve per forza avere in sé quella tendenza al masochismo che lo porta a ritornare sul luogo del delitto. L’inizio fa schifo. Speriamo che migliori.

 

La navetta per la stazione annaspa sulle vie centrali della città, a causa della folla ammassatasi per il consueto shopping natalizio. Cosa che io ho sempre odiato, non da oggi e (tengo a precisarlo) non per una questione di soldi. Solito treno del Venerdì delle 18, dopo essermi espresso più a gesti che a parole con un bigliettaio di chiara origine mediterranea, ovviamente in ritardo; quanto basta per atterrare in Romagna sulle 20.30. Segno tangibile del declino delle ferrovie dello stato, l’aver percorso il viaggio in 2 ore e mezza: tempo per cui da Bologna si andrebbe a Perugia, e non certamente solo 100 km più in là. Ma di questo, in fondo, non me ne fregava niente. Il mio obbiettivo principale, infatti, era restare da solo e in pace con me stesso, e la Festa al mare era un’occasione che non potevo perdere. Detesto il casino, e mi sono accorto -specialmente da Universitario- che Bologna è fin troppo caotica per i miei gusti, e soprattutto per il mio spirito. Quando presunti malati di AIDS cominciano a chiederti con veemenza soldi lungo la Main Street, e il tempo fuori inneggia alla Thunder Road del Boss, c’è bisogno di ritrovare sé stessi. Magari con un po’ di Lambrusco (“pjida e parsòt, figa e lambròsc”, cit.), con due o tre foto sparse, oppure con una passeggiata di un paio d’ore sul lungomare, giusto per far venire quella che ormai solo io posso considerare un’ora decente. Ringrazio Fabio, a questo proposito, per l’ospitalità e perché nascondere quella bottiglia ai suoi è stato un atto di pura fretta e intuito, più che istinto, cosa che non mi succedeva da 6-7 mesi. Mi ha fatto sentire ancora un liceale. E scusate se è poco.

 

Ci sarebbe da scrivere un post solo sulla nottata, ve lo risparmio anche se è stata nettamente la parte più emozionante del viaggio. Addormentatomi alle 2, senza riscaldamento, con giaccone e unica coperta (di merda) che avrebbe dovuto fungere da straccio più che altro, resisto fino alle 4.09, dove mi accorgo che la morte per congelamento sarebbe stata cosa di un quarto d’ora. Bastano 10 minuti, invece, per l’intuizione dell’accappatoio: “piccolo, ma resistente” (cit.). Di lungo, fino alle 08.08, poi 08.56, 09.33. Sembrano le fermate dell’autobus. Il Lambrusco rimasto fa da colazione, attendendo un motivo valido per muoversi. Se avessi vissuto altre 3 notti come quella, come minimo non sarei qui. Mattina e pomeriggio da dimenticare, non foss’altro per la presenza del buon Turro. Pensai di essere stato un purissimo imbecille, ad andare laggiù essenzialmente per una serata e basta. Se non lo dissi, era perché evidentemente non c’era bisogno di ulteriori conferme.

 

Passiamo in modo rapido alla serata, cominciata finendo e cestinando il vinello. La seconda boccia che mi ero preso da casa sarebbe dovuta andare a Leali e famiglia, impacchettata a dovere in un’ormai obsoleta felpa “PonteVecchio.” La Canna stessa mi annunzia il suo avvento in una mezz’ora, dopo una rapida doccia e dopo la conferma che avrei dovuto passare un’altra notte in quel post-fabbricato che corrisponde alla mia “magione” (cit.). Ok, non c’è problema, del resto uno dopo la prima volta ci fa l’abitudine. Da buon Bolognese, ad esempio, non mi sono ancora rotto di andare a vedere Bologna-Juve al Dall’Ara, pur sapendo come andrà a finire. Ma questo è il prossimo post. E ci terrei anche a leggere il commento di chi ha speso 100 sacchi e passa, per godersi lo spettacolo medesimo in tribuna.

Pregando Dio (o chi per lui) per non incocciare polizia durante il tragitto, del resto se nessuno lavora a Cervia il Sabato mattina figurarsi la sera, arriviamo sani e salvi al Green Park, posto nelle vicinanze del cimitero: abbiamo discusso su qualche possibile rito Voodoo, ma alla fine non se n’è fatto niente. Solita Speck e Patate, a sinistra la Chiara e davanti Toto, Fabio e Marco e le loro classiche allusioni falliche: la palma di Mvp della serata non andrà però a nessuno dei tre, nonostante il fatto che per le stesse allusioni il secondo qualcosa in più avrebbe oggettivamente meritato (ricordare a tale proposito “Sei corta, ma ci arrivo” o “Hai sempre il dito pronto, dai tiralo fuori anche stavolta”). Teo mi ringrazia per l’avvento, ma sono io a farlo visto che in pratica nel suo caso mi sono crassamente auto-invitato, mentre Cira, l’altro festeggiato, ci stava provando in maniera altrettanto crassa con una sua nuova compagna di classe, tale Ilaria: questo sarà di fatto il leit-motiv della serata, che vedrà intoccato l’orgoglio femminile.

Terminata la fase culinaria, torta compresa, ci rechiamo a casa del Ciralli, visto che pochissimi avevano voglia di pattinare. E, stando a voci di corridoio, quasi nessuno lo sa fare decentemente. Ragazzi, io vi voglio bene. E tanto. Però non mi potete scadere in, nell’ordine: Maraffa, Briscola, Dama e Scacchi una festa il sabato sera. Soprattutto, la fase divertente era rappresentata dalle chiare avances del padrone di casa alla già citata collega; e fra una cuscinata e l’altra al solito chiaro anzi, Chiaro obbiettivo, il Compagno (Mesto, negro, come preferite) aveva prepotentemente preso il proscenio. “Ma non vedi che lei ti prendeva la mano e ti metteva qui, cos’è una calamita?-Sul lungomare di Cesenatico una sfilza di lingue se la son fatta.” “Ma lei è come una galleria, aperta al traffico!” (Toto) “Portala in Discoteca, in uno di quei posti dove ti si apre il mondo.” Avevamo l’uomo partita Sky anche stasera, l’unico che avrebbe potuto contestarlo un minimo era Nicholas. Volano arachidi, pop-corn e bottigliette all’interno della sala, nella quale il pendolo che batteva inesorabile sembrava volerci annunziare una seduta spiritica. Ci avevano salutato in breve tutte le donne, tranne una: l’Ilaria, che non cederà alle voglie perverse del riccioluto Ciralli. Sarà l’ultima ad andarsene, mentre le considerazioni del comunista fioccavano come l’avena a colazione. Un paio di chiacchiere, dilungate per un paio d’ore con l’Mvp e col padrone di casa (ehm… non è che ti possa spiegare molto Cira, siete stati soli per due ore su un letto e non avete concluso niente, secondo te cosa vuol dire.?) mi portavano alle 4.20, ora del letargo. Buonanotte ragazzi, vado a ibernarmi. Sotto la pioggia e, probabilmente, ultima notte dell’anno in Romagna, e forse è meglio così. Mi dispiacerebbe lasciarci, oltre a una felpa obsoleta e due bocce di vino, anche buona parte del mio corpo. Per una, credo di averlo già fatto. E non me ne pento.

 

Avevo chiesto in giro se qualcuno sarebbe stato disponibile la mattina dopo, se non altro per lasciare quell’antro oscuro. E questa volta le allusioni falliche non c’entrano. Tutti o a studiare o a letto, si ripiega sul Compagno, ansioso di terminare la sua buona azione da ospitante. Arriverà oltre mezzogiorno, giusto per un paio d’ore di cazzeggio: mi rivelerà delle cose assurde, a cui proprio per questo io faccio fatica a non credere. Se Fabio leggerà questo post (e so che lo farà), gli chiedo di buttarci un occhio, perché rischia seriamente di essere pericoloso.Fra un bomboloncino di qua, un pandorino e uno zuccherino di là, mi sembra veramente che siamo finiti in una pasticceria. Ciò comunque non gli impedirà di farmi un succinto regalo di Natale; cioccolata a tutto tondo per tutta la famiglia, senza che io per lui avessi niente. Sono quelle cose che ti fanno sentire una cozza, un po’ come sarebbe successo la sera stessa alla partita della Ponza. Senza bisogno di ulteriori commenti, credo invece di aver acquisito in questi primi mesi da post-liceale un bioritmo assolutamente innaturale, che non mi porterà a nulla di buono. Mi faccio trascinare dalla corrente, da immagini inesistenti o troppo lontane, sotto l’ombra di un sole che, fisicamente, fa fatica ad abbagliare. E siccome è ancora aperto il dibattito fra quale sia l’album migliore dei Nightwish (Nick opta per Wishmaster, Aska per Oceanborn), vi butto lì questa, ascoltata in treno al ritorno. Che, come afferma il solito, ineffabile Federico Buffa, “schifo non farebbe.”

 

 

 

The sun is sleeping quietly
Once upon a century
Wistful oceans calm and red
Ardent caresses laid to rest
For my dreams I hold my life
For wishes I behold my nights
A truth at the end of time
Losing faith makes a crime

I wish for this night-time to last for a life-time
The darkness around me - shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you

Sorrow has a human heart
From my God it will depart
I`d sail before a thousand moons
Never finding where to go
222 days of light
Will be desired by a night
A moment for the poet`s play
Until there`s nothing left to say

 

 

 

Sperando che sia di buon auspicio. “Non può piovere per sempre”, del resto. Oppure, “quando piove grandina.” In altre parole la vita è tua, e dipende solo da come la vuoi vedere: molti hanno imparato che spesso non importa neanche vederla. Si può starne fuori per 7-8 minuti, oppure anche per un quarto d’ora. Puoi sputarci sopra finché vuoi, ma tanto se non ci sono occhi per notarla, non gliene fregherà niente a nessuno. Alla prossima, per Bologna-Juve. Non a caso. Non è mai un caso. Mai.

4 décembre

Complex Ale

Apro un nuovo capitolo di un libro oramai infinito qual è il mio blog, due sere dopo aver scoperto che io e il Basket siamo ufficialmente, tanto per usare un termine matematico, indirettamente proporzionali. Peggio di Ricky Davis. Quando non ci sono, vinciamo di 10. Ed esultiamo il giorno dopo, gemendo cose tipo “Strafuckyou!” o il classico “Forza la Ponza!”, termine slang per definire la squadra in cui gioco (Ponticella, per chi ancora non lo sapesse…). Quando invece ne metto 17 in faccia a Lollo Fascetti, nell’ultimo decennio indiscusso detonatore del Bolognese (e mi fermo qui), perdiamo di 20. Segnandone 37. Fate voi. Comunque.

Lasciando stare la palla a spicchi, l’argomento del post è il Compleanno dell’Alessia, un’amica conosciuta da pochissimo per merito di quel vecchio marpione corrispondente al nome di Ascari Giulio. Va bene, Aska. Ci si poteva arrivare. Quando me l’ha detto mi ha sorpreso moltissimo, non foss’altro perché andare a festeggiare il compleanno di una persona dopo 20 giorni che l’hai conosciuta beh… non è certamente cosa da tutti. Prima di quest’evento ci saremo visti in totale 4 volte, di cui minimo 3 finite frastornati e lagnanti per terra dopo una Tennent’s Scotch da un litro e rotti in uno dei peggiori pub di Bologna. Che, grazie a Dio, almeno quelli sono tutti allo stesso livello. Mi sembra inutile dire che questo mi fa un immenso piacere, perché mi fa capire che, almeno per certa gente, sono ritenuto un tipo simpatico. Però, anche in questo caso, farei bene a fermarmi qui.

Dall’ultima volta, mercoledì sera, mi era parso di aver capito un qualcosa come “alle 8 in pizzeria a Castelmaggiore”, seguito dall’ovvio “Salutate Castelmaggiore.” Specialmente adesso, visto che siamo capolista. Inoltre, sempre che la TS non avesse già fatto effetto, avevo inteso che Aska sarebbe passato a prendermi con “la Susy” alle 19.30, per cui temevo piuttosto realisticamente di assistere a dolci effusioni. Nel caso, credo che sarei scappato dal veicolo e mi sarei buttato al primo ponte disponibile. Rettifica lui stesso il giorno dopo, dicendo che al suo posto sarebbe venuto un suo amico, Niccolò, intravisto qualche tempo prima e suo compagno di AN. Parlapiano. “E Urlapoco” (cit.). E di AN. Che si sarebbe dovuto svegliare la mattina dopo la festa alle 5, per andare alla Manifestazione anti-Finanziaria di Roma con tutto il gruppone, ex D’Annunzio compreso. Esauriti i “No comment” già da qualche tempo, me ne strafrego e, sebbene con qualche minuto di ritardo, lo vedo sbucare dai viali con un’Alfa ingaggiatissimo. “Bella Carlo, salta dentro!” “Ciao Nick!”, sulle note di “Urlando contro il Cielo.” Si comincia bene, andiamo al CentroLame per passare a prendere i 2 piccioncini, ovviamente in ritardo. Del resto quelli del mare si ricorderanno bene la puntualità Askariana, dal canto mio invece non ricordo di avere mai visto la Ka così appannata. Ci spariamo io e Nick un paio di cassette del mitico Sito Esaurito, che per qualche strana ragione “si comprano solo a Catania, ti giuro. Sono doppiate molto bene, ma sotto si sente il Catanese.” In un certo senso, fu lì che mi resi conto che il tema della serata sarebbe stato il fallo. “Fallo, Cazzo!” (cit.). In quel preciso istante, finalmente conobbi la Susanna: ragazza un po’ chiusa, certamente dolce e simpatica. Però, anche in questo caso, avrei l’idea di fermarmi qui. Se devo dire la verità, non riuscirei anzi ad immaginare diversamente un’altra ipotetica fidanzata di Giulio. Da questo punto di vista, io invece dovrei ancora ricevere degli arretrati. Per i più impervi cunicoli di Bologna Nord, riusciamo ad arrivare alla pizzeria. “Nick, ma tu chi conosci oltre a noi 4 e all’Ale…?” “Ehm…Nessuno.” “Bene.” Eravamo in 2.

 

L’Ale ci accoglie come fossimo dei reduci, anche se più che reduci saremmo degli scappati. Solito giaccone di mia cugina, e stile rigorosamente out e rock allo stesso tempo. Ci vengono presentate le ex compagne di classe dell’Alessia, su sette vi prego trovatemene una da 6. Ti prego. Ti supplico. Ti scongiuro. E allora vaffanculo. Per la verità ce ne sono un paio molto carine, ma una ha con sé il fidanzato e l’altra fa giurisprudenza come Nick. Aggiungi che a tavola siamo io, lui a destra e la Susanna a sinistra, l’Ale davanti e Genoa-Juve a Nord-Est. E le altre ragazze, ovviamente troppo a Est. Anche sto giro ci rinuncio. Alla prossima festa. Già. Firmiamo i regali con la Laura, la coetanea cugina dell’Ale e specialista sugli articoli da comprare, anche perché il livello massimo da lei raggiunto è la 3° media e adesso lavora come cassiera alla Coop. L’Ale è andata per il ventello ragazzi, e tanto per cambiare mi fermerei qui. Scusate la mancanza di originalità, ma anche la mia verace ironia sta andando di questi tempi un po’ per i cazzi suoi. Tra l’altro, come già anticipato, l’utilizzo dell’ultimo sostantivo è tutt’altro che casuale.

Difatti, poco dopo arriva il momento dei regali. Chiamali regali. Il primo, un sapone di colore rosaceo e di forma alquanto esplicita. Il secondo, un ciuccio anch’esso di tinta epidermica e con un chiaro riferimento ad una parte dell’epidermide stessa. Potete facilmente immaginare la faccia della festeggiata, anche se magari le mie foto vi potrebbero dare qualcosa di più di un’idea. All’idea stessa, aggiungete della biancheria intima composta da gommose caramelle, ed un pigiama con “tanti piccoli porcellin” (cit.). Se volete sapere cosa ne penso, beh… obiettivamente, siamo degli stronzi. Perché le avevamo promesso come regalo di compleanno un ragazzo, sarebbe anche ora e se lo meriterebbe anche; ma mi accorgo bene che il concetto di “meritare un ragazzo” è quantomeno ondivago. E per questo stesso motivo, mi ritengo e tengo fuori dalla lista degli imputati. Non solo l’obbiettivo non è stato raggiunto, ma in questo caso ci abbiamo anche riso sopra. E non poco, specie i trentenni presenti, che poi quando sentono le parole “Festa + Ruvido” tendono improvvisamente a ringiovanire. E lo stronzo principale, quello che ha organizzato tutto, non è quotabile, perché se no manderebbe in fallimento i Matchpoint.

 

Aska. Parentesi. 3 Tavoli più a destra si era collocata tale Sara, con la quale pare abbia avuto un rapporto orale. Neanche brutta, i miei complimenti. Questo però, non vuol dire che devi biascicare alla tua attuale ragazza qualcosa del tipo “la vedi? Mi sono fatto quella lì.” Non cito testualmente, perché c’era la birra che mi offuscava corpo e spirito. Ma l’ha detto. Giuro. E lei sorrideva. E poi mi vengono a dire che devi avere della sensibilità con le ragazze. Ci sono dei momenti che vorrei conoscere Pino solo per diventare un suo discepolo. Paso, quando a fine stagione ti offro i cicchetti per i play-off dei Jazz, oltre al buon Andre vedi bene di portare anche lui.

 

Pochi istanti dopo, Nick mi fa notare che uno di 212 cm con il cappotto Virtus si stava sedendo ad un tavolo. Con lui un altro, formalmente definito “coloured”. Gugliotta e Crosariol. Non saranno Travis “Simply the Best” e “MondoMarcio Di Bella” (cit. da Chicco), però sono sempre il nostro miglior difensore e un (alla fine) simpatico e grosso maraglio veneto. “Cia bell, tuttobbene?” La foto è d’obbligo, anche perché bisogna che il moroso della Susanna si renda utile in qualche modo. Sperando che crepi l’Armani Jeans, come effettivamente poi sarebbe successo. Per quella sera avevo conosciuto anche troppa gente per i miei standard, persino uno della Vecchia Guardia della Grande Curva Andrea Costa, che sarebbe andato poi il giorno dopo a Verona a veder vincere i Rossoblù e che mi voleva convincere a venire con loro. Come si suol dire, si vede che era una serata “di quelle”. Che non ti scordi facilmente. Ma il mio rifiuto finale corrisponde invece a un ennesimo atto di masochismo, che nel mio caso intercorrono con fin troppa frequenza. Finisce che si instaura un dialogo piuttosto solido con l’incinta sorella dell’Alessia, il che fa culminare la fase grottesca della serata. Anche se poco dopo la stessa Ale avrà la pessima idea di sfornare il ciuccio fallico regalatole come ciondolo da portare al collo. Neanche la caverna di Platone della Caligiuri era così grottesca; ripensando a noi che la dovevamo citare, intendiamoci. La torta finale cheta un po’ gli animi, anche se a parte un paio di persone non erano poi così surriscaldati, parliamo per una decina di minuti io, Nick e la giurisprudente in una scena che ogni buon sorcino avrebbe commentato “Il triangolo NO!” Per la cronaca, il conto totale era 289 sacchi. Ah ma… ...ognuno alle feste di Compleanno paga per sé…? Beh… ...buono a sapersi!!

 

Dopo la pizzata, la serata proponeva il Ruvido, Disco/locale/capannone (barrate la prima o la seconda se non ve ne intendete, l’ultima se siete felsinei) situato sempre in zona Nord. Il concetto è: sono stanco morto, non entro a meno che non mi paghiate. Appunto. Tuttavia l’Ale proprio non voleva sbarazzarsi di noi 2, e dopo che abilmente avevamo lasciato i 2 piccioncini a Castello Nick si propone di accompagnarla fino al luogo prescelto, in una traversata che, tranne che per noi, avrebbe fatto intravedere la morte in faccia un po’ a tutti. 140 all’ora in un’Alfa prossima alla rottamazione, per 10 km sbandando volutamente ad ogni rotonda, un po’ come le evoluzioni di Chicco sulla Bazzanese del dopo-Derby. Io ero tranquillissimo, purtroppo o per fortuna oramai questa per me è robetta. Senza contare che un eventuale vigile, tanto per restare in tema-serata, non sarebbe certamente venuto a rompere il cazzo a me. La musica invece non si riusciva a sentire, perché l’Alessia strillava come neanche un araldo del ‘300. Bene o male comunque l’accompagniamo sana, salva e con qualche kg in meno, salutiamo tutti gli altri e ce ne andiamo con uno sguardo reciproco come a dire “convinti sì e no.”

Non era finita. Avevamo ancora un bel pezzo d’asfalto da correre, citando un brano del Liga. “Carlo, ti piace il rock?” “Ovvio.” “Ho qui A Kind of Magic dei Queen.” Ragazzo, non farti pregare.

 

 

 

 

There's no time for us,
There's no place for us,
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us

Who wants to live forever,
Who wants to live forever?
There's no chance for us,
It's all decided for us,
This world has only one sweet moment set aside for us

Who wants to live forever,
Who dares to love forever,
Who dare who dare,
Who wants to live forever,
When love must die

So touch my tears with your lips,
Touch my world with your fingertips,
And we can have forever,
And we can have forever,
Forever is our today,
Who wants to live forever,
Who wants to live forever,
Forever is our today,
Who waits forever anyway?

 

 

Vi butto lì questa, perché forse per me ha più significato di altre. Ma sarà difficile scordare pure una “One Vision” da rottura di corde vocali e la sigla di Highlander, a finestrini abbassati sui viali e con le portiere semi-aperte. Bene o male si torna a casa, verso l’una di notte. Eravamo proprio sfattissimi. Verona – Bologna 0-1 , Virtus - Milano 83-73, Cantù - Fortitudo 93-90 saranno i momenti più salienti da qui in poi del mio week-end. Sto invecchiando, direte voi. C’avete anche ragione. Sempre meglio però, che svegliarsi alle 5 del mattino per andare a Roma, per poi dormire con Aska il sabato sera. Nick, stammi bene. Nick, mi raccomando. … Nick…?? …Se l’ha fatto, è fuori di testa. SI’.

 

Concludo in maniera un po’ diversa quest’ultimo post… “mi va di ringraziare”, come direbbe sempre quello di Correggio, e mi secca un po’ farlo, però questa qua è per te.

So che in qualche modo leggerà questo post, quindi in questo caso ci terrei molto, a spendere due belle parole per Aska. Nonostante tutte le cose si possano dire su di lui. Falling into Infinity. Non vengo da un periodo facile, per una serie di motivi, come molti di voi sanno già da qualche tempo: spesso ho avuto bisogno di starmene da solo per i fatti miei, isolandomi da tutto e da tutti pur sapendo che come scelta è perlomeno un minimo azzardata, ma altre volte mi sono reso conto che invece quello di cui avevo necessità era di stare con della gente, e magari conoscerne di nuova, cosa che forse sto scoprendo solo da qualche tempo, ma che invece mi sono accorto che è fondamentale e che mi piace moltissimo. Per questo, credo che l’oramai ex D’Annunzio meriti decisamente una menzione: perché l’Alessia, Nico & Nick, la Lona, Matte e in fondo anche la Laura sono persone con le quali si sta decisamente bene.

Dovevo far venire l’1 anche stasera… tanto so già che non prenderò sonno fino alle 2. Sempre per quella questione dell’Università, e della “vecchiaia incombente.” Ma se penso che c’è gente che non può fare mezzanotte neanche d’Estate beh… devo dire che è qualcosa che mi fa sorridere. Stavolta mi fermo ufficialmente qui. Ah no, giusto. Voto alla serata 7, perché mi sono divertito, ma ho sbagliato completamente l'atteggiamento. Voto a Nick 8, perchè come direbbe il buon Lea io e lui "ci siamo spataccati la faccia." Voto ai Queen 9.5, perchè quando Freddie e Brian ruggiscono assieme con strumenti diversi davvero, non ce n'è per nessuno. Voto ad Aska e alla Susy 10, perchè stanno benissimo assieme, ma perchè è anche quello che ti fa dire che davvero, c'è speranza per tutti.

Tenete botta, sempre. Anche quando va tutto storto. Anche quando nessuno vi cerca. Experience. Qualche certezza, qualche base da cui ripartire ce l'avrete sempre. Ad esempio, non c'è niente più ripugnante della fresca birra e dei fragranti popcorn del PalaMalaguti. Buonanotte.

 

19 novembre

November rain...

Gente, questo è un periodo di merda. Ho sempre pensato che uno dei momenti migliori per trovare l'ispirazione per scrivere su un Blog fosse il post-sabato sera, quando si ha la mente libera e c'è l'alcool che, con qualche svolazzo in più, ci mette il resto. Invece in questi giorni la mia mente è occupata, troppo... i motivi sono tanti, e le certezze (poche) da cui sapere di poter ripartire, che si erano nel tempo faticosamente costruite, adesso tendono malinconicamente ad evaporare. 
Il rimedio è semplice, perlomeno nel mio caso. Certe volte, bisognerebbe prendere fiducia. Ma la fiducia, anche se nelle piccole cose, da prendere è difficilissima.
Ti puoi allenare 5 volte a settimana, ma non significa vincere una partita. Puoi avere davanti la persona migliore di questo mondo, farle un discorso bellissimo, per poi constatare che forse non è ancora in grado di capirlo fino in fondo. Puoi cercare di sembrare migliore, lavorando più del dovuto per della gente o facendole dei favori (non dovuti), quando invece ti rendi conto che le piccole cose, come ad esempio un complimento oppure una telefonata inaspettata, veramente sono le uniche che ti possono allungare la vita. Un esempio come un altro, d'accordo. Perchè sarà anche doveroso lavorare, studiare, andare a lezione "sportivamente", ma se non c'è qualcuno attorno che ti cerca, con cui anche solo scambiare 2 chiacchiere, giusto per sentire "come stai, novità etc."...  io credo che non ce la farei.
 
Mi sento in dovere di ringraziare tutti quelli con cui ho parlato e che ho sentito in questo periodo, che mi hanno fatto sentire bene o che comunque sono riusciti a farmi riflettere. Anche perchè di questi tempi penso di avere capito di chi dovermi fidare veramente: le persone in questione sono pochissime ma almeno ce ne sono, e credo di potermi sentire fortunato almeno per questo. Altre persone su cui riponevo molta fiducia mi hanno smentito, se non altro perchè parlando con loro di cose serie non riuscivano a tirare fuori altro che discorsi banali o qualche battuta che, per il momento, c'entrava poco o niente. Ma purtroppo questo fa parte del modo di essere.
Certamente, avere dei problemi in comune può essere un modo per prendere coraggio, oppure per trovare assieme delle soluzioni. Però, citando un famoso discorso, oramai si è chiuso un ciclo, e per forza adesso io ne devo aprire un altro. Il che è impraticabile, specie per uno che non sa assolutamente organizzare il proprio tempo. Come se non bastasse, magari a fine anno mi renderò conto che Lingue per me sarà stata una scelta assurda, la Promozione un capitolo della mia carriera ("...ma dai!" cit.) che non avrei mai dovuto aprire, come dice Gabbo ci metterò magari di più delle 22 guide di Ottani per prendere la patente (aoh... "fa il Marijuana"...) e le mie condizioni fisiche, comunque già pietose anche alla luce di stasera, non miglioreranno di certo.
Alcune cose positive comunque ci sono... sto provando a comporre un pezzo con la mia chitarra folk, se non altro per passare il tempo, sto instaurando dei buoni rapporti con alcune persone conosciute da poco, fra cui cito il mio play/collega/oratore Jack Fiacchi, e poi c'è sempre il Rock'n'Roll. Quello non tramonta mai. Neanche a Novembre. Sotto la pioggia di Novembre.
 
 
 
When I look into your eyes
I can see a love restrained
But darlin' when I hold you
Don't you know I feel the same
'Cause nothin' lasts forever
And we both know hearts can change
And it's hard to hold a candle
In the cold November rain
We've been through this such a long long time
Just tryin' to kill the pain
But lovers always come and lovers always go
An no one's really sure who's lettin' go today
Walking away
If we could take the time to lay it on the line
I could rest my head
Just knowin' that you were mine
All mine
So if you want to love me
then darlin' don't refrain
Or I'll just end up walkin'
In the cold November rain

Do you need some time...on your own
Do you need some time...all alone
Everybody needs some time...on their own
Don't you know you need some time...all alone
I know it's hard to keep an open heart
When even friends seem out to harm you
But if you could heal a broken heart
Wouldn't time be out to charm you

Sometimes I need some time...on my
own Sometimes I need some time...all alone
Everybody needs some time...on their own
Don't you know you need some time...all alone

And when your fears subside
And shadows still remain, ohhh yeahhh
I know that you can love me
When there's no one left to blame
So never mind the darkness
We still can find a way
'Cause nothin' lasts forever
Even cold November rain


Don't ya think that you need somebody
Don't ya think that you need someone
Everybody needs somebody
You're not the only one
You're not the only one


 
Triste, realista, quanto basta per scrivere un post. Anche se corto. Sputando il rospo, siamo riusciti ancora a perdere in serata ad Altedo, prendendo un parziale di 15 punti nel finale e giocando in maniera oscena. Per quanto mi riguarda, sono stato vietato ai cestisti minori di anni 14. Parlando anche del resto, ho passato una settimana di ferie per gli esami pregressi dell'università che comunque non mi ha giovato moltissimo, e sono giunto alla conclusione che, per certe persone, l'amore non esiste. Mi sono messo il cuore in pace, e l'hanno già fatto coloro che come me la pensano così. Anche se, effettivamente, "Nothin' lasts forever". E, purtroppo, neanche i Guns'n'Roses.
I just hope you have the time of your life.
Goodnight. Carlitos
9 novembre

Weekend di (poca) Ordinaria Follia... 2) Domenica 29/10

Passiamo pure alla 2° parte, leggi: Domenica, dopo aver fatto i dovuti ringraziamenti alla famiglia Leali. Oramai erano le 2 di notte, ma ero più che mai indeciso se addormentarmi subito per essere poi più “fresco” la mattina, o se invece restare sveglio per non correre il rischio di perdere il treno. “Carlo, non cosare il letto che poi ci deve venire la Giulia.” Jawohl. Dopo la mia seratina, questa frase mi fece propendere seriamente per la prima opzione. Come direbbe il leggendario Ricky Vattuone, “Ad Maiora.” In un’altra religione, Amen.

Grazie anche alla sega dell’ora legale (però effettivamente un minimo utile), siamo in piedi alle 6.30, nonostante pure la sveglia fosse beatamente andata a puttane. Se a Cervia non c’è un cane sabato mattina, figuratevi domenica in stazione alle 7: come se non bastasse, Ricky continuava a recitarmi imperterrito le fermate del treno mentre lo aiutavo per il compito d’Inglese del giorno dopo, e non esattamente solo in senso spirituale. “Non sei tu quello che fa lingue?” “Sì, ma sono le 7.30 della Domenica.” Deep Purple e colazione offerta dallo stesso provavano a tirarmi su, con risultati altalenanti. Il Derby incombeva, e non ero ufficialmente in clima partita. Per questo, mi sembrò opportuno chiamare Chicco, il mio Vicino di casa/Compagno a Palazzo/Autista (barrare la 2°, solo per la Fede), nei pressi di Ozzano. “Chicco, sei carico?!” “A tronchi uomo! Te come sei messo?” “Sapessi… ti racconterò.” Dopo un quarto d’ora io e Rick ci congediamo in modo amicale mandandoci a ‘fanculo sportivamente (lui è dell’altra sponda), arrivo a casa e alle 9.15 siamo già pronti a salpare alla volta del PalaMalaguti, con la maglia di Rigaudeau che mi aveva fatto da pigiama venerdì notte.”Vez, sei in tiro!” “Sì, di schioppo.” Andiamo, che è meglio.

Casalecchio è ancora assonnata, del resto non si può pretendere che il paesaggio cambi molto per un centinaio di km. O forse sì. Poco oltre le 9 e mezza, e reduce da un viaggio che credo non abbia mai fatto nessuno e che personalmente non farò mai più in vita mia, Chicco ha la pietosa idea di offrirmi una seconda colazione al Carrefour. L’aggettivo non poteva essere più consono, viste le mie condizioni fisiche e una presenza ingombrante di gente con felpe con su scritto “1970”. Con la maglia di Rigaudeau (uno che ha vinto alla Virtus il Grande Slam e probabilmente il più forte giocatore BIANCO della storia della Francia, tanto per intenderci), riusciamo infatti con mestiere ad imbatterci nei Fortitudini presenti, che nel frattempo avevano svaligiato alcuni negozi per un totale di una dozzina di casse di Beck’s. Non contenti, decidono di romperci i coglioni anche all’entrata del Palazzo, ricavandone però solo insulti e, nel migliore dei casi, qualche accenno di rissa. Stavo ufficialmente entrando in clima partita, avevamo tutto l’occorrente e soprattutto lo stesso Chicco stava pienamente approvando la bontà della mia tesi (“Per me si cucca più a Palazzo che in Discoteca.” “Non hai tutti i torti, sai?”). Sorvoliamo, è meglio non parlare di donne per un pezzo. Gli sbirri ci controllano eventuali manganelli, credo che se mi avessero fatto il test etilico mi avrebbero schiaffato alla Dozza immantinente. Per le birre gratis c’è da aspettare ancora un po’, tanto non ce n’era un bisogno impellente… Avevo delle sensazioni strane in testa, di quelle che non mi capitano spesso. Sarà l’effetto Derby, ma dopo quel viaggio il palazzo semivuoto delle 10 di mattina mi aveva fatto tornare come a casa. In fondo, ero a casa. Perché, specie quando le cose vanno male, mi accorgo che questa è la mia vita. E non la cambierei. Mai.

 

Le facce note si sprecano, fra Alan che continuava a gufare perché secondo lui porta bene (poveretto…), Leo che mi chiede pronostici (“i pronostici li sbaglia solo chi li fa”, cit.) e altri, mentre non vedo il buon Luppi, esiliato in curva Baffo con i guasconi della Ghepard. Cala il Sipario in curva con la doppia birra (neanche qui, non necessariamente una Salvador) cinque minuti prima della partita, a mezzogiorno spaccato la palla a due. Quelli di Sky hanno come imperativo essere puntuali, a quanto pare. Sarà difficile che invece, pur gratis, io beva quell’urina a mezzodì anche vs Treviso. “Sei carico?” “No, fa schifo.” Partiti. Partita.

L’inizio è tragico. Pronti via 2-7, Lang fuori per paura di falli stupidi e al suo posto come centro Riccardo Malagoli: ho l’onore di poter raccontare di averlo marcato non più di 7-8 mesi fa in un bellissimo (quanto sfortunato) match PonteVecchio-Virtus. Fece 5. Cinque. Io feci 6. Il basket non da’ più soddisfazione... no, io se ci ripenso vomito. Anche per quello.

Dall’altra parte, la Fortitudo può vantare di avere come playmaker un crucco, tale Steffen Hamann, idolo assoluto del mio migliore amico, il già citato (da qualche parte) Filippo “Fleps” Corsi. “Questo è un pazzo.” Pare che infatti il buon Steph avesse l’abitudine di portarsi appresso un paio di connazionali (femmine) niente male nella sala interviste nel dopo-gara, e che avesse tatuata la svastica sul collo prima che qualcuno la notasse e gliela facesse togliere. Leggende metropolitane dicono che, come punizione per le sconfitte, i 3 americani più l’ebreo (Bluthenthal) della Fortitudo si debbano sorbire prima di andare a letto un paio di capitoli del “Mein Kampf”, decantati dallo stesso Hamann. Sì, lo so che sono delle cazzate. Però è interessante, vedere quanto una persona può essere originale. Con lui da una parte, le 3 schiacciate sbagliate da un deficiente alto 212 cm. (Crosariol… “che giocatore” cit.) e le giocate di Travis Best e del buon Malagoli (i miei complimenti, qualche mese fa eri molto più tristo) dall’altra, si arriva all’intervallo sul 26 pari. Alan è già in astinenza da birra, Chicco tesissimo. Punteggio ignobile, per quanto li possano pagare. Qualcuno, a Waterloo, avrebbe commentato “Merde.” Ci tengo a precisare che, per fortuna, il mio amico non è di estrema destra, ma un bestemmiatore che vota Udc.

 

Si riprende, e dopo l’intervallo la gara è ancora più equilibrata: Virtus sempre avanti di 2-3 punti, e sempre raggiunta dalle iniziative del crucco, di “Formosa” Mancinelli (autore di una buona partita, c’è da ammettere), e dai liberi dell’ ex Texas James Thomas, autore di un’insospettabile 8/10 dalla lunetta. Il Formosa, per chi non lo sapesse, è un bar truzzo da lui frequentato in zona universitaria, il che rende molto bene l’idea sul personaggio. Di Bella, anima e core della V nera, continua a fare il bello e il cattivo tempo, mentre Crosariol finalmente ne schiaccia una dentro (con gesto seguente abbastanza discutibile) e Travis Best, chiaramente il miglior giocatore Virtussino e lusso incredibile visti i suoi 10 anni di Nba alle spalle, illumina la scena fornendo diversi sprazzi di classe. Uno dei motivi per cui Indiana, nelle Finali del 2000, se l’è giocata fino a gara 6 contro i Lakers di Kobe e Shaq, come giustamente Chicco afferma, anche se altrettanto chiaramente sotto la dipendenza di quella malefica birra. L’equilibrio continua fino alla fine, quando lo stesso Best, autore alla fine di 17 punti e 4 assist, infila la bomba del +4 (“vuoi che non la metta lui?” cit.), vanificando il 4° quarto commovente di Daniele Cavaliero (11p. e 3/4 da 3). Tutti a casa, col tabellone che recita 64-60. “Abbiamo vinto, dopo 4 anni abbiamo vinto!” Sabatini finalmente può dire di avercela fatta, e se non con i Ricchi e i Poveri (“che confusione… sarà perché tifiamo…”) quest’anno con “Anima mia.” Uomo di merda. Come il mio alito, perlomeno in quel momento. Ci ha riportato il Derby e la serie A, gliene siamo gratissimi. Ma non capisco perché debba rovinare tutto. Quittiamo il Palazzo, dopo gli ovvi cori anti-F, barcollando sulla Bazzanese. Pensavo che dopo sarebbe stato il mio turno, visto che avrei dovuto giocare contro la Pgs Welcome di Andre… quella che fu di Paso, di cui non sento squilli a differenza dell’anno scorso, dopo la fine della partita. Questa non me l’aspettavo. Mi sei caduto in basso…, per dire, allo stesso livello di Yunes. Ah già. Siete a quota 6. In qualche modo a casa… e adesso? “Carlitos, sono a pezzi, vado a pisciare.” Bella Chicco. Straziato nel fisico, ma con un gran cuore. È Questo, il Forever Boy che io conosco. Mettendo anche qualcosa di più consono di Anima mia nell’autoradio.

 

 

I've paid my dues
Time after time
I've done my sentence
But committed no crime
And bad mistakesh
I've made a few
I've had my share of sand
Kicked in my face
But I've come through
And I need to go on and on and on and on

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions of the world

I've taken my bows
And my curtain calls
You've brought me fame and fortune
And everything that goes with it
I thank you all
But it's been no bed of roses no pleasure cruise
I consider it a challenge before human race
And I ain't gonna lose
And I need to go on and on and on and on

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions of the world

We are the champions - my friends
And We'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions...


 

 

La canzone è alquanto ovvia, e il mio weekend, dopo un brusco rallentamento, stava decisamente meritando un voto alto. Ma, per innaffiare il tutto con un gran vino, adesso ci serviva la vittoria “a noi della Promo” (cit.); la prima, eventuale, per me in una categoria Senior. Forse, troppo Senior. Decido questa volta di non addormentarmi per un paio d’ore, cosciente del fatto che non mi sarei mai e poi mai svegliato in tempo per la partita, alla quale riesco ad arrivare in ritardo lo stesso grazie all’impeccabile organizzazione dell’ATC. Sta fava. Arrivo circa 20-25 minuti prima dell’inizio, perdendo metà discorso del coach (comunque inutile), e durante il riscaldamento scorgo la figura di Paso assieme a Kikko (non l’ultrà, volendo anche, ma un altro) in un bel quadretto ex 5aT, ancora prima che ex giocatori. Sul campo siamo rimasti solo io e Andre, e le bombe contro zona di Pino, che ha trovato un altro discepolo della sua legge antifemminista. Il recap della partita lo lascio perdere, più o meno sanno tutti come è andata. Abbiamo vinto, anche se siamo una squadra di scappati, giocando come degli scappati. Le cause si possono trovare forse nella sconfitta del Derby (in Welcome il 90% scarso della gente tifa Fortitudo), da un nostro buon gioco di squadra e dall’urina rigenerante di mezzogiorno, che nel mio caso ha funzionato come una Redbull, tanto da meritarmi il premio di migliore in campo da coach e presidente. 10, come Andre dall’altra parte, più 7 rimbalzi (le statistiche sono di Donato…) e 4 falli subiti, per un 20ello abbondante di valutazione. 10, come le partite da vincere per poter pensare di salvarci, perché siamo veramente messi come degli emigranti coi gommoni bucati. 10, come il voto al mio weekend. Perché sarà una cazzata, ma queste 2 partite in fondo sono le piccole cose che ti fanno prendere fiducia, le basi per poi magari costruire qualcosa di più importante in un futuro. In un immediato futuro. Immediato…

 

 

 

9/11/2006. 00.30 del mattino, dopo un caffè. Scrivo davanti al PC queste, che si possono tranquillamente classificare come cazzate, per chi non conosce la storia. No, non ce la faccio.

La gente, in fondo, può dire quello che vuole. Però, troppe volte, ci sono dei giorni dove ti senti una grande persona, ogni cosa che fai va per il verso giusto, e magari riesci pure a trascinare qualcuno, dentro queste ondate di felicità. Altri giorni, invece, tutto ciò che costruisci di buono si dissolve, evapora… scegliete voi. Brucia, invece di dissolversi lentamente, forse meglio che dissolversi lentamente, come disse Cobain. Non lo so perché, e credo che nessuno abbia la soluzione. E credo che stracciare, in fondo, causi solo problemi allo stomaco.

Grazie, a tutti. Quelli che mi sono stati vicini in questo periodo, non troppi (anche per mia volontà), e non qui. Il che è il problema maggiore. Spero di avervi aiutato, come voi avete aiutato me. Lo ammetto candidamente, non ci siamo neanche vicini. Sarà meglio mettersi a lavorare, specialmente parlando di me stesso, che in un certo senso (e in quel senso) ho già dato. Alla fine, mi tocca dar peso alle parole di Bennato. Lasciando stare Pinocchio, c’aveva ragione.

 

 

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero.

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici,
come tre anni fa.

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più.

Sei testardo, questo è sicuro,
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e va incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

 

 

Con tanta rabbia in corpo, domenica si rigioca. Pensiamo a quello, perché in fondo una valvola di sfogo come questa io la devo ancora trovare. Ecco perché il Basket è la mia vita. Perché mi faceva uscire di casa alle 17, quando dovevo studiare o i miei erano incazzati. Perché mi faceva, e mi fa ancora, tornare a casa con qualcuno con cui fare 2 chiacchiere. Perché è sempre bello, mangiare in pizzeria dopo le partite. Perché aiuta, psicologicamente.

E io spero di dimenticare. Presto.

Quel weekend, tanto per concludere, finì che già alle 20.45 mi trovai fra le braccia di Morfeo. La stessa fine che farò adesso. Goodnight. Specie a Nick, a Fabio (tanto per non copiargli le idee... :) ), a Buccio, a Marco e, in fondo, anche a Rick, anche se non ne ha bisogno. Sperando in tempi migliori. Ma se trovo quello delle birre a Palazzo, la prossima volta vomita sangue.