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5 septembre

Silvio 1 / Tortelli 2

Chiamala estate.

 

Ricapitolando. Estate, n. f., una delle 4 stagioni dell’anno solare, che dal punto di vista prettamente meteorologico comprende i mesi di giugno, luglio e agosto nell’emisfero boreale.

Vi piace di pensare, forse, che l’Estate sia comunemente il periodo in cui la gente si distrae, va in ferie, e quindi per forza di cose DEVE andare tutto bene, perché ti aspettano (minimo) altri 10 mesi deliranti, sotto tutti i punti di vista.

Riassumendo? uno schifo. Sono andato in Scozia senza avere avuto la scintilla di divertirmi, e il risultato finale è stato quello che mi attendevo. Tutto va come deve andare? Allora godiamoci un metà Luglio al mare, con tanto pepe, ma senza sale.

Ad Agosto, ho chiuso i ponti con mezzo mondo: e la cosa non mi dispiace neanche, beninteso. Basta agli autoinviti, o alla pretesa di fare il bastone a vita senza ricevere niente in cambio. Basta alla gente che può usare solo le mani, perché non è capace di formulare una frase. Basta, a quelli che con la morosa sanno starci fin troppo bene, e che stranamente non hanno ancora imparato ad uscire di casa. Perché, se la gente esce con gli altri per stare da sola non può uscire di casa, ammesso che gli altri esistano. Scusate, allora. Buona serata.

Chiamala, se vuoi, estate. “L’estate inizia e comincia oggi, domenica 31 Agosto.”

 

La prima del campionato italiano di Ronaldinho, coincide con la mia prima trasferta ufficiale: il buon Pataca (anima Pgs) chiede rinforzi, si porta dietro sé fratello, 4 amici di Rimini, me e Andreone. Sveglia imbarazzante alle 8.15, ho la faccia tosta di non dire niente ai miei, più per la stanchezza del mattino che mi annienta che per altro (vedasi Morbus Jimmy). Lo stesso Pataca si presenta in ritardo in stazione, mentre noto una certa affinità fra i burdél e Dj Mayo, il che mi induce a pensare che a Kikko, invece di salpare per una lacerata America, converrebbe per il suo bene fare solo un centinaio di km più ad est.

Dettagli. Milano city dista due ore, una volta si sarebbe fatta in macchina e anche più volentieri. In metro decidiamo di seguire quelli con la maglia di Dinho, mentre gli zingari purtroppo fanno il loro dovere l’unica parola che mi viene in mente per la città è “oscena”. Plumbea come il nulla opaco che trasmette, vapore acqueo addensato fino e oltre lo stadio, dove alle 15 -ora locale- avrei fatto il mio ingresso nella minoranza. Non me ne vogliate, meneghini, è così.

Entriamo.

 

Sapete? Non è mica brutto, S. Silvio. Ci sono i piccioni in campo che non riescono ad uscire, l’erba è quella che è e per raggiungere la nostra postazione ci vogliono l’equivalente di una dozzina di rampe di scale senz’aria, ma non è brutto, proprio per niente. Scorgo il mitico Piovra salire le scale, tiratore quest’anno in serie D, assieme alla sua comitiva di gente urlante e scalpitante, come “quel giorno” eravamo noi. Salutiamo Chicco via Nokia, si comincia.

Per Max, il Bolo è dato a 13. Per me, a 130. Il terzino sinistro è un fantasista (ma è quello che sta con la Palmas), è la stessa squadra della promozione, tranne il negro di Piovra & Chicco a centrocampo e il fantacancro del mio attacco l’anno passato, Marco di Vaio. Pagato al Genoa 33, 20 dati a Zampagna, al loro posto presi Mascara e Martinez… da primo a quarto in classifica in 2 mesi, me ne deve una. Cross dalla destra di Zenoni, sponda di Amoroso, sinistro al fulmicotone. Non è questo, il calcio?

Dinho ha un’altra idea, anzi, ne ha troppe. Tutte sfruttate malissimo, ma a Controcampo e ai TGs importa solo la bellezza della giocata, null’altro. Dalla mezz’ora in avanti, i miei pensieri vertevano essenzialmente sul fatto che avevo fatto bene a lasciare la maglia a casa, e che Inzaghi quando vede il Bologna segna. Non mi sarei mai sognato di vincere la partita, converrete, e all’ennesimo cross del brasiliano è Ambrosini che anticipa Terzi (strano) di testa, per l’1-1 di fine primo tempo.

 

Ripresa. Col 76 entra in campo Andriy Shevchenko, tornato all’ovile dopo due stagioni al Chelsea non esaltanti: Londra meglio di Milano, ma per essere un grandissimo giocatore poteva fare anche a meno di assecondare la moglie. Questo è uno dei motivi per cui Pataca ha ragione, tendenzialmente. La folla si rianima, lo speaker del Milan non è italiano, la manovra dei rossoneri è troppo compassata, ma siamo comunque col fiato tenuto ogni volta che spingono sulla nostra trequarti. Dinho gioca da solo ma non tira quasi mai, Inzaghi non la vede e Antonioli ha un riflesso su Sheva da portiere che, forse, a ripensarci bene non è mai stato. Pronti al peggio, i riminesi vicino a noi sono già pronti ad esultare: poi su un mezzo rimpallo arriva il mitico, Ciccio Valiani, la scheggia di Pistoia. Sapete dov’è andata, S.Silvio ammutolito.

 

Faccio fatica a descrivere tutto, meglio che andiate su Youtube. Quella sera tornammo esultanti col treno delle 19.30, per uscire dallo stadio ci abbiamo messo un’ora… vedo un pelato vecchio e orribile stare dietro di noi con una da 7, ma credo che sia normale, come Pataca mi fa notare. Nonostante la vittoria il buon Andre era ancora parecchio incazzato, ma del resto chi non lo sarebbe stato al suo posto…?

Arriviamo dopo un paio d’ore, salutando i simpatici riminesi che andavano a mangiare una ventina di cotolette con patate: il giorno dopo non si parlerà di Milan 1, Bologna 2, ma dei colpi di classe di Dinho, e del ritorno alla base di Sheva. Ecco perché, alla fine, a me fa schifo il calcio.

Torno con il 33, datato ai tempi di quando andavo alla Welcome. Siccome in ogni bella giornata c’è un po’ di Amarcord, vi spiattello la mia colonna sonora, fine estate 2008.

 

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's five and I'm driving home again
It's hard to believe that it's my last time
The man on the wireless cries again
"It's over, it's over"

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's late and I'm with my love alone
We drink to forget the coming storm
We love to the sound of our favourite song
Over and over

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

It's time and we're in each other's arms
It's time but I don't think we really care

Dancing with tears in my eyes
Weeping for the memory of a life gone by
Dancing with tears in my eyes
Living out a memory of a love that died

 

 

Ci sarebbe altro di cui parlare, come detto… ma la polemica scenderebbe agilmente nel litigio. Mi limito a puntualizzare una cosa, per quelli che sicuramente leggeranno.

Come sa già Fabio, e forse qualcun altro, l’anno prossimo si cambia aria, gente. Non credo che basti il rispetto, condito con dei rapporti di buon vicinato, per fare un’estate. Stufo della falsità e dell’indifferenza, che si percepisce ogni qualvolta si organizza qualcosa di collettivo, vi lascio agire come vi pare e piace, senza problemi.

Ho solo un mese di vacanza all’anno, sapete. Chi vuole mi segua, sennò, buona vita.

 

 

Ps. Nota statistica. Prima e ultima trasferta per Pataca, che chiude l’anno con il 100%. Fortuna, direte voi. No, è che ha sempre ragione.