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19 mai Un Weekend... particolare?Dice il saggio Master Card, ci sono cose che non hanno prezzo. Svegliarsi alle 3.45 del mattino di un sabato, quando nello stesso momento un essere umano “medio” porta a casa, dentro casa, la morosa. Prendere un ferro a due ruote alle 5, e mollarlo dopo quasi otto ore. In mezzo, una mattina fatta di foto, stretching, geloni alle mani, brezza contro e a favore, pavesini al caffè conditi da acqua. Clacson delle auto più impegnate, benedizioni dei contadini, dei vecchi e dei contadini vecchi, con qualche sterco di cavallo che, di tanto in tanto, volava per terra senza motivo. E tiri e sputi, e corri, e imprechi, sputando di nuovo dopo 70 km, e sempre lì, e al tuo fianco, l’autostrada. Come a prenderti per il culo, visto che dopo Castel Guelfo, Cotignola e Russi c’è il sole di mezzogiorno, la vecchiaccia infame che ti dice “ancora 30”, sangue, Gatorade e principi di crampi. Rispondere il falso ai “Quanto manca?” “meno di un km!” ancora prima di affrontare le saline. La consapevolezza che, se veramente l’avessimo dovuta allungare fino a Rimini, piuttosto saremmo andati a Grosseto, a vedere il Bologna perdere 3-0. Poi, però, l’Adriatica e il cartello finale, e dire che è andata da Dio, alle 12.41. Una settimana dopo, Cazzola sotto la curva. Andata. DAI, CAZZO!
Da tutto questo, ovviamente, c’è da imparare qualcosa. A parte mettersi qualcosa di pesante il mattino, sopra la maglietta dei Knicks… ho ancora i segni delle bruciature, della fascia e del polsino. Una conferma, è che la Bologna/Cervia in bici, 105 km per velocisti, non è poi così dura; e un’altra, fondamentale, è che poco o niente al mondo vale come sfidare sé stessi.
Fare la tirata di 8 ore la sera prima di un’interrogazione, come imitare Di Luca o Savoldelli il giorno dell’apertura del giro d’Italia. Non sono cose da fare sempre, intendiamoci. Vi prenderebbero per pazzi, ancora più di quanto siete. Però, quando alla fine vi accorgete che tutto è andato bene, vi renderete conto che di corpo e spirito avrete retto, fino in fondo, sentendovi appagati nel vostro folle gesto. Una corsa in bici, per certi versi, è la metafora della fuga dalla routine cittadina. Dovevamo aspettare Maggio per metterla in pratica, quasi nove mesi per un fottuto weekend, fuori da libri e smog. Ma ne è valsa la pena, eccome.
Rendo omaggio ai: “siete pazzi”, “non ce la farete mai”, “non avete proprio un cazzo da fare” “ve lo sconsiglio assolutamente” “mi dispiace, ma non riesco a venire”. Spendo al limite due parole per chi ha bruciato le salsicce la sera, giusto perché mi rendo conto che se rompe sempre le palle vuol dire che un minimo ci tiene. Ringrazio chi su di noi ha scommesso, chi (in fondo) è stato contento di rivedermi, e il mio paggio, impagabile. Colui che ha introdotto il principio del “Buongiorno!” ad ogni vecchio e/o ciclista che passava vicino a noi… perché noi persone civili, sempre. Scudiero fino al ritorno in treno, seduti sulle borse davanti alle scale di un vagone, puzzando come dei deportati, verso casa. Cantando Lou Reed.
Holly came from Miami, FLA
Agli esami ci penso il giorno dopo, voglio dire. Il Lunedì è fatto apposta. Non riesco a pensare di riposarmi la domenica, non conosco il mordi e fuggi per un sabato sera… già adesso, sono sicuro, gli amici non ricorderanno più la nostra impresa. E credo che mi dispiaccia un po’. Si può vincere assieme, la guerra o un mondiale. Nel nostro Palmares, mettiamoci questa.Abbiamo vinto noi due. |
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