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22 mai Stand up for Lionel!Questa ve la devo. Tutta. Qualche pausa da Grill è da dovuta e doverosa, soprattutto visto che siamo arrivati al punto dell’ispirazione positiva che dopo tre mesi devo ancora trovare. Credo e spero di esserci riuscito lo scorso giovedì, con la compagnia del buon Ricky Brini, in una notte meneghina da ricordare. Scusate perciò il ritardo, e se qui sopra ho smesso di scrivere. Anche se, a dire la verità, da qua a Gennaio non è certo successo granché. Con la Ponza ho chiuso, con certi rapporti anche, alla fine tutto quello che è avvenuto in questo periodo ha portato i miei pensieri e la mia mente più verso l’aldilà che l’al di qua. Non sono le serate passate a vedere il Milan a rendere le cose migliori, anche se lo faccio perché i miei migliori amici “c’hanno quella fede lì”, né tantomeno l’uso sfrenato di una chitarra, scordata, che nemmeno io ho più voglia di aggiustare. Non cambiano la monotonia, anche se di certo aiutano: e, per questo, avrei preferito assistere a un live di Bruce Dickinson piuttosto che a un concerto -strapagato- di Lionel Ritchie, “Commodores former.” Ma della vita io non ho capito un cazzo. Per fortuna, beninteso, altrimenti ci sarebbero dei momenti dove realmente non saprei perché esistere. Pensavo di aver capito tutto, invece, quando alla vigilia della partenza in terra Lombarda il buon Boris ci ha riferito la sua impossibilità ad ospitarci “nella sua magione”: ma siccome questo non nasce per essere un Blog da guerra, e per il pepe abbiamo un sito apposito, mi limiterò a passarci sopra, com’è giusto che sia. Film già visto troppe volte, punto e basta. Ne cominciamo un altro, più o meno verso le 23 e qualcosa del mercoledì, quando quelli del Jolly Hotel decidono di accogliere noi, anime prave: per la modica cifra di 99 sacchi 99, ci inchiniamo davanti al Forum come già fatto con Dante. Calabria. “Rick, vè che un dritto io lo posso anche fare.” “Ma sei fuori? Bologna non è come Milano, è pericolosissimo!” Alla fine (strano?) ha ragione lui, usando come scusa il fatto che senza biglietto i sacchi da dare sarebbero stati 180. Quindi sarebbe un’affare. Riesco a non sporcarmi di pomodoro dopo due tranci dal pakistano, arrivo in anticipo con lo zaino in stazione dove Rick, teso al massimo, mi stava già aspettando da un pezzo. “Come stai, bah non c’è male, te invece”, pronto e gasato per fare il maraglio. In zona maraglia. Mare, Lionel, la figlia tossicodipendente, poi ancora Fortitudo fuori dai Play-off, Bologna fuori dai Play-off, F.ine D.el T.orneo Team fuori dai play-off, tutto è bene ciò che finisce bene ma c’è chi vorrebbe finire con le controprove. I soldi volano con l’Eurostar, che ci porta in una stazione di chiaro stampo fascista: in seguito la metro, dove nonostante il caldo c’è molta più aria fuori che dentro, un autobus che arriva/non arriva/l’abbiamo perso/prendiamo l’altro beh… degli autobus dove la gente che guida potrebbe anche esprimersi in Italiano. E così, fino alle 6. Centro dietetico. Jolly Hotel. Forum anzi, DatchForum di Assago. Guardando in casa nostra non mi lamenterei troppo in fondo, anche se credo che il buon Beppe Dozza si stia rivoltando nella tomba. Entriamo. Penso anche che tutta la gente che ci ha notato avrà detto “chi cazzo sono questi?” Ma loro e le loro cravatte avrebbero avuto tempo per una ripassata. Uno strano nome a nome “Brini Riccardo” compare nel video: doccia, e cena in un chiosco proprio davanti al Palazzo. Non mi soffermo sul palazzo in sé, che tra l’altro è quello dell’Istant Replay. Ma visto che la mia esistenza è concentrata sulla palla a spicchi, come voi certamente saprete, fa un po’ pensare che 11. 500 persone siano aggrappate alle prestazioni di un diciottenne, io che ne ho già diciannove e da anni 13 non faccio altro. Funky, Gallo. Respect. Il nostro posto è in poltronissima, numerata peraltro, “attesissimi in zona Vip”. Ragion per cui ce la tiriamo anche, e devo dire che non è una brutta sensazione, specie con un maestro del settore. Alcune maschere, oserei dire degne, ci conducono ai nostri posti, praticamente sotto al palco e dietro a una coppia romana. Veniamo impezzati dalla lei, che oltre a farci notare l’età (giovane?) si vantava di essere stata la compagna di Eros Ramazzotti al Liceo. Credo di aver fatto una faccia da antologia. D’altra parte, in risposta, Rick se la tirava perché pensava di essere l’unico minorenne lì dentro, per cui venne smontato subito da alcuni cinni che gli passarono a fianco tendenti dalle 5 alle 10 primavere. Ed era sempre più teso, anche perché i musicisti sono come le tipe al primo appuntamento: si fanno sempre aspettare, prima di tuonare con la prima canzone. Una “Just for you” abbassata di tono, per via di un microfono rotto, ma che anche dopo una mezz’ora abbondante sa bene come rendere l’idea. Si comincia così, con Lionello e la sua giacca Maya, che mi faceva letteralmente impazzire, anche se ne suderà 4 o 5 in corso d’opera. La gente era già su di giri per la prima canzone, figuratevi con un microfono nuovo. Una vera climax ascendente, composta da canzoni lente e spesso suonate solo da piano e voce, con l’intermezzo di brani più accesi quali ad esempio “Running with the Night”. Il tutto cotorniato da Cabaret di una discreta classe (e non il Cabaret stile Gufi a cui sono stato più volte sottoposto), mandando a cagare per qualche canzone il proprio gruppo e coinvolgendo molto il pubblico, giunto almeno in ventimila unità all’ ex Forum. Chiaramente ci sentivamo un po’ spiazzati, tutte quelle dualità abbracciate e verso la quaranta/cinquantina. Ma non era da farsene una colpa, se noi siamo giovani e se ci piacciono le cose un po’ annacquate nel tempo. C’è gente che sbava per le canzoni profonde di Paolo Meneguzzi, per la tech house di alcuni Dj (che tra l’altro potrebbero essere anche amici miei), o anche per la pelata di Britney Spears. Non fateci una colpa, se ascoltiamo Lionel e se crediamo che le canzoni d’amore migliori siano sue, di Sting o di Brian Adams. Non siamo gente raffinata per dire questo, anzi, non lo siamo assolutamente. Com’è vero che di tanto in tanto rompo i timpani dei miei vicini cantando, e se uno dei miei sogni nel cassetto è quello di spaccare una chitarra in concerto come Pete Townsend. Il resto è poi scivolato via da sé. Canzoni più o meno tutte conosciute, anche se personalmente mi è dispiaciuto che non abbia cantato “Say you, Say me” “Youh! together” in onore dell’ineffabile Gabbo Benedetti. Per ultime quelle più famose: “Endless love”, duetto effettuato con le dolce metà del pubblico anziché con Diana Ross, “Angel”, per cui gente di mia e non vostra conoscenza continuerà a rompere a lungo su questa canzone e, per innaffiare il tutto con un gran vino, la finale “All night long”, dopo che lo stesso Lionel aveva minacciato più volte il pubblico di chiudere la baracca. Il video annesso, disponibile pure su youtube per cortesia del “RiccioliCervia”, testimonia tutta la nostra esagitazione nel cercare di inquadrare il palco e la folla. Verso mezzanotte si tornava indietro contenti, e con qualche grammo in meno per il sudore, recuperato comunque poco dopo. Non ce lo dimenticheremo presto, penso. Anzi, almeno uno fra noi non se lo dimenticherà di sicuro. In camera scrivo un paio di appunti, c’è la replica della finale di hockey su pista. O quella era prima del concerto, non mi ricordo. Sei ore di sonno non me le facevo da Capodanno, però, e devo dire che il giorno dopo ci sono piuttosto rimasto... tra l’altro, beccando gli unici due giorni di pioggia del 2007. Ma chissenefrega. Coming Home, e stavolta sul serio. Per treno, concerto e hotel, c’è Ricky. Un momento di felicità, non ha prezzo. E vaffanculo!
Per la cronaca. Come temevo, il mio momento di depressione è finito. Considerando che è solito durare da Ottobre a Maggio, direi che siamo in media. Dovrei scrivere due righe anche riguardo la polemica fra Ricky e Boris, cosciente del fatto che non ce n’è assoluto bisogno. Credo che sia giusto tenersi fuori, e sperare nell’onestà delle persone. Specificando che, visto che ne parliamo a freddo e con la testa lucida, non ce l’ho con nessuno, e questo sia ben chiaro. Con nessuno. Altrimenti, per la quantità di inculate che ho preso nella mia vita, allora certa gente l’avrei dovuta mandare all’ospedale.
Chiudo il tutto con un omaggio, dovuto, ad un nostro grande amico, “che purtroppo è fatto così, ma che alla fine gli vogliamo bene lo stesso.” Torno al Grill, sperando che stiate bene e in pace con voi stessi. Che è quello che conta. Saludos…
Say you, say me |
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