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31 décembre

Anno solare 2006. Chapeau.

Con una riflessione post-Natalizia sul dodecamestre (lo so che è orribile, ma mi piace essere fine!) appena trascorso, chiudo ufficialmente i miei racconti per l’anno di-s-grazia 2006. Non volevo certamente terminarlo con una discussione acida e profondamente anti-Juve, anche se probabilmente “ci sarebbe stata”; ma dopo mi sarei accorto che questo spazio sarebbe diventato una sorta di arena, dove a male parole (anche se non è quello il problema, chiaramente!) si sarebbero espressi tifosi dell’una e dell’altra sponda. Credo che se il Bologna non andrà in serie A quest’anno non ci andrà mai più, o almeno per i prossimi 5 anni, credo che l’arbitro Messina di Bergamo si commenti da sé, ma questo non è nient’altro che uno squallido gioco di parole, credo che alla fine un punto in più o uno in meno non cambierà molto a fine campionato, perché tanto non avremmo meritato più di un pareggio e comunque siamo una squadra troppo vecchia per non crollare a primavera, e credo soprattutto che il calcio italiano faccia schifo, visto cos’è successo quest’estate e visto cosa non stanno facendo per cambiarlo. A conclusione di questo c’è il fatto di essere degli imbecilli, perché i 3-0 (’98) con Paramatti migliore in campo in un certo senso fanno parte della mia giovinezza. E i 20 sacchi spesi per uno spettacolo indegno sono andati giù con l’acqua del cesso.

 

E dire che il calcio non è stato esattamente uno dei punti dolenti di questo 2006. Anzi. Ma di questo parlerò più avanti. La cosa sorprendente, è che in fondo di punti dolenti in questo 2006 (a parte l’ultima fase) non ce ne sono stati, e che quando questi sono comparsi in qualche modo penso di averli quasi sempre superati bene. Ho finito il Liceo… ricordo ancora che stavo per mettermi a piangere il giorno prima dell’orale della maturità (cosa che non accadeva da 5 anni almeno), perché ero sicuro di NON prendere 13/35, che in sostanza significava 60. E’ finita che ho recriminato fino quasi agli insulti con le amiche/colleghe/arpie di mia mamma (barrarle tutte, grazie!), perché dopo essere stato dentro 1h e 45, dalle 12.57 fino alle 14.42 (oh beh… come non dimenticare?) senza aver sbagliato un accento, mi hanno dato uno strettissimo 28/35, giusto giusto per fare 75. I compagni delle superiori, tranne per qualche piccola eccezione, credo che oramai non mi vedranno mai più, per ragioni varie di impegni e locazioni. Non ho mai capito nulla di loro, a dire la verità. E, se devo essere sincero, adesso come adesso mi dispiace molto. Fino alla quarta credo di essere rimasto ignoto a loro più di una qualsiasi equazione matematica, ho cominciato ad aprirmi in quinta e ho notato che ci sarebbero state delle persone che avrei apprezzato molto, inteso come qualità morali. Inutile nascondere che oramai era troppo tardi. Spero solo che non crollino con l’Università, ma che si divertano fino in fondo… Per quanto questo possa essere possibile. Di laurearsi, sposarsi, un giorno magari avere figli con la persona che hanno amato e di non aver mai rimpianto quello che hanno fatto fino a quel momento. Per quanto mi riguarda… beh… credo che mollerò presto, perché se l’aver trascorso un periodo di 20 giorni lontano da tutto e tutti vuol dire perdere un anno allora questo significa che la mia carriera universitaria finirà prestino. Non sto neanche a discutere sul discorso fidanzamento, perché credo che quando uno dimostra tanto nei confronti di una ragazza senza pervenire a nulla, alla fine abbia anche il diritto di dire basta; e di lasciar perdere certi argomenti che per alcuni altri, invece, rappresentano il pane quotidiano. Per poi diventare vecchi, e spararci sopra cazzate con barba e baffi bianchi, ai tavoli del primo Bar Sport. L’avere figli è qualcosa che non penso abbia mai contemplato, visto che dopo il primo punto farò fatica per trovare da mangiare per me stesso. Però una cosa è certa. Ed è quello che mi fa vivere, più di ogni altra cosa. Più dei miei pezzi per basso folk, più del basket. Fin qui, non ho rimpianto niente di me stesso. Ed è chiaramente, la cosa più importante. L’aver perso, per studiare Svevo e Pirandello, gran parte della semifinale mondiale vs la Germania ecco, quella forse era una cosa che andava un attimo rivista. Ma quanto basta, per sentire “Fabio Grosso! Oh mio Dio! Fabio Grosso!”, e per vedere piangere i Crucchi. Con un esame in mezzo, ma comunque la mia estate cominciava lì. E scusate se è poco.

 

La mia annata cestistica, invece, è stata fin troppo contrastante. Strano per una persona coerente come il sottoscritto, che ama il dolce far niente dalla mattina alla sera. Parlando di anno solare, la prima fase è coincisa con la fine del mio periodo fra le giovanili. C’erano troppi ’90 in quel pollaio, per non farli giocare tutti. Avevo delle gran buone intenzioni, fin troppo e per una volta. Inutile concludere che, alla fine, ho lasciato perdere. La squadra non era più nostra, e mi sono sentito sollevato di peso da qualsiasi incarico nel week-end, dopo aver fatto 3 allenamenti settimanali dalle 2 alle 3 ore l’uno. Come avete notato, sono uno che spesso tende a dire basta, ed è successo anche in questo caso. Eclissatomi a tardissima primavera per i già citati esami, adesso mi sono rimesso in gioco finendo in Promozione, dove il livello sarà quello che è (e tra l’altro non è che poi facciamo molto per innalzarlo), ma almeno ci si diverte, e certamente lo spirito con cui vado in palestra è, personalmente, molto diverso rispetto a qualche mese fa. Ho capito che tanto non andrò mai a giocare in serie A, né tantomeno come Bargnani nell’Nba. Quindi ho pensato che, in fondo, ciò che conta veramente è andare ad allenamento, sia pure con orari tipo le 22, con la giusta e sacrosanta intenzione di divertirsi. A dire la verità, anche in questa bella storia (bella oddio… visto dove siamo in classifica adesso!) ci sarebbe un buco di sceneggiatura. “La Fòla ad campàt”, il gruppo del campetto, smembrato completamente da quest’estate. I motivi sono molteplici… università per alcuni, ragazza per altri, unito forse a qualche disinteresse di troppo. Secondo me, si potrebbe provare a ricostruire qualcosa ancora, magari ricominciando ad andare al campetto anche “al freddo e al gelo” (cit.), oppure sbriciolando e mettendo a soqquadro da piano terra ad attico casa Natali, facendo suscitare le ire della Padrona della magione stessa (“Lorenzo, sei un cRRRRRRRRetino!!!”, cit.). Peccato, davvero. Ma forse non avrei sopportato per il 2° anno di fila un Capodanno dalla Cuz, o solamente il fatto di incontrare gente come Cantore al Bowling di S.Lazzaro. Perciò guardiamo avanti, senza dimenticare ovviamente però i vari Pollo, Chicco, Lollo, Otto, la Cri e i due che, per ragioni di Ponza, ho il piacere di essere costretto a vedere anche oggi, vale a dire Mike e Gabbo. Agli altri auguro di sfondare, perché molti (se non tutti) fra quelli che ho citato e che mi scuso di non aver citato ne hanno le possibilità. E per sfondare, stavolta non intendo un banale fallo di merda in attacco, uno di quelli che fischiano solo a certe persone a qualsiasi livello. Per sfondare intendo una B1, ecco… se proprio non arrivasse una serie A. Per 5 allenamenti alla settimana più partite dopo un anno e mezzo, credo che se lo meriterebbero anche. In caso contrario, vorrebbe dire grande sacrificio per uno sport e per una cosa che dimostri di amare, ma arriveresti a dire che allora della vita non hai capito un emerito cazzo. Ed è quello che penso.

 

Capodanno, dicevamo. L'anno scorso, dalla Cuz. Ricordare, "per chi c'era quel giorno" (cit.), il NO stampato con sorriso a 96 denti di Lollo alla Cri, il popcorn sparso sul biliardo della sala, le bottiglie di Champagne pervenute solo qualche tempo dopo sulle colline Ozzanesi e la noia generale, che in fondo aiutava a far gruppo. I Capodanni scorsi sempre in famiglia, ma era palese che fosse arrivato il momento di cambiare. Siccome quest'anno mi toccherà festeggiarlo molto fuori casa, diciamo pure sulla riva dell'Adriatico, un ringraziamento speciale va speso, nei confronti del "Capitano, mio Capitano!" Ricky Brini. No.11.

Ero francamente molto stupito quando mi chiese, oramai 2 anni fa, di lasciare la compagnia del Mercuriali per quella del Silverio. Beninteso: non l'ho mai fatto, perlomeno totalmente, perchè comunque alcune persone del "204" le tengo molto più che degne di essere prese in considerazione (Vertu, Albi, Fede, la Silvia, Voltax, Savo, la Fede etc.). A dirla tutta, senza l'avvento ad Agosto dei Milanesi "3000sacchiper2settimane", sarei con tutta probabilità rimasto lì stabilmente, anche perchè credevo che il suo gesto fosse stato fatto più che altro perchè fuori da quel gruppo ci voleva andare lui, per ragioni sostanzialmente amorose (quindi personali) e che quindi non dovevano intaccare il mio spirito. Dall'anno scorso, però, si è aggiunta moltissima gente nuova quest'estate, cervese, con la quale mi sono trovato veramente benissimo. Per un giro, non me ne frega niente se non si interessano di palla a spicchi. Un'estate da 10 merita un prosieguo lineare, e quando mi hanno chiesto di far parte della balotta anche per l'ultimo dell'anno beh, io non potevo rifiutare. Essere trattati da Principe ogni volta che scendo giù non è una cosa che io mi meriti, assolutamente. Però devo ammettere che è una situazione piacevole, e soprattutto ti fa sentire molto meglio del pezzente che sei. Perchè sono un pezzente, e come minimo al 5° grado della scala Richter. Mi sono accorto che potrei far crollare chiunque, dalle risate o dal dispiacere. Non merito questo. E ringraziare è il minimo.

Oltre a Ricky, che spero di vedere presto se non oggi, Fabio, Marco, Nicholas, Buccio, la Kia, la Linda, la Julia, l'Ale, Cira, Turro, Compagno, Boris, la Vale, la Lotti, la Fra, Teo... oltre ovviamente a Paolino, e chi ci fa compagnia durante l'estate, Pistolazzi compreso. Verrà un giorno che vi dedicherò qualcosa, ed è quello che spero. Nel frattempo, provate a pensare a quella sera, del 9 Luglio. E a quello che è successo dopo. Eravamo in 7, a casa di Ricky. Stranamente, uno dei pochi momenti dove c'erano più donne che uomini. E hanno portato bene. Provate a pensare, dopo 5 anni di Bac, com'è stato chiudere i rapporti con la transalpe così. Io ve lo lascio pensare, ma aggiungerei, anche e solo per questa volta, il classico commento sarcastico del buon Paso, preso dal suo Blog. "Chiedo umilmente perdono" (cit. che credo lui colga), perchè lui sul sarcasmo ha il copyright. Made in Northern Italy, 2006. Ma questa, non la potevo non mettere. Sui rigori finali, in quel dell'Olympia Stadion di Berlino.

 

 

"Francia in dieci. Adesso la partita sembra equilibrata. Stava giocando bene l’Italia vero? Finisce il tempo supplementare e si va ai calci di rigore. Come contro il Brasile. Sapete tutti come andò.

Il primo pensiero che mi viene in mente è che, per quest’anno, delle inculate all’ultimo secondo ne ho già prese abbastanza. Il secondo è riservato a cercare di capire chi saranno i rigoristi. Con aria di sufficienza spiego alle mie amiche che, secondo me, Del Piero avrebbe tirato il quarto. Il più importante, di solito. Non sapevo che sarebbe andata così, solo ed esclusivamente perché se l’era fatta in mano e non voleva tirare il primo. Ma va bene lo stesso.

Pirlo. Solita frase scaramantica di Sangiorgio. Gol. Wiltord. Una pippa mostruosa. Gol. Come non detto. Materazzi. Discussione di un’ora sul fatto se a Perugia fosse rigorista o meno. Toglie ogni dubbio. Gol. Trezeguet. Caressa continua a dire che lo conosce. Si è visto. Palla da una parte, portiere dall’altra. Ma stavolta la traversa ci grazia. Passo mezz’ora ad urlare Buffon, sebbene non abbia fatto niente. Ori me lo fa notare. Traversa. De Rossi. Hai qualcosa da farti perdonare. Ricordatelo. Gol. Abidal. Uno dei negroni della Francia. Uno di quelli che ci hanno fatto pensare che la Lorenza potesse tifare Togo. Cani e porci comunque. Gol. Del Piero. Se De Rossi aveva qualcosa da farsi perdonare, figuratevi lui. Se sbaglia non torna in Italia. Non sbaglia. Gol. Sagnol. Bayern Munich. Chissà se passare la vita in Baviera non l’ha intristito. No. Purtroppo. Gol. Grosso. Alle italiane piace Grosso. L’eroe dei mondiali. Non può sbagliare. Gol. Cacciamo un urlo immenso. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo."

 

I've paid my dues -
Time after time -
I've done my sentence
But committed no crime -
And bad mistakes
I've made a few
I've had my share of sand kicked in my face -
But I've come through

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting - till the end -
We are the champions -
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions - of the world -

I've taken my bows
And my curtain calls -
You brought me fame and fortuen and everything that goes with it
-
I thank you all -

But it's been no bed of roses
No pleasure cruise -
I consider it a challenge before the whole human race -
And I ain't gonna lose -

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting - till the end -
We are the champions -
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions - of the world!

 

Eravamo in 7. A fine partita, eravamo in 20.000. Tutti a fare il bagno nella fontana, Ricky compreso, intrisa di schiuma, il che mi aveva fatto ipotizzare che non fosse altro che la massa dei vomiti per vodka e redbull delle discoteche vicine. Quella che piace a Mazzo, tanto per intenderci. Ringrazio anche lui, ovviamente. Mi sentivo attonito, come mai prima, con la Chiara che, sorridendo, continuava a chiedermi che cos'avessi. Mi sentivo male. Perchè non ero mai stato meglio. E non ci ero abituato, nella maniera più assoluta. Fiero di essere italiano. IO. Sapete com'è.

Dall'Alto Adige a Lampedusa, campioni del mondo. Almeno sulla carta. Adesso, parto con i ringraziamenti minori. Chiaramente nel senso di attività spese assieme, perchè gli amici devono essere tutti allo stesso livello. In my personal opinion.

Uno a Chicco, anima e core del Palazzo e ottimo vicino di casa. Uno che ti porta a vedere la Virtus mettendoci la benzina, oltre alla voglia di prendersi le già citate birre di mediodìa. Non proprio Cervezas, ma stile fontana Cervese. Uno a Luppi, Venni e Para, o per le loro partite da "scappatissimi sunt" (latinismo coniato da Brini senior), o per le partite del meloncello. Senza contare la mangiata colossale a S.Paolo, che spero si rifaccia in fretta. Uno per gli juniores con cui ho avuto il piacere di allenarmi (con loro sì!), come Defaz, Tommy o Euga. Senza contare il mitico Carlo, capofossa dell'"Onda D'Urto", gruppo ultrà dell'Andrea Costa Imola nonchè mio (ex) preparatore atletico, uno che si è preso cura di curare il mio Fisico!! Ma ve ne rendete?? Giuro che, prima della fine dell'anno sportivo, andrò a vedere una partita in curva con lui. Giuro. Gli altri ringraziamenti vanno al gruppo della Parrocchia, che però frequento sempre meno, nel quale la personalità di Matteo (Papa Fezzy I°) Ferrari spicca decisamente sulle altre. Oltre a lui, Marco, Leo, Pippo, Pietro, la Sissi, la Marti, la Vale, la Monica, Steve, e tutti quelli che ho avuto l'onore di conoscere lì dentro.

I ringraziamenti speciali sono 3. Il primi due vanno ad Aska e a Fleps. Per i nostri sabati sera. Per le nostre discussioni clericali e politiche. Per il cinema con la Santarelli o la Johansson. Per la Birra flambée del Black Fire. Che non si può morire, senza averla sentita prima. Per la musica che ci mette in macchina, e per la Ka stessa. Per il nostro Weekend epico. Per i nostri Weekend mancati, e qua si va nell'ordine della doppia cifra. Per la voglia di star bene assieme, e di fare le 4 di Notte per niente. Per le nostre cazzate. Perchè siamo dei cazzoni. Punto.

L'ultimo, che ci crediate o no, è per mia cugina. La Giogia, visto che adesso la chiamo così. Deve sopportare un cazzone in casa sua, o perlomeno il piano sotto, 365 giorni all'anno, se non 366. E quest'uomo, come se non bastasse, dalle sue parti di tanto in tanto si fa anche vedere. Perchè senza di lei non saprebbe come fare, senza il Cinese del pranzo o delle 23. Ma quello è l'ultimo dei problemi. Avevo troppo bisogno di una forte presenza femminile nella mia vita, inteso in senso puramente amicale. L'ho trovata in famiglia, perchè per certi versi meglio dei cugini non c'è niente. E poi, se volete la differenza fra il sottoscritto e il resto della famiglia, o meglio ancora fra il sottoscritto e il resto del mondo, non andate più lontano da lì. E'orribile scrivere un "ti voglio troppo bene." E mi scoccia anche ripetere quello che ho già scritto. Però, se lo faccio. E' perchè è realmente quello che penso.

 

A tutti quelli che ho menzionato, o che comunque avrei dovuto menzionare e che non sono riuscito a farci stare qui dentro, auguro un 2007 inimmaginifico, pieno di cose splendide e di soddisfazioni inenarrabili. Di cuore. Come disse ai suoi tempi il grande Frank Sinatra però, "The best is yet to come." In effetti, ci sono alcune cose che sono sempre lasciate in sospeso. Sperando che il destino ci dia una mano, ma una cosa è certa. Almeno una, almeno sulla carta. Per qualcosa. I migliori del mondo. Siamo noi. E non ci guarderemo indietro. Mai.

 

Ho sbagliato per sbagliare non perche' lo dite voi
e non mi pento proprio, sono in riserva ormai
Io ci credo in quel che voglio e forse voglio farmi male
ma non mi riconosco in quello che conviene
Mi piace scivolarvi fuori da ogni calcolo
Per riportarmi in riga servira' un miracolo
Complici e simili da credere alle favole
Coi nostri sogni in gola questa notte sembra fatta per noi...

CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI
NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI

Traghettato da un destino a volte sordo e malinconico
In un viaggio clandestino tra allucinazioni e panico
forse perche' so di avere un diamante tra le mani
un morbido rifugio per tempi meno buoni
Mi spinge sul divano lo so che ha gia' deciso
E resto senza fiato tra l'inferno e il paradiso
Scioglie i capelli in boccole di nuvole
Il suo sapore e' miele e questa notte sembra fatta apposta per noi...

CHE NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI
NON CI GUARDEREMO INDIETRO MAI!


Buonanotte...


21 décembre

Complex Cira&Teo (Suicide nights)

Non ne ho voglia mezza, diciamoci la verità. Però vi devo un paio di serate, nonché un paio di nottate suicide, quindi raccontiamo anche questa.

16/12/2006. Una settimana dopo il compleanno di mio fratello, 5 giorni dopo quello di mia madre. Spero vi basti questo, per capire che non è un gran momento.

Festa di Andrea “Cira” Ciralli, e di Teo Attila Nick, Montanari. Non pensiate che abbia omesso le virgolette, ma si chiama realmente così, e solo per questo gli va tutto il mio rispetto. Da questo particolare gente come Paso avrà certamente evinto lo scenario di cui vi sto parlando, comunque sì; comin’ back to Cervia. Again. Un mese e mezzo dopo. D’altronde, ogni assassino che si rispetti deve per forza avere in sé quella tendenza al masochismo che lo porta a ritornare sul luogo del delitto. L’inizio fa schifo. Speriamo che migliori.

 

La navetta per la stazione annaspa sulle vie centrali della città, a causa della folla ammassatasi per il consueto shopping natalizio. Cosa che io ho sempre odiato, non da oggi e (tengo a precisarlo) non per una questione di soldi. Solito treno del Venerdì delle 18, dopo essermi espresso più a gesti che a parole con un bigliettaio di chiara origine mediterranea, ovviamente in ritardo; quanto basta per atterrare in Romagna sulle 20.30. Segno tangibile del declino delle ferrovie dello stato, l’aver percorso il viaggio in 2 ore e mezza: tempo per cui da Bologna si andrebbe a Perugia, e non certamente solo 100 km più in là. Ma di questo, in fondo, non me ne fregava niente. Il mio obbiettivo principale, infatti, era restare da solo e in pace con me stesso, e la Festa al mare era un’occasione che non potevo perdere. Detesto il casino, e mi sono accorto -specialmente da Universitario- che Bologna è fin troppo caotica per i miei gusti, e soprattutto per il mio spirito. Quando presunti malati di AIDS cominciano a chiederti con veemenza soldi lungo la Main Street, e il tempo fuori inneggia alla Thunder Road del Boss, c’è bisogno di ritrovare sé stessi. Magari con un po’ di Lambrusco (“pjida e parsòt, figa e lambròsc”, cit.), con due o tre foto sparse, oppure con una passeggiata di un paio d’ore sul lungomare, giusto per far venire quella che ormai solo io posso considerare un’ora decente. Ringrazio Fabio, a questo proposito, per l’ospitalità e perché nascondere quella bottiglia ai suoi è stato un atto di pura fretta e intuito, più che istinto, cosa che non mi succedeva da 6-7 mesi. Mi ha fatto sentire ancora un liceale. E scusate se è poco.

 

Ci sarebbe da scrivere un post solo sulla nottata, ve lo risparmio anche se è stata nettamente la parte più emozionante del viaggio. Addormentatomi alle 2, senza riscaldamento, con giaccone e unica coperta (di merda) che avrebbe dovuto fungere da straccio più che altro, resisto fino alle 4.09, dove mi accorgo che la morte per congelamento sarebbe stata cosa di un quarto d’ora. Bastano 10 minuti, invece, per l’intuizione dell’accappatoio: “piccolo, ma resistente” (cit.). Di lungo, fino alle 08.08, poi 08.56, 09.33. Sembrano le fermate dell’autobus. Il Lambrusco rimasto fa da colazione, attendendo un motivo valido per muoversi. Se avessi vissuto altre 3 notti come quella, come minimo non sarei qui. Mattina e pomeriggio da dimenticare, non foss’altro per la presenza del buon Turro. Pensai di essere stato un purissimo imbecille, ad andare laggiù essenzialmente per una serata e basta. Se non lo dissi, era perché evidentemente non c’era bisogno di ulteriori conferme.

 

Passiamo in modo rapido alla serata, cominciata finendo e cestinando il vinello. La seconda boccia che mi ero preso da casa sarebbe dovuta andare a Leali e famiglia, impacchettata a dovere in un’ormai obsoleta felpa “PonteVecchio.” La Canna stessa mi annunzia il suo avvento in una mezz’ora, dopo una rapida doccia e dopo la conferma che avrei dovuto passare un’altra notte in quel post-fabbricato che corrisponde alla mia “magione” (cit.). Ok, non c’è problema, del resto uno dopo la prima volta ci fa l’abitudine. Da buon Bolognese, ad esempio, non mi sono ancora rotto di andare a vedere Bologna-Juve al Dall’Ara, pur sapendo come andrà a finire. Ma questo è il prossimo post. E ci terrei anche a leggere il commento di chi ha speso 100 sacchi e passa, per godersi lo spettacolo medesimo in tribuna.

Pregando Dio (o chi per lui) per non incocciare polizia durante il tragitto, del resto se nessuno lavora a Cervia il Sabato mattina figurarsi la sera, arriviamo sani e salvi al Green Park, posto nelle vicinanze del cimitero: abbiamo discusso su qualche possibile rito Voodoo, ma alla fine non se n’è fatto niente. Solita Speck e Patate, a sinistra la Chiara e davanti Toto, Fabio e Marco e le loro classiche allusioni falliche: la palma di Mvp della serata non andrà però a nessuno dei tre, nonostante il fatto che per le stesse allusioni il secondo qualcosa in più avrebbe oggettivamente meritato (ricordare a tale proposito “Sei corta, ma ci arrivo” o “Hai sempre il dito pronto, dai tiralo fuori anche stavolta”). Teo mi ringrazia per l’avvento, ma sono io a farlo visto che in pratica nel suo caso mi sono crassamente auto-invitato, mentre Cira, l’altro festeggiato, ci stava provando in maniera altrettanto crassa con una sua nuova compagna di classe, tale Ilaria: questo sarà di fatto il leit-motiv della serata, che vedrà intoccato l’orgoglio femminile.

Terminata la fase culinaria, torta compresa, ci rechiamo a casa del Ciralli, visto che pochissimi avevano voglia di pattinare. E, stando a voci di corridoio, quasi nessuno lo sa fare decentemente. Ragazzi, io vi voglio bene. E tanto. Però non mi potete scadere in, nell’ordine: Maraffa, Briscola, Dama e Scacchi una festa il sabato sera. Soprattutto, la fase divertente era rappresentata dalle chiare avances del padrone di casa alla già citata collega; e fra una cuscinata e l’altra al solito chiaro anzi, Chiaro obbiettivo, il Compagno (Mesto, negro, come preferite) aveva prepotentemente preso il proscenio. “Ma non vedi che lei ti prendeva la mano e ti metteva qui, cos’è una calamita?-Sul lungomare di Cesenatico una sfilza di lingue se la son fatta.” “Ma lei è come una galleria, aperta al traffico!” (Toto) “Portala in Discoteca, in uno di quei posti dove ti si apre il mondo.” Avevamo l’uomo partita Sky anche stasera, l’unico che avrebbe potuto contestarlo un minimo era Nicholas. Volano arachidi, pop-corn e bottigliette all’interno della sala, nella quale il pendolo che batteva inesorabile sembrava volerci annunziare una seduta spiritica. Ci avevano salutato in breve tutte le donne, tranne una: l’Ilaria, che non cederà alle voglie perverse del riccioluto Ciralli. Sarà l’ultima ad andarsene, mentre le considerazioni del comunista fioccavano come l’avena a colazione. Un paio di chiacchiere, dilungate per un paio d’ore con l’Mvp e col padrone di casa (ehm… non è che ti possa spiegare molto Cira, siete stati soli per due ore su un letto e non avete concluso niente, secondo te cosa vuol dire.?) mi portavano alle 4.20, ora del letargo. Buonanotte ragazzi, vado a ibernarmi. Sotto la pioggia e, probabilmente, ultima notte dell’anno in Romagna, e forse è meglio così. Mi dispiacerebbe lasciarci, oltre a una felpa obsoleta e due bocce di vino, anche buona parte del mio corpo. Per una, credo di averlo già fatto. E non me ne pento.

 

Avevo chiesto in giro se qualcuno sarebbe stato disponibile la mattina dopo, se non altro per lasciare quell’antro oscuro. E questa volta le allusioni falliche non c’entrano. Tutti o a studiare o a letto, si ripiega sul Compagno, ansioso di terminare la sua buona azione da ospitante. Arriverà oltre mezzogiorno, giusto per un paio d’ore di cazzeggio: mi rivelerà delle cose assurde, a cui proprio per questo io faccio fatica a non credere. Se Fabio leggerà questo post (e so che lo farà), gli chiedo di buttarci un occhio, perché rischia seriamente di essere pericoloso.Fra un bomboloncino di qua, un pandorino e uno zuccherino di là, mi sembra veramente che siamo finiti in una pasticceria. Ciò comunque non gli impedirà di farmi un succinto regalo di Natale; cioccolata a tutto tondo per tutta la famiglia, senza che io per lui avessi niente. Sono quelle cose che ti fanno sentire una cozza, un po’ come sarebbe successo la sera stessa alla partita della Ponza. Senza bisogno di ulteriori commenti, credo invece di aver acquisito in questi primi mesi da post-liceale un bioritmo assolutamente innaturale, che non mi porterà a nulla di buono. Mi faccio trascinare dalla corrente, da immagini inesistenti o troppo lontane, sotto l’ombra di un sole che, fisicamente, fa fatica ad abbagliare. E siccome è ancora aperto il dibattito fra quale sia l’album migliore dei Nightwish (Nick opta per Wishmaster, Aska per Oceanborn), vi butto lì questa, ascoltata in treno al ritorno. Che, come afferma il solito, ineffabile Federico Buffa, “schifo non farebbe.”

 

 

 

The sun is sleeping quietly
Once upon a century
Wistful oceans calm and red
Ardent caresses laid to rest
For my dreams I hold my life
For wishes I behold my nights
A truth at the end of time
Losing faith makes a crime

I wish for this night-time to last for a life-time
The darkness around me - shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you

Sorrow has a human heart
From my God it will depart
I`d sail before a thousand moons
Never finding where to go
222 days of light
Will be desired by a night
A moment for the poet`s play
Until there`s nothing left to say

 

 

 

Sperando che sia di buon auspicio. “Non può piovere per sempre”, del resto. Oppure, “quando piove grandina.” In altre parole la vita è tua, e dipende solo da come la vuoi vedere: molti hanno imparato che spesso non importa neanche vederla. Si può starne fuori per 7-8 minuti, oppure anche per un quarto d’ora. Puoi sputarci sopra finché vuoi, ma tanto se non ci sono occhi per notarla, non gliene fregherà niente a nessuno. Alla prossima, per Bologna-Juve. Non a caso. Non è mai un caso. Mai.

4 décembre

Complex Ale

Apro un nuovo capitolo di un libro oramai infinito qual è il mio blog, due sere dopo aver scoperto che io e il Basket siamo ufficialmente, tanto per usare un termine matematico, indirettamente proporzionali. Peggio di Ricky Davis. Quando non ci sono, vinciamo di 10. Ed esultiamo il giorno dopo, gemendo cose tipo “Strafuckyou!” o il classico “Forza la Ponza!”, termine slang per definire la squadra in cui gioco (Ponticella, per chi ancora non lo sapesse…). Quando invece ne metto 17 in faccia a Lollo Fascetti, nell’ultimo decennio indiscusso detonatore del Bolognese (e mi fermo qui), perdiamo di 20. Segnandone 37. Fate voi. Comunque.

Lasciando stare la palla a spicchi, l’argomento del post è il Compleanno dell’Alessia, un’amica conosciuta da pochissimo per merito di quel vecchio marpione corrispondente al nome di Ascari Giulio. Va bene, Aska. Ci si poteva arrivare. Quando me l’ha detto mi ha sorpreso moltissimo, non foss’altro perché andare a festeggiare il compleanno di una persona dopo 20 giorni che l’hai conosciuta beh… non è certamente cosa da tutti. Prima di quest’evento ci saremo visti in totale 4 volte, di cui minimo 3 finite frastornati e lagnanti per terra dopo una Tennent’s Scotch da un litro e rotti in uno dei peggiori pub di Bologna. Che, grazie a Dio, almeno quelli sono tutti allo stesso livello. Mi sembra inutile dire che questo mi fa un immenso piacere, perché mi fa capire che, almeno per certa gente, sono ritenuto un tipo simpatico. Però, anche in questo caso, farei bene a fermarmi qui.

Dall’ultima volta, mercoledì sera, mi era parso di aver capito un qualcosa come “alle 8 in pizzeria a Castelmaggiore”, seguito dall’ovvio “Salutate Castelmaggiore.” Specialmente adesso, visto che siamo capolista. Inoltre, sempre che la TS non avesse già fatto effetto, avevo inteso che Aska sarebbe passato a prendermi con “la Susy” alle 19.30, per cui temevo piuttosto realisticamente di assistere a dolci effusioni. Nel caso, credo che sarei scappato dal veicolo e mi sarei buttato al primo ponte disponibile. Rettifica lui stesso il giorno dopo, dicendo che al suo posto sarebbe venuto un suo amico, Niccolò, intravisto qualche tempo prima e suo compagno di AN. Parlapiano. “E Urlapoco” (cit.). E di AN. Che si sarebbe dovuto svegliare la mattina dopo la festa alle 5, per andare alla Manifestazione anti-Finanziaria di Roma con tutto il gruppone, ex D’Annunzio compreso. Esauriti i “No comment” già da qualche tempo, me ne strafrego e, sebbene con qualche minuto di ritardo, lo vedo sbucare dai viali con un’Alfa ingaggiatissimo. “Bella Carlo, salta dentro!” “Ciao Nick!”, sulle note di “Urlando contro il Cielo.” Si comincia bene, andiamo al CentroLame per passare a prendere i 2 piccioncini, ovviamente in ritardo. Del resto quelli del mare si ricorderanno bene la puntualità Askariana, dal canto mio invece non ricordo di avere mai visto la Ka così appannata. Ci spariamo io e Nick un paio di cassette del mitico Sito Esaurito, che per qualche strana ragione “si comprano solo a Catania, ti giuro. Sono doppiate molto bene, ma sotto si sente il Catanese.” In un certo senso, fu lì che mi resi conto che il tema della serata sarebbe stato il fallo. “Fallo, Cazzo!” (cit.). In quel preciso istante, finalmente conobbi la Susanna: ragazza un po’ chiusa, certamente dolce e simpatica. Però, anche in questo caso, avrei l’idea di fermarmi qui. Se devo dire la verità, non riuscirei anzi ad immaginare diversamente un’altra ipotetica fidanzata di Giulio. Da questo punto di vista, io invece dovrei ancora ricevere degli arretrati. Per i più impervi cunicoli di Bologna Nord, riusciamo ad arrivare alla pizzeria. “Nick, ma tu chi conosci oltre a noi 4 e all’Ale…?” “Ehm…Nessuno.” “Bene.” Eravamo in 2.

 

L’Ale ci accoglie come fossimo dei reduci, anche se più che reduci saremmo degli scappati. Solito giaccone di mia cugina, e stile rigorosamente out e rock allo stesso tempo. Ci vengono presentate le ex compagne di classe dell’Alessia, su sette vi prego trovatemene una da 6. Ti prego. Ti supplico. Ti scongiuro. E allora vaffanculo. Per la verità ce ne sono un paio molto carine, ma una ha con sé il fidanzato e l’altra fa giurisprudenza come Nick. Aggiungi che a tavola siamo io, lui a destra e la Susanna a sinistra, l’Ale davanti e Genoa-Juve a Nord-Est. E le altre ragazze, ovviamente troppo a Est. Anche sto giro ci rinuncio. Alla prossima festa. Già. Firmiamo i regali con la Laura, la coetanea cugina dell’Ale e specialista sugli articoli da comprare, anche perché il livello massimo da lei raggiunto è la 3° media e adesso lavora come cassiera alla Coop. L’Ale è andata per il ventello ragazzi, e tanto per cambiare mi fermerei qui. Scusate la mancanza di originalità, ma anche la mia verace ironia sta andando di questi tempi un po’ per i cazzi suoi. Tra l’altro, come già anticipato, l’utilizzo dell’ultimo sostantivo è tutt’altro che casuale.

Difatti, poco dopo arriva il momento dei regali. Chiamali regali. Il primo, un sapone di colore rosaceo e di forma alquanto esplicita. Il secondo, un ciuccio anch’esso di tinta epidermica e con un chiaro riferimento ad una parte dell’epidermide stessa. Potete facilmente immaginare la faccia della festeggiata, anche se magari le mie foto vi potrebbero dare qualcosa di più di un’idea. All’idea stessa, aggiungete della biancheria intima composta da gommose caramelle, ed un pigiama con “tanti piccoli porcellin” (cit.). Se volete sapere cosa ne penso, beh… obiettivamente, siamo degli stronzi. Perché le avevamo promesso come regalo di compleanno un ragazzo, sarebbe anche ora e se lo meriterebbe anche; ma mi accorgo bene che il concetto di “meritare un ragazzo” è quantomeno ondivago. E per questo stesso motivo, mi ritengo e tengo fuori dalla lista degli imputati. Non solo l’obbiettivo non è stato raggiunto, ma in questo caso ci abbiamo anche riso sopra. E non poco, specie i trentenni presenti, che poi quando sentono le parole “Festa + Ruvido” tendono improvvisamente a ringiovanire. E lo stronzo principale, quello che ha organizzato tutto, non è quotabile, perché se no manderebbe in fallimento i Matchpoint.

 

Aska. Parentesi. 3 Tavoli più a destra si era collocata tale Sara, con la quale pare abbia avuto un rapporto orale. Neanche brutta, i miei complimenti. Questo però, non vuol dire che devi biascicare alla tua attuale ragazza qualcosa del tipo “la vedi? Mi sono fatto quella lì.” Non cito testualmente, perché c’era la birra che mi offuscava corpo e spirito. Ma l’ha detto. Giuro. E lei sorrideva. E poi mi vengono a dire che devi avere della sensibilità con le ragazze. Ci sono dei momenti che vorrei conoscere Pino solo per diventare un suo discepolo. Paso, quando a fine stagione ti offro i cicchetti per i play-off dei Jazz, oltre al buon Andre vedi bene di portare anche lui.

 

Pochi istanti dopo, Nick mi fa notare che uno di 212 cm con il cappotto Virtus si stava sedendo ad un tavolo. Con lui un altro, formalmente definito “coloured”. Gugliotta e Crosariol. Non saranno Travis “Simply the Best” e “MondoMarcio Di Bella” (cit. da Chicco), però sono sempre il nostro miglior difensore e un (alla fine) simpatico e grosso maraglio veneto. “Cia bell, tuttobbene?” La foto è d’obbligo, anche perché bisogna che il moroso della Susanna si renda utile in qualche modo. Sperando che crepi l’Armani Jeans, come effettivamente poi sarebbe successo. Per quella sera avevo conosciuto anche troppa gente per i miei standard, persino uno della Vecchia Guardia della Grande Curva Andrea Costa, che sarebbe andato poi il giorno dopo a Verona a veder vincere i Rossoblù e che mi voleva convincere a venire con loro. Come si suol dire, si vede che era una serata “di quelle”. Che non ti scordi facilmente. Ma il mio rifiuto finale corrisponde invece a un ennesimo atto di masochismo, che nel mio caso intercorrono con fin troppa frequenza. Finisce che si instaura un dialogo piuttosto solido con l’incinta sorella dell’Alessia, il che fa culminare la fase grottesca della serata. Anche se poco dopo la stessa Ale avrà la pessima idea di sfornare il ciuccio fallico regalatole come ciondolo da portare al collo. Neanche la caverna di Platone della Caligiuri era così grottesca; ripensando a noi che la dovevamo citare, intendiamoci. La torta finale cheta un po’ gli animi, anche se a parte un paio di persone non erano poi così surriscaldati, parliamo per una decina di minuti io, Nick e la giurisprudente in una scena che ogni buon sorcino avrebbe commentato “Il triangolo NO!” Per la cronaca, il conto totale era 289 sacchi. Ah ma… ...ognuno alle feste di Compleanno paga per sé…? Beh… ...buono a sapersi!!

 

Dopo la pizzata, la serata proponeva il Ruvido, Disco/locale/capannone (barrate la prima o la seconda se non ve ne intendete, l’ultima se siete felsinei) situato sempre in zona Nord. Il concetto è: sono stanco morto, non entro a meno che non mi paghiate. Appunto. Tuttavia l’Ale proprio non voleva sbarazzarsi di noi 2, e dopo che abilmente avevamo lasciato i 2 piccioncini a Castello Nick si propone di accompagnarla fino al luogo prescelto, in una traversata che, tranne che per noi, avrebbe fatto intravedere la morte in faccia un po’ a tutti. 140 all’ora in un’Alfa prossima alla rottamazione, per 10 km sbandando volutamente ad ogni rotonda, un po’ come le evoluzioni di Chicco sulla Bazzanese del dopo-Derby. Io ero tranquillissimo, purtroppo o per fortuna oramai questa per me è robetta. Senza contare che un eventuale vigile, tanto per restare in tema-serata, non sarebbe certamente venuto a rompere il cazzo a me. La musica invece non si riusciva a sentire, perché l’Alessia strillava come neanche un araldo del ‘300. Bene o male comunque l’accompagniamo sana, salva e con qualche kg in meno, salutiamo tutti gli altri e ce ne andiamo con uno sguardo reciproco come a dire “convinti sì e no.”

Non era finita. Avevamo ancora un bel pezzo d’asfalto da correre, citando un brano del Liga. “Carlo, ti piace il rock?” “Ovvio.” “Ho qui A Kind of Magic dei Queen.” Ragazzo, non farti pregare.

 

 

 

 

There's no time for us,
There's no place for us,
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us

Who wants to live forever,
Who wants to live forever?
There's no chance for us,
It's all decided for us,
This world has only one sweet moment set aside for us

Who wants to live forever,
Who dares to love forever,
Who dare who dare,
Who wants to live forever,
When love must die

So touch my tears with your lips,
Touch my world with your fingertips,
And we can have forever,
And we can have forever,
Forever is our today,
Who wants to live forever,
Who wants to live forever,
Forever is our today,
Who waits forever anyway?

 

 

Vi butto lì questa, perché forse per me ha più significato di altre. Ma sarà difficile scordare pure una “One Vision” da rottura di corde vocali e la sigla di Highlander, a finestrini abbassati sui viali e con le portiere semi-aperte. Bene o male si torna a casa, verso l’una di notte. Eravamo proprio sfattissimi. Verona – Bologna 0-1 , Virtus - Milano 83-73, Cantù - Fortitudo 93-90 saranno i momenti più salienti da qui in poi del mio week-end. Sto invecchiando, direte voi. C’avete anche ragione. Sempre meglio però, che svegliarsi alle 5 del mattino per andare a Roma, per poi dormire con Aska il sabato sera. Nick, stammi bene. Nick, mi raccomando. … Nick…?? …Se l’ha fatto, è fuori di testa. SI’.

 

Concludo in maniera un po’ diversa quest’ultimo post… “mi va di ringraziare”, come direbbe sempre quello di Correggio, e mi secca un po’ farlo, però questa qua è per te.

So che in qualche modo leggerà questo post, quindi in questo caso ci terrei molto, a spendere due belle parole per Aska. Nonostante tutte le cose si possano dire su di lui. Falling into Infinity. Non vengo da un periodo facile, per una serie di motivi, come molti di voi sanno già da qualche tempo: spesso ho avuto bisogno di starmene da solo per i fatti miei, isolandomi da tutto e da tutti pur sapendo che come scelta è perlomeno un minimo azzardata, ma altre volte mi sono reso conto che invece quello di cui avevo necessità era di stare con della gente, e magari conoscerne di nuova, cosa che forse sto scoprendo solo da qualche tempo, ma che invece mi sono accorto che è fondamentale e che mi piace moltissimo. Per questo, credo che l’oramai ex D’Annunzio meriti decisamente una menzione: perché l’Alessia, Nico & Nick, la Lona, Matte e in fondo anche la Laura sono persone con le quali si sta decisamente bene.

Dovevo far venire l’1 anche stasera… tanto so già che non prenderò sonno fino alle 2. Sempre per quella questione dell’Università, e della “vecchiaia incombente.” Ma se penso che c’è gente che non può fare mezzanotte neanche d’Estate beh… devo dire che è qualcosa che mi fa sorridere. Stavolta mi fermo ufficialmente qui. Ah no, giusto. Voto alla serata 7, perché mi sono divertito, ma ho sbagliato completamente l'atteggiamento. Voto a Nick 8, perchè come direbbe il buon Lea io e lui "ci siamo spataccati la faccia." Voto ai Queen 9.5, perchè quando Freddie e Brian ruggiscono assieme con strumenti diversi davvero, non ce n'è per nessuno. Voto ad Aska e alla Susy 10, perchè stanno benissimo assieme, ma perchè è anche quello che ti fa dire che davvero, c'è speranza per tutti.

Tenete botta, sempre. Anche quando va tutto storto. Anche quando nessuno vi cerca. Experience. Qualche certezza, qualche base da cui ripartire ce l'avrete sempre. Ad esempio, non c'è niente più ripugnante della fresca birra e dei fragranti popcorn del PalaMalaguti. Buonanotte.