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20 novembre Polemica is backLascio la revisione del Libro per una sera, peraltro giunta (finalmente?) al suo punto più critico, per poter parlare di qualcosa di serio, e che coinvolge tutti.
Tutti. Sissignori, perchè dentro l'età del precariato ci siamo, e ci siete, Tutti voi.
Non vi chiedo ovviamente di sentirvi già in colpa, scusate se l'intro è stata un po' brusca. Ma l'argomento che mi tiene in piedi stanotte, assieme al dannatissimo caffè del dopocena, credo che meriti qualche commento dal fancazzista (Grazie!) che leggerà questa brodaglia di post.
Stamattina ho incontrato un mio vecchissimo amico, Leandro, vicino alla stazione: trattasi, tanto per intenderci, di uno dei miei primissimi compagni di Minibasket, quando si giocavano 2 tempi da 20', si tirava con 30'' a disposizione e, soprattutto, in un Derby c'era Rivers al posto di Cavaliero, e Rigaudeau al posto di Conroy. Mi ha fermato lui, chiaramente. "Ho avuto un periodo bruttissimo", ha detto. "Però adesso va benissimo, la mia vita è stupenda." Gli ho chiesto come mai questo cambiamento, allora, facendogli capire che ero contento per lui. "Ah, guarda... per prima cosa, ho trovato la ragazza." E va benissimo. A quel punto logicamente mi aspetto gli altri motivi, ma questo mi parte con una dissertazione lunga mezz'ora concernente questa Francesca, che dal racconto dovrebbe essere una via di mezzo fra la Venere del Botticelli, Iside e la Madonna. Ci salutiamo e se ne va, preso come l'aria. Okay.
Come cosa ci sta, voglio dire. Però non ci vedevamo da una decade, e magari potevo aprire bocca anch'io: forse non so più come si fa o, Comunque, Il... "problema" secondo me è questo. Spessissimo grazie a Msn mi capita di sentire della gente - teenagers o quasi che anche per questo reputo vicini a me - che giudica la vita stupenda e sublime se ha la ragazza (o il ragazzo), buia e triste se non ce l'ha.
Va bene, è inutile dire che non frequento l'élite. Molti di voi cliccheranno la croce là in alto perchè vedrete questo post come inutile, ma se lo farete vorrà dire che almeno un minimo mi darete ragione. Critico apertamente questo modo di fare; per amore ci abbiamo dato e ci siamo schiantati tutti, addosso a dei pali. Me compreso. Ma NON ESISTE che, nel 2007, un/a 13/20enne debba pensare che ci sia solo questo nella vita. Ti suicidi in diretta tv se va male, così almeno puoi dire di essere rimasto te stesso, fino alla fine. A te va il mio applauso, una bara comoda e uno sputo sullo schermo.
La questione andrebbe ampliata. Per un'amica si farebbe di tutto, non credete? Un libro da consegnare il prima possibile, sopportare dolcemente alcuni disagi, o anche un viaggio controvoglia fuori da questo ...paese, portafogli per il centro città sempre pieni. Tutto questo ti verrà sicuramente dato indietro, ma a interessi zero. Per un amico..?
Boh... magari mi andava di fare della polemica, però penso che ci sia del vero in tutto questo. Se conosceste persone in precarie condizioni finanziarie o di salute, non credete meriterebbero più di 5 minuti del vostro tempo? Venire segati per 2 volte alle superiori non vi spinge dentro, a provare a fare meno merda?
Fate come vi pare. "La vita è bella. Non Giocatevella." (cit.) 2 novembre PROGGA DAYFra una correzione, un parziale e un altro, riemergo dalle acque (piovose) di Bologna qualche mese dopo il mio ultimo post. Convengo che ve ne freghi poco e/o niente, però sempre di concerto qui si parla: e l’inossidabile quanto –troppo, a mio avviso- romantico “Lionello” Richie lascia spazio alle melodie e alle percussioni di due gruppi che hanno spaccato, e non poco, timpani e batterie. Giovedì 25 Ottobre 2007, al Paladozza arrivano Symphony X e Dream Theater. Ci sarebbe anche un Halloween da raccontare, ma quello lo lascio alle sapienti doti di Gabbo: il concerto mi permette invece di porre l’accento su un’altra questione.
Grazie a Dio (o chi per lui) quest’estate ho conosciuto il buon Bertoz: immagino lo conosciate più o meno bene tutti, per gli altri sappiate che è apparso in una marea delle ultime foto. L’idea del concerto è partita da lui, l’ha usata anche per passare assieme a me e ai suoi amici una simpatica serata. Dalla quale, a parte tutto, sono anche usciti bene. Sarà perché è sopra i 20, quindi magari avrà qualche vantaggio che non conosco, però lui, “in terra nemica” (cit.), ci è venuto. Lui, Fraga, Nicholas e il buon Turro (buon perché, almeno, a me non ha fatto niente…) “Panarea”. Degli altri, beh… dopo un anno e mezzo, immagino che degli altri non gliene freghi niente. Ne tolgo un paio dalla lista, quel paio che sento spesso e a cui comunque dico grazie. Gli altri invece hanno i genitori, hanno i compiti, devono studiare per prendere 60 o 100, e in 365 giorni non hanno un attimo di tempo. Grazie?
Lasciamo stare. Occupiamoci, piuttosto, di prendere quei quattro scappati nei pressi del PalaDozza, mentre il buon Mazzo da Faenza mi anticipa alle 19. 07 che il concerto comincerà effettivamente alle 20. “Partiamo alle 18, tanto arriviamo in tempo.” Figurati se dei cervesi 1) si fidano di un bolognese; 2) arrivano in tempo in due ore. C’hanno il Jet lag. Ad ogni modo, passo una mezz’oretta fuori dal “teatro degli eventi” (cit.), aspettandoli senza però ricevere in cambio nessuna risposta. Che fare? Dopo 4 chiamate a spese di mio fratello, alle 20.03 abbandono tutto per la voce marcata di Russell Allen. I Symphony X ripropongono i pezzi più riusciti dall’ultimo album, “Paradise Lost”: la title-track e “The Serpent’s Kiss”, oltre ad alcuni vecchi successi come la più celebre “Out of the Ashes”. Russell, il cantante, è sicuramente uno dei migliori di tutto il panorama metal, e mi ha impressionato molto anche la velocità di esecuzione di Michael Romeo, il chitarrista della band, considerando come si tratti comunque di un live. Dopo un’ora finisce la prima parte del “Progga Day”, Bertozzi & Co. arriveranno imprecando cinque minuti più tardi. “Già finito?” “Cos’hanno suonato?” “C’è della Birra qua in giro?” E non rompetemi i coglioni, perché ve l’avevo detto.
Ripresa. Gli amici del Bertoz gradirebbero fare un giro di sopra, fra cui anche l’uomo Container di cui, per decenza, vi risparmio la storia. Rimaniamo io e il Riccio al piano parquet per ascoltarci i Dream Theater, vero piatto forte del “Progga Day” (o PD). In mezzo a una marea di gente. Davanti, Mike Portnoy con occhiali da vista (“Il Batteraio matto”, cit. Pino), assieme al “cinese” e a “quello del pizzo”, Jordan Rudess. A destra John Petrucci, al centro del palco un James LaBrie con un paio di baffetti arroganti, segno che comunque gli anni stiano veramente passando per tutti. Meglio così, da un mio punto di vista. I DT riprendono al 90% canzoni dagli album più recenti: in particolare l’ultimo, “Systhematic Chaos”. Dire che non mi ha fatto impazzire è un eufemismo. Tecnica inappuntabile, così come il coinvolgimento della folla all’interno del palazzo. Il problema, affiorato già da qualche annetto, è che (a mio parere, ovviamente), negli ultimi tempi si siano appesantiti un casino, e così facendo siano diventati un bel po’ ripetitivi nei loro pezzi. Personalmente, credo che le parti migliore del loro repertorio siano sempre state le cover e le ballate (“Space-Dye Vest”, “The Spirit Carries On” o anche una semplice “Goodnight Kiss” per citarne tre.). A prescindere da questo, la mia canzone preferita e, forse, quella più famosa (“Learning to live”, peraltro riproposta solo in parte) possiede, al suo interno, la vera anima del progressive. “Costant Motion” o “The Dark Eternal Night”, sono brani che al limite mi potranno piacere fra qualche anno, ma che sono troppo basati sul metal e troppo a memoria, considerando gli assoli, sul prog. Detto questo passano due ore, nelle quali s’ode anche una salutare quanto infinita “Take the Time”.
Just let me catch my breath...
All’uscita di un concerto comunque da 7, ritroviamo gli altri fuori dai cancelli seduti, a guardare il cielo piovere a dirotto. In piccionaia c’era posto, fanno sapere, ma non c’era problema. Il problema sarebbe stato riuscire ad arrivare alla macchina, visto che ci siamo fatti 2km a piedi e, da lì a poco, ci sarebbe stata solo una cazzo di Birra Flambé. Il resto, più o meno, è marginale. Un’ora con Samba a fare il Gps umano per le strade di Bologna, il Gps umano va in tilt e facciamo arrivare l’1.30, prima di riuscire a trovare il classico Black Fire. Bertoz non sa dove cazzo siamo, Bertoz si impezza la “Mitica Vale”, Bertoz degusta e gode la Birrà Flambé. Non mi ringraziare dai, non è merito mio. Maz fuori come un palo si addormenta suonando la batteria, Morris dialoga con la Chiara e Samba che non ne può più di Bologna. Lui dopo 6 ore scarse. Io ho 19 anni.
Si chiude con Bertoz entusiasta, in viaggio verso casa. Dice che ritornerà un giorno di sicuro, con la gente che lo vorrà seguire. Perché “è una gran figata quel posto, davvero. E poi andiamo, a mangiare al kg e bere al litro. Grazie di tutto”.
Bella Idea. Ma vi fa tanto schifo? |
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