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19 novembre

November rain...

Gente, questo è un periodo di merda. Ho sempre pensato che uno dei momenti migliori per trovare l'ispirazione per scrivere su un Blog fosse il post-sabato sera, quando si ha la mente libera e c'è l'alcool che, con qualche svolazzo in più, ci mette il resto. Invece in questi giorni la mia mente è occupata, troppo... i motivi sono tanti, e le certezze (poche) da cui sapere di poter ripartire, che si erano nel tempo faticosamente costruite, adesso tendono malinconicamente ad evaporare. 
Il rimedio è semplice, perlomeno nel mio caso. Certe volte, bisognerebbe prendere fiducia. Ma la fiducia, anche se nelle piccole cose, da prendere è difficilissima.
Ti puoi allenare 5 volte a settimana, ma non significa vincere una partita. Puoi avere davanti la persona migliore di questo mondo, farle un discorso bellissimo, per poi constatare che forse non è ancora in grado di capirlo fino in fondo. Puoi cercare di sembrare migliore, lavorando più del dovuto per della gente o facendole dei favori (non dovuti), quando invece ti rendi conto che le piccole cose, come ad esempio un complimento oppure una telefonata inaspettata, veramente sono le uniche che ti possono allungare la vita. Un esempio come un altro, d'accordo. Perchè sarà anche doveroso lavorare, studiare, andare a lezione "sportivamente", ma se non c'è qualcuno attorno che ti cerca, con cui anche solo scambiare 2 chiacchiere, giusto per sentire "come stai, novità etc."...  io credo che non ce la farei.
 
Mi sento in dovere di ringraziare tutti quelli con cui ho parlato e che ho sentito in questo periodo, che mi hanno fatto sentire bene o che comunque sono riusciti a farmi riflettere. Anche perchè di questi tempi penso di avere capito di chi dovermi fidare veramente: le persone in questione sono pochissime ma almeno ce ne sono, e credo di potermi sentire fortunato almeno per questo. Altre persone su cui riponevo molta fiducia mi hanno smentito, se non altro perchè parlando con loro di cose serie non riuscivano a tirare fuori altro che discorsi banali o qualche battuta che, per il momento, c'entrava poco o niente. Ma purtroppo questo fa parte del modo di essere.
Certamente, avere dei problemi in comune può essere un modo per prendere coraggio, oppure per trovare assieme delle soluzioni. Però, citando un famoso discorso, oramai si è chiuso un ciclo, e per forza adesso io ne devo aprire un altro. Il che è impraticabile, specie per uno che non sa assolutamente organizzare il proprio tempo. Come se non bastasse, magari a fine anno mi renderò conto che Lingue per me sarà stata una scelta assurda, la Promozione un capitolo della mia carriera ("...ma dai!" cit.) che non avrei mai dovuto aprire, come dice Gabbo ci metterò magari di più delle 22 guide di Ottani per prendere la patente (aoh... "fa il Marijuana"...) e le mie condizioni fisiche, comunque già pietose anche alla luce di stasera, non miglioreranno di certo.
Alcune cose positive comunque ci sono... sto provando a comporre un pezzo con la mia chitarra folk, se non altro per passare il tempo, sto instaurando dei buoni rapporti con alcune persone conosciute da poco, fra cui cito il mio play/collega/oratore Jack Fiacchi, e poi c'è sempre il Rock'n'Roll. Quello non tramonta mai. Neanche a Novembre. Sotto la pioggia di Novembre.
 
 
 
When I look into your eyes
I can see a love restrained
But darlin' when I hold you
Don't you know I feel the same
'Cause nothin' lasts forever
And we both know hearts can change
And it's hard to hold a candle
In the cold November rain
We've been through this such a long long time
Just tryin' to kill the pain
But lovers always come and lovers always go
An no one's really sure who's lettin' go today
Walking away
If we could take the time to lay it on the line
I could rest my head
Just knowin' that you were mine
All mine
So if you want to love me
then darlin' don't refrain
Or I'll just end up walkin'
In the cold November rain

Do you need some time...on your own
Do you need some time...all alone
Everybody needs some time...on their own
Don't you know you need some time...all alone
I know it's hard to keep an open heart
When even friends seem out to harm you
But if you could heal a broken heart
Wouldn't time be out to charm you

Sometimes I need some time...on my
own Sometimes I need some time...all alone
Everybody needs some time...on their own
Don't you know you need some time...all alone

And when your fears subside
And shadows still remain, ohhh yeahhh
I know that you can love me
When there's no one left to blame
So never mind the darkness
We still can find a way
'Cause nothin' lasts forever
Even cold November rain


Don't ya think that you need somebody
Don't ya think that you need someone
Everybody needs somebody
You're not the only one
You're not the only one


 
Triste, realista, quanto basta per scrivere un post. Anche se corto. Sputando il rospo, siamo riusciti ancora a perdere in serata ad Altedo, prendendo un parziale di 15 punti nel finale e giocando in maniera oscena. Per quanto mi riguarda, sono stato vietato ai cestisti minori di anni 14. Parlando anche del resto, ho passato una settimana di ferie per gli esami pregressi dell'università che comunque non mi ha giovato moltissimo, e sono giunto alla conclusione che, per certe persone, l'amore non esiste. Mi sono messo il cuore in pace, e l'hanno già fatto coloro che come me la pensano così. Anche se, effettivamente, "Nothin' lasts forever". E, purtroppo, neanche i Guns'n'Roses.
I just hope you have the time of your life.
Goodnight. Carlitos
9 novembre

Weekend di (poca) Ordinaria Follia... 2) Domenica 29/10

Passiamo pure alla 2° parte, leggi: Domenica, dopo aver fatto i dovuti ringraziamenti alla famiglia Leali. Oramai erano le 2 di notte, ma ero più che mai indeciso se addormentarmi subito per essere poi più “fresco” la mattina, o se invece restare sveglio per non correre il rischio di perdere il treno. “Carlo, non cosare il letto che poi ci deve venire la Giulia.” Jawohl. Dopo la mia seratina, questa frase mi fece propendere seriamente per la prima opzione. Come direbbe il leggendario Ricky Vattuone, “Ad Maiora.” In un’altra religione, Amen.

Grazie anche alla sega dell’ora legale (però effettivamente un minimo utile), siamo in piedi alle 6.30, nonostante pure la sveglia fosse beatamente andata a puttane. Se a Cervia non c’è un cane sabato mattina, figuratevi domenica in stazione alle 7: come se non bastasse, Ricky continuava a recitarmi imperterrito le fermate del treno mentre lo aiutavo per il compito d’Inglese del giorno dopo, e non esattamente solo in senso spirituale. “Non sei tu quello che fa lingue?” “Sì, ma sono le 7.30 della Domenica.” Deep Purple e colazione offerta dallo stesso provavano a tirarmi su, con risultati altalenanti. Il Derby incombeva, e non ero ufficialmente in clima partita. Per questo, mi sembrò opportuno chiamare Chicco, il mio Vicino di casa/Compagno a Palazzo/Autista (barrare la 2°, solo per la Fede), nei pressi di Ozzano. “Chicco, sei carico?!” “A tronchi uomo! Te come sei messo?” “Sapessi… ti racconterò.” Dopo un quarto d’ora io e Rick ci congediamo in modo amicale mandandoci a ‘fanculo sportivamente (lui è dell’altra sponda), arrivo a casa e alle 9.15 siamo già pronti a salpare alla volta del PalaMalaguti, con la maglia di Rigaudeau che mi aveva fatto da pigiama venerdì notte.”Vez, sei in tiro!” “Sì, di schioppo.” Andiamo, che è meglio.

Casalecchio è ancora assonnata, del resto non si può pretendere che il paesaggio cambi molto per un centinaio di km. O forse sì. Poco oltre le 9 e mezza, e reduce da un viaggio che credo non abbia mai fatto nessuno e che personalmente non farò mai più in vita mia, Chicco ha la pietosa idea di offrirmi una seconda colazione al Carrefour. L’aggettivo non poteva essere più consono, viste le mie condizioni fisiche e una presenza ingombrante di gente con felpe con su scritto “1970”. Con la maglia di Rigaudeau (uno che ha vinto alla Virtus il Grande Slam e probabilmente il più forte giocatore BIANCO della storia della Francia, tanto per intenderci), riusciamo infatti con mestiere ad imbatterci nei Fortitudini presenti, che nel frattempo avevano svaligiato alcuni negozi per un totale di una dozzina di casse di Beck’s. Non contenti, decidono di romperci i coglioni anche all’entrata del Palazzo, ricavandone però solo insulti e, nel migliore dei casi, qualche accenno di rissa. Stavo ufficialmente entrando in clima partita, avevamo tutto l’occorrente e soprattutto lo stesso Chicco stava pienamente approvando la bontà della mia tesi (“Per me si cucca più a Palazzo che in Discoteca.” “Non hai tutti i torti, sai?”). Sorvoliamo, è meglio non parlare di donne per un pezzo. Gli sbirri ci controllano eventuali manganelli, credo che se mi avessero fatto il test etilico mi avrebbero schiaffato alla Dozza immantinente. Per le birre gratis c’è da aspettare ancora un po’, tanto non ce n’era un bisogno impellente… Avevo delle sensazioni strane in testa, di quelle che non mi capitano spesso. Sarà l’effetto Derby, ma dopo quel viaggio il palazzo semivuoto delle 10 di mattina mi aveva fatto tornare come a casa. In fondo, ero a casa. Perché, specie quando le cose vanno male, mi accorgo che questa è la mia vita. E non la cambierei. Mai.

 

Le facce note si sprecano, fra Alan che continuava a gufare perché secondo lui porta bene (poveretto…), Leo che mi chiede pronostici (“i pronostici li sbaglia solo chi li fa”, cit.) e altri, mentre non vedo il buon Luppi, esiliato in curva Baffo con i guasconi della Ghepard. Cala il Sipario in curva con la doppia birra (neanche qui, non necessariamente una Salvador) cinque minuti prima della partita, a mezzogiorno spaccato la palla a due. Quelli di Sky hanno come imperativo essere puntuali, a quanto pare. Sarà difficile che invece, pur gratis, io beva quell’urina a mezzodì anche vs Treviso. “Sei carico?” “No, fa schifo.” Partiti. Partita.

L’inizio è tragico. Pronti via 2-7, Lang fuori per paura di falli stupidi e al suo posto come centro Riccardo Malagoli: ho l’onore di poter raccontare di averlo marcato non più di 7-8 mesi fa in un bellissimo (quanto sfortunato) match PonteVecchio-Virtus. Fece 5. Cinque. Io feci 6. Il basket non da’ più soddisfazione... no, io se ci ripenso vomito. Anche per quello.

Dall’altra parte, la Fortitudo può vantare di avere come playmaker un crucco, tale Steffen Hamann, idolo assoluto del mio migliore amico, il già citato (da qualche parte) Filippo “Fleps” Corsi. “Questo è un pazzo.” Pare che infatti il buon Steph avesse l’abitudine di portarsi appresso un paio di connazionali (femmine) niente male nella sala interviste nel dopo-gara, e che avesse tatuata la svastica sul collo prima che qualcuno la notasse e gliela facesse togliere. Leggende metropolitane dicono che, come punizione per le sconfitte, i 3 americani più l’ebreo (Bluthenthal) della Fortitudo si debbano sorbire prima di andare a letto un paio di capitoli del “Mein Kampf”, decantati dallo stesso Hamann. Sì, lo so che sono delle cazzate. Però è interessante, vedere quanto una persona può essere originale. Con lui da una parte, le 3 schiacciate sbagliate da un deficiente alto 212 cm. (Crosariol… “che giocatore” cit.) e le giocate di Travis Best e del buon Malagoli (i miei complimenti, qualche mese fa eri molto più tristo) dall’altra, si arriva all’intervallo sul 26 pari. Alan è già in astinenza da birra, Chicco tesissimo. Punteggio ignobile, per quanto li possano pagare. Qualcuno, a Waterloo, avrebbe commentato “Merde.” Ci tengo a precisare che, per fortuna, il mio amico non è di estrema destra, ma un bestemmiatore che vota Udc.

 

Si riprende, e dopo l’intervallo la gara è ancora più equilibrata: Virtus sempre avanti di 2-3 punti, e sempre raggiunta dalle iniziative del crucco, di “Formosa” Mancinelli (autore di una buona partita, c’è da ammettere), e dai liberi dell’ ex Texas James Thomas, autore di un’insospettabile 8/10 dalla lunetta. Il Formosa, per chi non lo sapesse, è un bar truzzo da lui frequentato in zona universitaria, il che rende molto bene l’idea sul personaggio. Di Bella, anima e core della V nera, continua a fare il bello e il cattivo tempo, mentre Crosariol finalmente ne schiaccia una dentro (con gesto seguente abbastanza discutibile) e Travis Best, chiaramente il miglior giocatore Virtussino e lusso incredibile visti i suoi 10 anni di Nba alle spalle, illumina la scena fornendo diversi sprazzi di classe. Uno dei motivi per cui Indiana, nelle Finali del 2000, se l’è giocata fino a gara 6 contro i Lakers di Kobe e Shaq, come giustamente Chicco afferma, anche se altrettanto chiaramente sotto la dipendenza di quella malefica birra. L’equilibrio continua fino alla fine, quando lo stesso Best, autore alla fine di 17 punti e 4 assist, infila la bomba del +4 (“vuoi che non la metta lui?” cit.), vanificando il 4° quarto commovente di Daniele Cavaliero (11p. e 3/4 da 3). Tutti a casa, col tabellone che recita 64-60. “Abbiamo vinto, dopo 4 anni abbiamo vinto!” Sabatini finalmente può dire di avercela fatta, e se non con i Ricchi e i Poveri (“che confusione… sarà perché tifiamo…”) quest’anno con “Anima mia.” Uomo di merda. Come il mio alito, perlomeno in quel momento. Ci ha riportato il Derby e la serie A, gliene siamo gratissimi. Ma non capisco perché debba rovinare tutto. Quittiamo il Palazzo, dopo gli ovvi cori anti-F, barcollando sulla Bazzanese. Pensavo che dopo sarebbe stato il mio turno, visto che avrei dovuto giocare contro la Pgs Welcome di Andre… quella che fu di Paso, di cui non sento squilli a differenza dell’anno scorso, dopo la fine della partita. Questa non me l’aspettavo. Mi sei caduto in basso…, per dire, allo stesso livello di Yunes. Ah già. Siete a quota 6. In qualche modo a casa… e adesso? “Carlitos, sono a pezzi, vado a pisciare.” Bella Chicco. Straziato nel fisico, ma con un gran cuore. È Questo, il Forever Boy che io conosco. Mettendo anche qualcosa di più consono di Anima mia nell’autoradio.

 

 

I've paid my dues
Time after time
I've done my sentence
But committed no crime
And bad mistakesh
I've made a few
I've had my share of sand
Kicked in my face
But I've come through
And I need to go on and on and on and on

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions of the world

I've taken my bows
And my curtain calls
You've brought me fame and fortune
And everything that goes with it
I thank you all
But it's been no bed of roses no pleasure cruise
I consider it a challenge before human race
And I ain't gonna lose
And I need to go on and on and on and on

We are the champions - my friends
And we'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions of the world

We are the champions - my friends
And We'll keep on fighting till the end
We are the champions
We are the champions
No time for losers
'Cause we are the champions...


 

 

La canzone è alquanto ovvia, e il mio weekend, dopo un brusco rallentamento, stava decisamente meritando un voto alto. Ma, per innaffiare il tutto con un gran vino, adesso ci serviva la vittoria “a noi della Promo” (cit.); la prima, eventuale, per me in una categoria Senior. Forse, troppo Senior. Decido questa volta di non addormentarmi per un paio d’ore, cosciente del fatto che non mi sarei mai e poi mai svegliato in tempo per la partita, alla quale riesco ad arrivare in ritardo lo stesso grazie all’impeccabile organizzazione dell’ATC. Sta fava. Arrivo circa 20-25 minuti prima dell’inizio, perdendo metà discorso del coach (comunque inutile), e durante il riscaldamento scorgo la figura di Paso assieme a Kikko (non l’ultrà, volendo anche, ma un altro) in un bel quadretto ex 5aT, ancora prima che ex giocatori. Sul campo siamo rimasti solo io e Andre, e le bombe contro zona di Pino, che ha trovato un altro discepolo della sua legge antifemminista. Il recap della partita lo lascio perdere, più o meno sanno tutti come è andata. Abbiamo vinto, anche se siamo una squadra di scappati, giocando come degli scappati. Le cause si possono trovare forse nella sconfitta del Derby (in Welcome il 90% scarso della gente tifa Fortitudo), da un nostro buon gioco di squadra e dall’urina rigenerante di mezzogiorno, che nel mio caso ha funzionato come una Redbull, tanto da meritarmi il premio di migliore in campo da coach e presidente. 10, come Andre dall’altra parte, più 7 rimbalzi (le statistiche sono di Donato…) e 4 falli subiti, per un 20ello abbondante di valutazione. 10, come le partite da vincere per poter pensare di salvarci, perché siamo veramente messi come degli emigranti coi gommoni bucati. 10, come il voto al mio weekend. Perché sarà una cazzata, ma queste 2 partite in fondo sono le piccole cose che ti fanno prendere fiducia, le basi per poi magari costruire qualcosa di più importante in un futuro. In un immediato futuro. Immediato…

 

 

 

9/11/2006. 00.30 del mattino, dopo un caffè. Scrivo davanti al PC queste, che si possono tranquillamente classificare come cazzate, per chi non conosce la storia. No, non ce la faccio.

La gente, in fondo, può dire quello che vuole. Però, troppe volte, ci sono dei giorni dove ti senti una grande persona, ogni cosa che fai va per il verso giusto, e magari riesci pure a trascinare qualcuno, dentro queste ondate di felicità. Altri giorni, invece, tutto ciò che costruisci di buono si dissolve, evapora… scegliete voi. Brucia, invece di dissolversi lentamente, forse meglio che dissolversi lentamente, come disse Cobain. Non lo so perché, e credo che nessuno abbia la soluzione. E credo che stracciare, in fondo, causi solo problemi allo stomaco.

Grazie, a tutti. Quelli che mi sono stati vicini in questo periodo, non troppi (anche per mia volontà), e non qui. Il che è il problema maggiore. Spero di avervi aiutato, come voi avete aiutato me. Lo ammetto candidamente, non ci siamo neanche vicini. Sarà meglio mettersi a lavorare, specialmente parlando di me stesso, che in un certo senso (e in quel senso) ho già dato. Alla fine, mi tocca dar peso alle parole di Bennato. Lasciando stare Pinocchio, c’aveva ragione.

 

 

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero.

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici,
come tre anni fa.

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più.

Sei testardo, questo è sicuro,
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e va incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.

 

 

Con tanta rabbia in corpo, domenica si rigioca. Pensiamo a quello, perché in fondo una valvola di sfogo come questa io la devo ancora trovare. Ecco perché il Basket è la mia vita. Perché mi faceva uscire di casa alle 17, quando dovevo studiare o i miei erano incazzati. Perché mi faceva, e mi fa ancora, tornare a casa con qualcuno con cui fare 2 chiacchiere. Perché è sempre bello, mangiare in pizzeria dopo le partite. Perché aiuta, psicologicamente.

E io spero di dimenticare. Presto.

Quel weekend, tanto per concludere, finì che già alle 20.45 mi trovai fra le braccia di Morfeo. La stessa fine che farò adesso. Goodnight. Specie a Nick, a Fabio (tanto per non copiargli le idee... :) ), a Buccio, a Marco e, in fondo, anche a Rick, anche se non ne ha bisogno. Sperando in tempi migliori. Ma se trovo quello delle birre a Palazzo, la prossima volta vomita sangue.

4 novembre

Weekend di (poca) Ordinaria Follia... 1) Venerdì e Sabato 27-28/10

Ci sono dei momenti, nella vita di un (presunto) giovane, dove veramente non succede mai nulla di saliente. Momenti in cui vorresti asportare la tua anima fuori dal tuo corpo, e trovare un metodo per cui poterle dare una scossa dopo un periodo passato a riflettere. E, proprio in quei momenti, gli amici di quella persona o non danno notizie di sé, oppure non notano in lui niente di strano: altri, invece, hanno avuto dei periodi simili, capiscono quello che la persona stessa sta provando e sanno perfettamente dove andare a parare, rendendo la frase “l’esperienza conta” molto più importante di una qualsiasi citazione da campetto. Così ho passato 2 mesi, Settembre e Ottobre, prima del weekend pazzo che mi ha risollevato quasi totalmente: per questo motivo, in questa breve introduzione vorrei fare un ringraziamento particolare a Fabio, ma soprattutto a Nicholas, perché mi ha dato una mano enorme mercoledì sera, cosciente del fatto che avrei passato una notte insonne. Chi vuole (e può) intendere, intenda: non vado oltre. Passiamo a raccontare el loco weekend, perché se adesso ripenso a giovedì mattina sarei capace di vomitare.

 

Dopo i già citati 2 mesi, che hanno avuto su di me l’influenza di un buco nero, finalmente il weekend del 28-29 Ottobre si preannunciava come qualcosa di spericolato. Il 28, infatti, sarei dovuto andare alla Festa del mitico Marco/Lea/La Canna di Dio (o il Dio delle Canne, insomma barrate questa e ho reso l’idea) a Cervia, per poi tornare il giorno dopo (Domenica) col treno delle 7.28 per riuscire ad assistere al Derby di Bologna, evento che raduna una città intera in un unico palazzo, e come se non bastasse il pomeriggio avrei dovuto giocare io, reduce da 2 ipotetiche (quanto probabili) ore di sonno e da altrettante birre prese a mezzogiorno. Grazie, Sky. Comunque. Visto che per me era la primissima volta in treno da solo, penso bene di informare Aska della questione, anche perché la festa di compleanno era organizzata da uno che conosceva e poi perché, Ka o non Ka, ma una macchina seria e non un anfibio, il mezzo/quarto di locomozione ce l’aveva lui. E questo, gli venne riferito 20 giorni prima. Il lunedì prima della partenza, invece, mi vedo costretto a non poter respingere le sue scuse, perché inavomibili: la Susanna o meglio, “la Susy” (cit.), reclama la sua presenza, e quando una rapa (o un arrapato) si mette con un carciofo, come sa bene l’agronomo, non c’è più niente da fare. Ma questo ci può anche stare. Il problema è quando lui, convinto sostenitore di AN ed entrato in politica con tanto di tesserino, rompe perché il sabato stesso c’è Milan-Inter, evento che lui, Milanista, non può proprio pensare di perdere. Poi viene da me a dire che non abbiamo più identità come Bolognesi, e che questa città è uno schifo. Può anche essere, ma si dovrebbe far presto a cambiare idea, dopo che fra Inter, Palermo e Istanbul i seguaci di Turroni ti hanno tirato 9 Kebab.

Vista la sua completa indisponibilità, mi sono ritirato a pensare se effettivamente era possibile fare un giro del genere: avevo molti dubbi, ma alla fine ho voluto propendere per il sì, più che altro per fare un favore, oltre che a Marco, a me stesso. Il timore maggiore era quello di perdere il treno la Domenica mattina, ma davanti ad alcune esigenze non potevo tirarmi indietro. “Prepara un letto domani sera!” Arrivo venerdì, non senza preavviso ma certamente senza coscienza: il treno ferma in posti di quantomeno dubbia origine (Varignana, Godo, Russi... sembra un bordello), leggendo Bukowski che, per certe cose, ti può tenere un minimo alta la tensione del viaggio. Arrivo ovviamente in ritardo, Fabio pure ma è più che lecito, un "Belllaaaaaaa!" zaffato mi fa tornare (ahimè) indietro di qualche mese e passiamo la serata con Marco, famiglia, lo stesso Fabio e Buccio. Breve sosta in un bar, entrando quando il Brescia ha segnato il rigore contro il Modena ("Canarini di merda!!" cit.), nel quale parliamo un po' dei (troppi) problemi nostri. Torniamo a casa poco dopo: Marco deve studiare 4 Pagine 4 (!!!!) fra Tasso e Machiavelli, (ecco uno dei pochi casi dove avrei usato il verbo Decuplicare), poi alla Mezzanotte gli consegno il regalo, degno veramente di nota. “Finché c’è Birra, c’è Speranza.” Sarebbe da filmato, Il Dio delle Canne veste Forever Boys Virtus 1979. Il reverendo Cleoff gli avrebbe fatto baffi e pizzo, quelli che Ascari non ha più. Ci vorrebbe una foto, per non poter dimenticare. Buonanotte, e amen.

 

La mattina dopo, Boris chiama per andare a fare un giro. Acconsento. Alle 10.30 dal Silver col Silver, il mio obbiettivo era riuscire a far pervenire una torta-gelato (va bon che non era caldissimo) come dono a casa Leali, ma Cervia d’inverno sembra uguale a una città del west dove è appena evaso un bandito: non un’anima viva, io e Kit Carson in sella a fare un giro e negozi chiusissimi, come se li avessero appena saccheggiati. Una sorta di Tucson, torno a casa facendo una figura di merda e dopo il pranzo (voto 9) finalmente riesco a rivedere tutti, Alessia compresa. A cui vanno tutti i miei complimenti, visto che si deve barcamenare fra Piano, Violino, Palestra e Piscina, mentre io faccio fatica a stare dietro al Basket. Altre voci non mi giungono nuove. “Nonno Carlo è tornato!” “Ehi Cira, anzi Paperini Alberto, non prendere troppe confidenze” “Compagno, è tornato nella sua Terra figlia!” “Sì, sono sbarcato in Normandia”. Passiamo 3 ore simpatiche, Bologna 5° in classifica, la Bici di Marco è un cesso mostruoso e parlo un po’ con Boris di Led Zeppelin, dopo che avevo avuto l’onore di entrare per la prima volta nell’ufficio di Fabio. Ma, come diceva Frank Sinatra, “The best is yet to come.” Cit., anche se a dire la verità non andò proprio così.

 

Quella sera, io e Marco aprimmo per primi l’hotel dove si sarebbe dovuta svolgere la Festa, di proprietà di suo padre. Per gli agenti di polizia Ravennati, sappiate che si chiama Tropical ed è a Zadina. Cerco di emulare un ben noto idolo locale con bandana, e purtroppo defunto, andando come un pazzo a 2 ruote per l’Adriatica: arrivati, noto subito un pacco di bottiglie di acqua, invitanti quanto basta per capire che Acquabomber era passato di lì. Apparecchiamo per il solito 20ello abbondante (di persone) con Pompa, le donne avrebbero poi cucinato in maniera ripugnante degli spaghetti scotti ed insapori. Poco dopo la distribuzione delle piadine, in maniera non molto biblica, diamo inizio allo show, per cui Santi sarà ufficialmente considerato l’Mvp della serata. “Se mi viene un rutto te lo faccio in faccia” “Sono qui.” “Hai sentito della lite fra la Gardini e Vladimir Luxuria? Se vuoi entrare nel bagno delle donne tagliati il pisello!” “Kebaaaab?” Devastante, assolutamente devastante. Voto 8. Mentre si prova a coinvolgere qualcuno per Liga o gli Zeppelin, Pompa decide di fare il guappetto andando a scovare i dolci prima del tempo, prendendosi video, calci, sputi e insulti. “Vieni qui Paul, ti devo dire una cosa in un occhio!” Manco non avesse il permesso di soggiorno. Boris sembra Nosferatu, Santi sembra instoppabile, le ragazze sono le ragazze (grazie a Lea... sì, Dio), Buon Compleanno Marco (!!!!)...  Un po’ troppa presenza di metal, ma c’era da attenderselo, mentre accolgo con gioia immensa e una reazione francamente evitabile il successo dell’Inter nel Derby. Dovete scusarmi... ma questo gesto, in fondo, ci stava tutto. Fa parte della mia psicologia, e credo che se tornassi indietro nel tempo lo rifarei. Se avete seguito, e intuiate perchè abbia fatto un qualcosa del genere beh... credo che vi ringrazierei molto. Ma da qui in poi, oggettivamente, avevo perso il controllo della serata… non sapevo da chi avrei dormito perché Ricky mi aveva chiesto di andare da lui, lo stesso Ricky ha passato gran tempo della serata con Buccio a parlare e a sfogarsi, non sapevo come arrivare a casa sua né se mi sarei svegliato in tempo la mattina dopo per prendere il treno… e poi, comunque un giorno è sempre troppo poco, per sistemare certi problemi. Anche se magari basta una mattina per rendersene conto. Del resto, alcune bellissime canzoni che stavano andando in quel momento credo che si sarebbero anche potute risparmiare. Segnatevi questa, GoodNight dei Dry Kill Logic. E se la sensibilità è una vostra dote, capirete di cosa sto parlando.

 

 

 

Now that I
Face the world with pain inside
Strange but I
Can't understand the reasons why.
Forever is
A word that I cannot describe
That Died the time we said goodnight.
It makes no difference, wrong or right
The time has come to say goodnight.
And how could I
Be so sure but be so wrong?
And how could I?
Have a will so weak with a mind so strong?
And Only I
Can tell the difference right or wrong.
It makes no difference, wrong or right
The time has come to say goodnight.
It makes no difference, wrong or right
I guess it's best we say goodnight.

 

 

 

Alla fine sono uno degli ultimi ad andarmene, grazie alla disponibilità immensa della famiglia Leali che mi mette a disposizione anche una macchina per andare da Ricky. Se sapessero che loro figlio faceva le 3 di notte con Turro a fare i video dei Simpson a casa mia, mi avrebbero chiuso la porta in faccia da venerdì sera. Ripenso a Buccio, al fatto che ci avrei voluto e dovuto parlare, ma non ero psicologicamente pronto per farlo. Me ne scuserà, comunque mi fa piacere che abbia un minimo chiarito la sua situazione. In qualche modo ci arrivo a casa Brini, con il padrone che continuava a rompere sulla puntualità: Ricky, non è colpa mia se la tua donna non può fare più di mezzanotte. Perché Cervia è come Tucson. E io sono Tex Willer. Cristo.

Saluto un po’ tutti, sarei poi ritornato giù qualche giorno dopo. Non pensavo, sinceramente, a questa ipotesi. Ma questa è un’altra storia, e devo ancora finire la prima parte. Voto alla festa 7.5, tanto per essere coerenti. Almeno con gli altri, visto che con me non lo sono mai stato. E la cosa peggiore, è che quando credo di esserlo ci pensa la mia anima a rompermi le scatole. Vorrei essere meno emotivo, per certe cose. Magari è un sentimento bellissimo, che porta una persona a fare certi discorsi così come a vivere intensamente la propria vita. Però, in alcuni casi, credo che l’emotività proprio non servirebbe. Me ne sono accorto la notte stessa, ma questa era già domenica. Vi rimando alla seconda parte, e scusatemi ancora...